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La tradizione delle donne cinesi dai piedi di loto

I piedi di loto sono un'antica usanza cinese, diffusa sino agli anni Cinquanta, che consisteva nell'avvolgere i piedi delle donne con delle fasce strettissime. La storia

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Su Xirong era la donna più bella del suo villaggio. Gli uomini amavano particolarmente i suoi piedi minuscoli, legati con delle fasce strettissime che ne avevano impedito la crescita. Quando invecchiò, la donna smise di camminare: i suoi piedi minuscoli non ne reggevano più il peso.

Su Xirong è una delle ultime donne cinesi ad aver subito la dolorosa pratica della fasciatura dei piedi. Noti come gigli d’oro o loto d’oro, i piedi fasciati erano un’antica usanza cinese, che consisteva nell’avvolgere i piedi delle bambine con delle fasce strettissime che li deformavano. In Cina la pratica veniva anche chiamata chanzu, che letteralmente significa avvolgere i piedi.

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L’usanza, bandita nel 1911, è ormai estinta, ma in Cina ci sono ancora un centinaio di donne che ne sopportano le conseguenze. La fasciatura veniva imposta alle bambine di quattro o cinque anni. Si adoperava una bendatura che costringeva tutte le dita, a esclusione dell’alluce, a piegarsi verso la pianta del piede.

Nel giro di qualche anno, si ottenevano piccoli piedi arcuati lunghi non più di sette-otto centimetri, che venivano avvolti con delle fasce preziose e chiusi all’interno di scarpine ricamate. Soprattutto nel primo periodo, la pratica causava notevoli sofferenze alle bambine. 

Quest’usanza probabilmente cominciò a svilupparsi in Cina tra il Quarto e il Settimo secolo, soprattutto fra le danzatrici e le concubine imperiali. Ma è nel Decimo e nell’Undicesimo secolo, durante la dinastia dei Song (960-1276), che si diffuse maggiormente. In questo periodo i piccoli gigli d’oro cominciarono a essere apprezzati come segno di bellezza ed eleganza femminile.

Non è un caso che l’usanza di fasciare i piedi si diffuse proprio sotto i Song, quando nella società cinese i ruoli femminili e maschili iniziarono a separarsi in maniera sempre più netta. La pratica della fasciatura dei piedi, infatti, rendeva più semplice relegare la donna all’interno del suo emisfero privato. La menomazione degli arti limitava i movimenti delle donne così come la loro presenza fisica negli ambienti pubblici, considerati prerogativa degli uomini.

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Con il tempo, l’usanza di fasciare i piedi assunse importanti significati sociali, primo tra tutti quello di identificare lo status della donna all’interno della società cinese. Soltanto le famiglie più ricche, infatti, potevano permettersi di imporre la bendatura alle proprie figlie, dal momento che la conseguente deformazione degli arti tendeva a limitarne le capacità lavorative.

Un altro aspetto da considerare è sicuramente legato al fascino che i piccoli gigli d’oro esercitavano nella società cinese del tempo. Un fascino simbolico, legato all’immaginario erotico dei letterati cinesi, in cui il desiderio maschile era generato principalmente dal velo di mistero che si celava dietro i piccoli piedini arcuati, e non dal loro aspetto reale.

Alcuni uomini preferivano contemplare i piedi di loto con ancora indosso le piccole scarpe ricamate, senza mai volerli vedere privati delle loro bendature. Naturalmente, il bendaggio imponeva alle donne un’andatura del tutto nuova e particolare, considerata anch’essa elegante e attraente dagli uomini del tempo.

Alcuni studiosi sostengono che la fasciatura dei piedi fosse anche un modo per le donne di interiorizzare i valori della dottrina filosofica del Confucianesimo attraverso la disciplina del corpo. 

Un’altra interpretazione interessante è quella che mette in relazione la fasciatura dei piedi al senso di appartenenza alla cultura cinese Han – che è anche il nome dell’etnia maggiormente presente in Cina – un modo adottato dai cinesi Han per distinguersi dalle popolazioni barbariche che rappresentavano costantemente una minaccia per i confini cinesi. 

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Nonostante il dolore provocato dalla fasciatura dei piedi fosse ben noto, nel mondo femminile la pratica era considerata socialmente accettabile, dal momento che costituiva un segno di bellezza e perfezione.

Le cose cambiarono nella seconda metà dell’Ottocento, come conseguenza della forte presenza coloniale in Cina. Con la diffusione degli ideali occidentali, i valori tradizionali furono messi in discussione e la fasciatura dei piedi cominciò a essere considerata come uno degli emblemi dell’arretratezza dell’impero cinese. Nella nuova società, la donna assunse un ruolo centrale ed era ritenuta fondamentale per il progresso del Paese. 

Nel 1898 il celebre riformatore politico cinese Kang Youwei scrisse un memoriale all’imperatore chiedendo l’abolizione della pratica. Nel 1902 furono emanati i primi editti dalla dinastia imperiale e nel 1911, dopo la fondazione della Repubblica di Cina, la fasciatura dei piedi diventò illegale.

Nonostante l’influenza occidentale e le nuove leggi, l’usanza di fasciare i piedi rimase diffusa ancora a lungo, soprattutto nelle aree rurali. La seconda guerra sino-giapponese scoppiata sul finire degli anni Trenta, che scombussolò la vita dell’intero popolo cinese, giocò un ruolo importante nello sradicamento della pratica.

Ma fu soltanto negli anni Cinquanta, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, che la pratica si estinse del tutto: le donne dovevano lavorare e non potevano permettersi di avere i piedi fasciati. 

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