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La storia dell’uomo che in India ha creato gli assorbenti a basso costo

Oggi Arunachalam Muruganatham è un imprenditore affermato, ma la strada per realizzare il suo progetto non è stata sempre facile

Immagine di copertina

Oggi Arunachalam Muruganatham è un imprenditore affermato in India. Nel 2014 la rivista britannica Time l’ha inserito nella lista dei 100 uomini più influenti grazie alla sua invenzione, semplice ma necessaria laddove non è possibile accedere a beni di prima necessità, a causa della povertà.

Tutto iniziò nel 1998, quando l’uomo, figlio di poveri tessitori artigianali nel sud dell’India, un giorno scoprì la sua giovane moglie Shanthi intenta a nascondere dei panni intrisi di sangue, che impiegava durante il periodo mestruale. Come lui stesso ammise, quei panni non li avrebbe utilizzati nemmeno per pulire lo scooter. Quando domandò alla moglie il motivo per cui non si serviva di assorbenti normali, la donna rispose di non avere nemmeno i soldi per comprare il latte per la famiglia. 

L’uomo decise allora di produrre i suoi assorbenti da solo. Poteva essere un compito semplice vista la facilità nel reperire le materie prime. Muruga acquistò un rotolo di cotone idrofilo, lo tagliò a pezzi delle stesse dimensioni degli assorbenti venduti nei negozi, poi vi avvolse un altro sottile strato di cotone intorno. Una volta pronto, presentò il prototipo di assorbente alla moglie chiedendole di testarlo. 

Ma l’esito dell’esperimento non andò come l’uomo sperava. Il suo assorbente si rivelò inutile e la moglie continuò a usare vecchi stracci per fermare il flusso mestruale. Questo non fermò l’uomo dal riprovarci, ossessionato dal desiderio di fornire alla sua giovane sposa e ad altre donne la possibilità di usare degli assorbenti igienici testati. 

Attualmente sono circa 300 milioni le donne che in India non hanno accesso a prodotti sicuri per l’igiene nel periodo mestruale. Un sondaggio commissionato dal governo indiano, negli ultimi anni, ha rivelato che solo il 20 per cento delle donne indiane usa gli assorbenti. Nelle zone rurali, la percentuale è ancora più bassa, difatti nella maggior parte dei casi le donne si arrangiano con quello che hanno a disposizione, non solo vecchi stracci. Spesso utilizzano anche sabbia, segatura, foglie e persino cenere per tamponare i flussi mestruali. 

Inoltre, la maggior parte delle donne che fanno uso di stracci vecchi e spesso sporchi, provano un senso di imbarazzo nel lavarli e stenderli al sole. Ciò significa che la maggior parte dei panni non vengono disinfettati adeguatamente. Circa il 70 per cento di tutte le malattie riproduttive in India sono causate da scarsa igiene mestruale, il che porta anche a un alto tasso di mortalità materna. 

(Qui sotto Arunachalam Muruganatham posa con sua moglie Shanthi)


Intanto l’uomo si domandava cosa fosse andato storto e quale differenza sussisteva tra il suo prototipo di assorbente e quelli disponibili in negozio. Fu così che Muruga iniziò a sperimentare materiali diversi, ma i problemi non erano finiti. Ogni volta che realizzava un prototipo di assorbente doveva farlo testare alla moglie. Tuttavia, per avere un riscontro sicuro e attendibile, era costretto ad aspettare una volta ogni 28 giorni. 

Si convinse così a dover cercare dei volontari. Le sue sorelle si erano rifiutate di aiutarlo, pertanto dovette rivolgersi a un gruppo di studentesse di medicina di un’università non lontana dal suo villaggio. Le giovani studentesse provarono i suoi assorbenti, ma erano troppe timide per fornirgli un feedback dettagliato. 

Non soddisfatto, l’uomo decise di testare gli assorbenti su sé stesso. Costruì così un utero artificiale con una camera d’aria di gomma, lo riempì di sangue animale e lo fissò al suo fianco. Un tubo principale fuoriusciva dall’utero artificiale, e premendo la vescica si poteva simulare il flusso mestruale. 

(Qui sotto il video di Muruga che spiega come e perché ha dato vita al suo progetto)


L’esperimento su sé stesso lo mise a dura prova. Spesso i pantaloni erano macchiati di sangue e Muruga era solito lavarli in un pozzo pubblico. I suoi vicini ben presto lo notarono e iniziarono a pensare che l’uomo avesse qualche malattia sessuale, o semplicemente fosse affetto da problemi psichici. 

Ben presto venne soprannominato “l’uomo delle mestruazioni”. Stanca dei continui gossip, anche la moglie decise di abbandonare il tetto coniugale e di trasferirsi dalla madre. 

Ci vollero due anni di ricerca per il materiale giusto ottenuto dalla cellulosa degli alberi e quattro anni e mezzo per produrre gli assorbenti igienici a basso costo attraverso delle macchine. Ma Muruga non si arrese. Era consapevole di quanto stava facendo, e l’ossessione divenne ben presto una missione, ossia produrre assorbenti a basso costo per tutte le ragazze e le donne nel suo paese. 

“Il processo di produzione migliorato negli anni è molto semplice e prevede quattro semplici passaggi. In primo luogo, un macchinario simile a un macinino da cucina lavora la cellulosa rendendola malleabile e utilizzabile su materiale soffice. Il tutto viene avvolto in forme rettangolari da un’altra macchina”, ha raccontato l’uomo. Gli assorbenti vengono poi avvolti in tessuti non filati e disinfettati con un trattamento ultravioletto. L’intero processo ha la durata di un’ora. 

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In questo modo, i macchinari realizzati da Muruga per la produzione a basso costo di assorbenti igienici hanno creato nuovi posti di lavoro per le donne delle zone rurali dell’India. Ventisette stati fra i più poveri del paese, come Bihar, Madhya Pradesh, Rajasthan Bimaru e Uttar Pradesh si sono dotati dei distributori di assorbenti a basso costo. E tanti altri sono stati destinati all’esportazione verso i paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. 

In questo modo Muruga ha fatto concorrenza alle multinazionali, creando un macchinario dai costi più bassi, ha aiutato centinaia di donne a uscire dalla loro condizione di povertà e ha offerto loro la possibilità di migliorare le proprie condizioni igieniche. “E’ stato difficile anche solo affrontare  l’argomento in una società così conservatrice. Per parlare con le donne delle zone rurali, ho dovuto ottenere  il permesso del marito o del padre, e con molte di loro ho dovuto parlare solo attraverso una tenda”, ha raccontato l’uomo. 

Diverse aziende si sono offerte di acquistare la sua macchina, ma lui ha sempre rifiutato, preferendo invece venderle ai cosiddetti “self-help group” costituiti interamente da donne disposte a lanciare un loro micro business.