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L’esercito del Burkina Faso riconquista le caserme occupate dai golpisti

Dopo il fallimento del colpo di stato dello scorso 17 settembre, le Guardie presidenziali non hanno ancora deposto le armi

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Martedì 29 settembre, l’esercito del Burkina Faso ha assaltato e conquistato le caserme controllate dalle Guardie presidenziali (Rsp), le forze d’élite del Paese che nella notte del 16 di settembre avevano realizzato un colpo di stato.

Nonostante il generale Gilbert Diendéré, a capo dell’Rsp, si fosse scusato pubblicamente per la sua responsabilità nell’azione di forza contro il governo ad interim di Michel Kafando e avesse ordinato ai suoi di deporre le armi, le Guardie presidenziali non si sono ancora arrese, apparentemente nel tentativo di condurre una trattativa di maggiore forza.

Nonostante questo, il governo di transizione di Michel Kafando, che era stato preso in ostaggio insieme ad alcuni suoi ministri il 17 di settembre, è tornato al potere il 22, dopo che l’Rsp lo aveva rilasciato.

Nelle ultime ore, l’esercito del governo ufficiale aveva circondato le caserme occupate dall’Rsp e il limitrofo palazzo presidenziale della capitale Ouagadougou, stazionando anche davanti alle sedi della radio e della televisione nazionale, per evitare che venissero prese dai ribelli.

Ai civili è tuttora vietato l’ingresso nella zona che circonda il palazzo presidenziale e le caserme riconquistate. Anche l’aeroporto internazionale di Ouagadougou era stato posto sotto sorveglianza e al momento è chiuso per decisione del governo, che non vuole rischiare spargimenti di sangue tra i civili.

Il governo di Kafando ha accusato l’Rsp di aver preso in ostaggio alcuni membri dell’esercito lealista, tra cui i soldati incaricati di disarmarli e ha istituito una commissione per valutare le responsabilità del colpo ci stato.

I conti correnti del generale Diendéré e di altri 13 golpisti sono stati congelati in attesa del giudizio della commissione governativa.

L’esercito delle Guardie presidenziali è stato creato nel 1995 da Blaise Compaoré, l’ex presidente deposto ad ottobre dopo 27 anni di governo e attualmente in esilio in Marocco, e gli è ancora fedele.

Non è ancora chiaro se l’attuale situazione politica permetterà al Burkina Faso di andare al voto l’11 ottobre, come si era stabilito precedentemente, per la prima chiamata alle urne democratica del Paese, da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960.