Me
Le buone notizie del 2015 secondo Amnesty International
Condividi su:

Le buone notizie del 2015 secondo Amnesty International

Le comunità risarcite dalle multinazionali, l'abolizione della pena di morte e le libertà fondamentali: così l'ong racconta il mondo

31 Dic. 2015

Le comunità risarcite dalle multinazionali, il rilascio dei prigionieri di coscienza, i passi avanti verso l’abolizione della pena di morte: sono queste alcune delle buone notizie del 2015 scelte da Amnesty International per raccontare ciò che è accaduto nel mondo. 

Gennaio, Nigeria: Il 7 gennaio la compagnia petrolifera Shell ha annunciato di voler risarcire la comunità Ogoni, nel delta del fiume Niger, colpita nel 2008 da due fuoriuscite di petrolio. L’azione legale è stata promossa nel 2011 dalla comunità di Bodo nel Regno Unito e ha costretto la Shell a riconoscere un risarcimento pari a 55 milioni di sterline (circa 70 milioni di euro), di cui 35 ripartiti tra 15.600 persone e 20 destinati alla comunità di Bodo. 

Febbraio, El Salvador: Carmen Guadalupe Vasquez, una giovane donna che nel 2007, appena 18enne, era stata condannata a 30 anni di carcere, è stata scarcerata il 20 febbraio, dopo sette anni trascorsi in cella. Il suo bambino era nato morto, ma su di lei gravava il sospetto che il feto fosse stato invece abortito. Dal 1998, a seguito di alcune modifiche apportate al codice penale salvadoregno, l’aborto è vietato in ogni circostanza, anche quando la gravidanza è una conseguenza di uno stupro o di un incesto e persino quando la vita della madre è a rischio. Tra il 2000 e il 2011 almeno 129 donne salvadoregne sono state accusate di aver praticato l’aborto, di cui 29 sono state incarcerate. 

Marzo, Suriname: il 6 marzo l’Assemblea nazionale della Repubblica del Suriname, nell’America meridionale, ha approvato la legge che abolisce la pena capitale. L’ultima esecuzione aveva avuto luogo nel 1982. Il Suriname diventa così il paese numero 101 ad aver abolito definitivamente la pena di morte. 

Aprile, Iran: il 2 aprile Ghoncheh Ghavami, cittadina britannica ma con passaporto iraniano, condannata ad un anno di carcere con l’accusa di propaganda contro il sistema, è stata rilasciata su cauzione. La 25enne era stata arrestata il 20 giugno 2014 per aver voluto assistere a una partita di pallavolo maschile, contravvenendo così al divieto imposto dalla rigida morale islamico-sciita. La giovane era stata rinchiusa nel carcere di Evin a Teheran. La sua pena è stata poi commutata in una multa. 

Maggio, Irlanda: il 22 maggio l’Irlanda riconosce i matrimoni gay attraverso un referendum. E’ il primo paese al mondo in cui una simile decisione viene delegata al popolo. Nel paese di tradizione cattolica essere gay era considerato un crimine, almeno fino al 1993. Venerdì 22 maggio 2015, 3,2 milioni di cittadini irlandesi hanno dato il proprio parere sulla possibilità di modificare la Costituzione, riconoscendo così l’uguaglianza dei matrimoni a prescindere dall’orientamento sessuale. 

Giugno, Camerun: tra il 24 e il 30 giugno 84 minorenni arrestati alla fine del 2014 all’interno di una scuola coranica, sono stati rilasciati. Le autorità sospettavano che il gruppo di giovani venisse indottrinato dal gruppo terroristico sunnita Boko Haram. 

Luglio, Belize: Il 13 luglio l’ultimo uomo in attesa di esecuzione, Glenford Baptist, nel braccio della morte dal 2000 per omicidio, ha ottenuto la commutazione della condanna da parte della Corte suprema. L’uomo, 44 anni, aveva trascorso gli ultimi 14 anni della sua vita nella prigione centrale. Insieme ai suoi complici, Baptist era stato condannato a morte dieci anni fa dal giudice della Corte Suprema Wilfred Elrington, dopo essere stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di una donna. Dopo la commutazione della sua pena, il braccio della morte del paese si è così svuotato. 

Agosto, Siria: il 10 agosto le autorità siriane annunciano il rilascio di Mazen Darwish, il direttore del centro siriano per i media e la libertà di espressione e premiato attivista per i diritti umani, dopo tre anni di carcere. Accusato insieme ad altri colleghi di aver criticato il governo di Bashar al Assad, Darwish era stato arrestato a metà febbraio del 2012. 

Settembre, Etiopia: il 16 settembre, dopo 539 giorni di detenzione, una corte federale ha assolto i blogger Natnael Feleke, Atnaf Berhane e Abel Waleba da ogni accusa di terrorismo. Soliyana Gebremichael, un altro blogger in esilio negli Usa, è stato a sua volta assolto. I tre blogger appartengono al Collettivo zona 9, che raggruppa una serie di giornalisti, blogger e intellettuali critici verso il governo di Addis Abeba. I loro arresti erano scattati nell’aprile 2014, ai sensi della legge antiterrorismo del 2009, spesso usata per intimidire e ridurre al silenzio le voci critiche.

Ottobre, Stati Uniti d’America: il 30 ottobre, dopo 13 anni di prigionia nel centro di detenzione di Guantánamo, il cittadino saudita Shaker Hamer è stato rilasciato ed è rientrato nel Regno Unito, dove ha la residenza essendo sposato con una britannica. Era stato arrestato nel 2002 in Afghanistan perché sospettato di far parte di un’organizzazione terrorista ma non era mai stato formalmente accusato né processato. Hamer è la sedicesima persona rilasciata nel 2015 da Guantánamo, dove restano ancora 111 detenuti.

Novembre, Indonesia: il 19 novembre Filep Karma, attivista per l’indipendenza di Papua, è stato liberato dopo aver scontato due terzi della condanna a 15 anni, inflitta il 26 maggio 2005 per aver aver sventolato, un anno prima, la bandiera papuana durante una manifestazione pubblica. Karma, 56 anni, era stato arrestato nel 2004 dopo aver guidato una manifestazione pacifica che chiedeva l’indipendenza del Papua occidentale dall’Indonesia e aver sventolato la bandiera Morning Star. La sua detenzione è stata condannata come “arbitraria” dalle Nazioni Unite.

Dicembre, Messico: dopo aver scontato oltre due anni di carcere, il 2 dicembre Cristel Piña, 25 anni, madre di due figli, viene rilasciata. La donna era stata arrestata nel 2013 e sottoposta a torture fisiche e stupro affinché confessasse di aver realizzato filmati compromettenti a scopo di estorsione. L’accusa si è poi rivelata falsa. 

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus