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Negli Stati Uniti gli psicologi lamentano una crescente ansia da Trump fra i loro pazienti
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Negli Stati Uniti gli psicologi lamentano una crescente ansia da Trump fra i loro pazienti

Diversi psicoterapeuti hanno riscontrato forti ansie rispetto all'idea che Donald Trump possa diventare il prossimo presidente statunitense

08 Mar. 2016

Negli Stati Uniti, dove oggi 8 marzo gli elettori repubblicani
sono chiamati alle urne per i caucus e le primarie negli stati di Idaho,
Mississippi, Hawaii e Michigan, è ormai sempre più reale la possibilità di una
candidatura del populista milionario Donald Trump da parte del partito.

Se però in molti
hanno finora dato il loro supporto attraverso il voto all’imprenditore
recentemente sceso in politica, diversi altri cittadini sono terrorizzati all’idea
che questi possa essere il candidato che diventerà il prossimo presidente degli
Stati Uniti.

“Terrorizzati” in questo caso non è un’esagerazione, se è
vero che – come riporta il Washington Post – diversi psicologi hanno riferito la presenza tra i loro pazienti di una nuova
tipologia di ansia legata proprio al timore che il candidato repubblicano possa
governare la nazione.

La psicologa Alison Howard, per esempio, ha segnalato che
nei giorni scorsi almeno due pazienti hanno citato Trump durante le loro sedute:
“Ha scosso le persone. Ci è stato insegnato
per tutta la vita a non dire cose cattive sugli altri, a non fare i bulli, a non
ostracizzare le persone in base al loro colore della pelle. Abbiamo questi
costumi sociali, lui li infrange tutti e nonostante questo ha successo! E la
gente si chiede come fa a farla franca”.

Non solo i democratici, però, manifestano ansia rispetto all’idea
di Trump alla Casa Bianca: Whitney Royston, un’attivista repubblicana di
Littleton, Colorado, ha dichiarato che il candidato “è un fenomeno da baraccone.
Non ha niente da dire. Tutto quello che fa è dire alle altre persone di tacere.
Se dovesse diventare presidente, temo che il mondo ci crollerebbe addosso”.

Già durante il cosiddetto Super Tuesday del primo marzo 2016, quando Trump ha registrato
vittorie nelle primarie di diversi stati, Google ha registrato un aumento del
350 per cento rispetto alla norma della frase “Come posso andare in
Canada?” tra le ricerche.

Judith Schweiger Levy, una psicologa newyorchese, ha riportato
i toni sconvolti con cui una donna d’affari di mezza età le ha riferito che sua
sorella sta sostenendo il miliardario: “Era così sconvolta e preoccupata all’idea
di avere una sorella – qualcuno di così vicino a lei – che non si farebbe
problemi a votarlo”.

Gli Stati Uniti non sono nuovi a candidati dai toni
estremisti: nel 1964 la campagna presidenziale del senatore repubblicano Barry
Goldwater fece temere ai cittadini una guerra nucleare in caso di sua vittoria,
ma l’ex vicepresidente Lyndon Johnson lo batté con grande distacco.

Dan Seely, che oggi ha 86 anni, vive in New Hampshire e all’epoca
era un elettore repubblicano, ma in quell’occasione votò per Johnson proprio perché
temeva Goldwater. Oggi diventato democratico, vede Trump come una minaccia
ancora più grande: “Vedo le sue bandierine nei loro prati e mi domando chi
sono queste persone che pensano che possa essere un leader adeguato per il
mondo libero”.

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