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Il coinvolgimento delle forze militari europee e statunitensi contro l’Isis in Libia

Jean-Yves Le Drian, il ministro della Difesa francese, non ha rilasciato commenti sulla presenza francese in Libia, ma ha annunciato che verrà aperta un’inchiesta

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Forze speciali francesi avrebbero condotto operazioni militari segrete contro il sedicente Stato islamico in Libia. I militari francesi, secondo l’inchiesta del quotidiano francese Le Monde, avrebbero partecipato alle azioni militari del governo di Tobruk, quello riconosciuto dalla comunità internazionale.

Il quotidiano cita fonti che sostengono che le unità speciali, insieme alla Direzione generale per la sicurezza, sarebbero rimaste in Libia per diversi mesi.

Jean-Yves Le Drian, il ministro della Difesa francese, non ha rilasciato commenti sulla presenza francese in Libia, ma ha annunciato che verrà aperta un’inchiesta per far luce sulla fuga di informazioni riservate.

All’inizio di questo mese, un portavoce del presidente francese, François Hollande, aveva detto che l’intervento francese in Libia sarebbe stato subordinato alla formazione del governo di transizione a Tripoli, mentre il ministro degli Esteri Laurent Fabius, aveva negato qualsiasi coinvolgimento militare francese in Libia.

Anche gli Stati Uniti sono coinvolti in operazioni del genere. Lo hanno confermato fonti interne al Pentagono secondo le quali le unità speciali statunitensi sono state dispiegate nel paese nel mese di gennaio. Il 19 febbraio 2016, 41 combattenti erano stati uccisi durante un attacco aereo statunitense contro un campo di addestramento del sedicente Stato islamico nei pressi della città libica di Sabratha, nel quartiere di Qasr Talil.

Si pensa che anche il Regno Unito vi sia coinvolto. Il sottosegretario di stato parlamentare agli affari esteri britannico, Tobias Ellwood, ha rifiutato di commentare operazioni delle forze speciali britanniche, ma ha detto che aerei della Royal Air Force stanno sorvolando il paese.

L’Italia intanto ha annunciato il 22 febbraio che avrebbe consentito ai droni militari americani di decollare da una propria base aerea in Sicilia, al fine di condurre operazioni militari contro l’Isis in Libia e nel resto del Nord Africa.

In un’intervista al quotidiano francese Le Journal du Dimanche di tre giorni fa, Federica Mogherini, l’Alto rappresentate per la politica estera dell’Unione europea, ha ribadito che gli stati europei prima di intervenire in Libia devono attendere fino alla formazione di un governo legittimo e fino a che non arriverà una formale richiesta di aiuto all’Unione europea, nessuno stato membro può intervenire contro lo Stato islamico. 

Secondo gli analisti, i miliziani dell’Isis arrivano in Libia dalla Tunisia e dall’Africa sub-sahariana, mescolandosi con le migliaia di migranti che attraversano il Sahara per imbarcarsi dai porti della Libia verso l’Europa. 

 “L’Isis sta creando un vero e proprio esercito jihadista africano. Gli arrivi in ​​massa dei jihadisti, sono impossibili da controllare per la semplice ragione che usano lo stesso percorso dei migranti”, ha detto l’esperto di terrorismo David Thomson. “Gli attacchi aerei possono ridurre l’avanzata, ma c’è bisogno di truppe di terra per fermarlo”. 

Le speranze di Washington che venga sconfitto il sedicente Stato islamico in Libia, sono tutte riposte nel fatto che il parlamento internazionalmente riconosciuto ponga fine alla sua guerra civile con il gruppo islamista Alba libica con sede a Tripoli, in modo che le forze militari del paese possano concentrarsi solo nella lotta ai terroristi.

Ma le prospettive di un accordo sono sempre più sbiadite visto che martedì scorso, il 23 febbraio, è stato rinviato di nuovo il voto di fiducia al governo di unità nazionale

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