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Cosa ha fatto la Volkswagen

Quello che c'è da sapere sullo scandalo per cui la casa automobilistica tedesca rischia una multa da 18 miliardi di dollari

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Il 18 settembre 2015 la United States Environmental Protection Agency (Epa), l’agenzia federale statunitense che si occupa della protezione ambientale, e il California Air Resources Board, la divisione californiana dell’agenzia, hanno diffuso la notizia che 482mila modelli di automobili Volkswagen e Audi con sistema Tdi da 2 litri vendute negli Stati Uniti tra il 2009 e il 2015 avevano installato un software che ne aveva falsificato la quantità di emissioni di ossidi di azoto.

Una parte delle autovetture del gruppo Volkswagen (di cui anche il marchio Audi fa parte) sono caratterizzate da un motore Tdi (marchio anche questo di proprietà Volkswagen), che indica i modelli Diesel – quindi alimentati a gasolio – a iniezione diretta e turbocompressore, il che significa: un risparmio economico in termini di carburante, una bassa quantità di emissioni e prestazioni elevate per quanto riguarda la potenza.

In altri termini, la Volkswagen avrebbe inserito un software nei motori delle auto Tdi di 2 litri di cilindrata, in grado di riconoscere quando la macchina stava affrontando un test e quando, invece, si trovava in condizioni di guida normale. In questo modo, il software durante i test limitava fortemente le emissioni di ossido di azoto, emissioni che quando il software era disattivato – e quindi in condizioni di guida normale – aumentavano tra le 10 e le 40 volte, violando così le norme anti inquinamento.

La Volkswagen, attraverso il proprio amministratore delegato Martin Winterkorn e il suo omologo della divisione statunitense dell’azienda, Michael Horn, ha ammesso le proprie responsabilità e si è scusata pubblicamente.

L’azienda tedesca ha inoltre aggiunto che 11 milioni di automobili avrebbero a bordo il software incriminato e, per questa ragione, ha stanziato 7 miliardi di dollari per disinstallarlo dalle auto. Inoltre, l’azienda ha sospeso, il 20 settembre, la vendita di macchine con motore Tdi negli Stati Uniti.

Il 21 settembre, primo giorno a mercati finanziari aperti da quando è stato reso noto lo scandalo, il titolo Volkswagen ha perso 20 punti percentuali presso la borsa di Francoforte.

Ma cosa rischia, adesso, la casa automobilistica tedesca?

Oltre al tracollo del titolo in borsa e la perdita di fiducia da parte dei consumatori, la Volkswagen rischia in primis una multa da parte dell’Epa e che potrebbe raggiungere la cifra di 18 miliardi di dollari, circa 37.500 dollari per ciascuna auto su cui il software era stato installato.

Una multa del genere potrebbe avere durissime ripercussioni su un’azienda che, solo nella giornata del 20 settembre, ha perso un quinto del proprio valore e il pagamento della sanzione potrebbe non porre fine alla problematica situazione.

L’agenzia di rating Fitch, infatti, ha reso noto che queste accuse potrebbero compromettere in modo serio l’immagine della Volkswagen.

Va inoltre ancora chiarito se il software usato sui motori Tdi era diffuso solamente tra le auto in vendita negli Stati Uniti o anche in altri Paesi. A questo riguardo il governo tedesco ha iniziato a fare le dovute valutazioni e seguiranno, con tutta probabilità, altri Paesi europei.

Il 23 settembre l’amministratore delegato Martin Winterkorn si è dimesso dal proprio incarico, pur definendosi estraneo ai fatti.

Resta ancora da capire se il governo tedesco fosse informato o meno delle emissioni truccate dalla Volkswagen: secondo il quotidiano tedesco Die Welt, infatti, l’esecutivo era informato sui fatti.

Altra incognita è se oltre alla casa automobilistica di Wolfsburg anche altre industrie abbiano manipolato le emissioni. Secondo la testata tedesca Auto Bild, infatti, anche la Bmw inquinerebbe dieci volte in più rispetto ai test su strada, ma questo fatto non è al momento stato dimostrato da alcuna autorità.

La casa automobilistica Volkswagen è stata fondata nel 1937 a Wolfsburg, in Germania, e negli anni ha acquisito diversi altri marchi del mondo dei motori, come Audi, Suzuki, Lamborghini, Bentley, Skoda, Scania, Seat, Ducati e Porsche.