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Il reality che ha mandato i suoi partecipanti in carcere per due mesi

La rete statunitense A&E sta mandando in onda la serie 60 Days In, in cui sette persone hanno trascorso due mesi come detenuti sotto copertura in un carcere dell'Indiana

Immagine di copertina

La rete televisiva statunitense A&E, specializzata in
reality e documentari, sta mandando in onda dal 10 marzo una serie
documentaristica intitolata 60 Days In,
in cui sette persone hanno trascorso i sessanta giorni del titolo come detenuti
in una prigione dell’Indiana.

I volontari – nessuno dei quali aveva precedenti penali –
sono stati rimborsati per i due mesi in cui non avrebbero potuto lavorare, e
poi inviati con accuse false e false identità presso la Clark County Jail di
Jeffersonville.

Nessuno tra gli altri cinquecento detenuti o tra gli agenti
di sorveglianza era al corrente del fatto che vi fossero degli “intrusi”, ma l’autorizzazione
è venuta dallo sceriffo della contea di Clark Jamey Noel, che ha dichiarato di
necessitare di uno sguardo onesto dall’esterno alla vita dentro la prigione
dell’area da lui governata.

“Questi volontari coraggiosi ci hanno aiutato a identificare
le criticità all’interno del nostro sistema, che agenti infiltrati non sarebbero
stati in grado di trovare perché privi dei loro occhi vergini rispetto all’ambiente
carcerario”.

Per esempio, alcuni dei detenuti sotto copertura lo hanno
informato della rigida gerarchia vigente in carcere, che riguarda perfino l’uso
del bagno: i nuovi arrivati erano infatti obbligati a offrire cibo o oggetti
acquistati allo spaccio della prigione per avere accesso ai servizi igienici.

I partecipanti hanno avuto modo di assistere a scene di
violenza gratuita impensabili in altri ambienti, come quando un detenuto ne ha
selvaggiamente picchiato un altro solo perché durante l’orario del pasto non
gli ha dato le patate fritte che il primo gli aveva chiesto.

“Quando si va in prigione per prima volta, gli altri
detenuti lo percepiscono, e approfittano automaticamente di te. Ho subìto
furti, e ho avuto problemi sulla possibilità di fare la doccia e dormire”.

Nel corso dei due mesi, i partecipanti hanno sperimentato
violenza e molestie sessuali da parte dei compagni di prigione, e hanno raccontato l’uso di droghe tra i detenuti, che per l’80 per cento sono in carcere proprio per
crimini connessi alla droga.

Addirittura, alcuni detenuti – non partecipanti al programma
– hanno confessato di essersi volutamente fatti arrestare perché le droghe
erano più economiche in carcere di quanto non lo fossero in strada.

Anche la figlia dell’ex campione di boxe Muhammad Ali ha
fatto da volontaria per la trasmissione, e alla fine dei suoi due mesi, ha
suggerito allo sceriffo Noel di migliorare i servizi del carcere proprio sotto l’aspetto delle droghe, il che ha portato alla creazione di un programma di Narcotici
Anonimi per i detenuti.

Questo però non è stato l’unico provvedimento preso dalle autorità
grazie al programma televisivo: diversi agenti di sorveglianza sono stati
licenziati in seguito a eventi raccontati dai partecipanti e una donna è
stata arrestata per aver cercato di introdurre droga nel carcere.

La rete A&E ha pagato 60mila dollari il carcere per
realizzare la serie, e lo sceriffo ha dichiarato al sito Business Insider che
il denaro sarà speso per una migliore formazione delle guardie, per un sistema
di telecamere aggiornato e per un body
scanner
.

La rete ha già confermato che lo show continuerà per una
seconda stagione. Qui un’anteprima della serie: