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Condannati per lesa maestà

In Thailandia due giovani sono stati condannati a cinque anni di carcere per aver offeso la monarchia in una recita universitaria

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Un tribunale penale di Bangkok ha condannato Patiwat “Bank” S., di 26 anni, e Pornthip “Golf” M., di 23 anni, a cinque anni di carcere per lesa maestà secondo l’articolo 112 del codice penale thailandese.

I due giovani sono colpevoli di aver organizzato e partecipato a una recita teatrale intitolata “The Wolf Bride“. Secondo i giudici la recita “ha insultato e minacciato la monarchia di fronte ad un vasto pubblico”.

La recita si è svolta in occasione del 40esimo anniversario della rivolta popolare che il 14 ottobre 1973 rovesciò una precedente dittatura militare e fece partire una breve esperienza democratica, poi interrotta con il Massacro dell’Università Thammasat nell’ ottobre del 1976 e un nuovo colpo di stato militare.

Brad Adams, direttore di Human Rights Watch per l’Asia, ha condannato questo tipo di verdetti senza mezzi termini:

“Un altro duro colpo alla libertà di espressione in Thailandia e un’altra macchia sulla già martoriata reputazione internazionale della Paese. Giurando di proteggere la monarchia, la giunta militare ha accelerato gli sforzi per dare la caccia a presunte azioni e dichiarazioni anti-monarchiche e perseguire le persone per l’espressione pacifica di opinioni, come organizzare una recita, pubblicare qualcosa on-line, o fare un discorso”.

Conclusasi la sessione, mentre i due giovani venivano riaccompagnati in carcere, fuori dal tribunale decine di studenti e attivisti democratici hanno intonato le note del “Dao Hang Sattha”, canzone composta da Chit Phumisak, conosciuto come il “Che Guevara thailandese”.

Questa icona della sinistra siamese negli anni Sessanta si diede alla macchia e combatté la dittatura militare di Bangkok tra le fila del Partito Comunista della Thailandia e, come il rivoluzionario argentino, finì per morire assassinato.

Gli attivisti hanno anche mostrato il saluto a tre dita con indice, medio e anulare alzati, gesto anti-dittatura ripreso dal blockbuster americano “The Hunger Games”.

L’articolo 112 del codice penale, meglio conosciuto come legge di lesa maestà, stabilisce che “chiunque diffama, insulta o minaccia il re, la regina, l’erede o il reggente, è punito con la reclusione da tre a quindici anni”.

Human Rights Watch ha ripetutamente sollevato preoccupazioni circa “l’impatto devastante sulla libertà d’espressione” causato dall’applicazione di questa legge, anche considerando la facilità con cui essa viene strumentalizzata per scopi politici da parte delle autorità.

Inoltre nel corso degli ultimi anni, con l’aggravarsi della crisi politica thailandese e il costante deterioramento delle condizioni di salute dell’anziano Re Bhumipol Adulyadej, processi e condanne per lesa maestà sono diventati sempre più frequenti.

Alle persone accusate di questo reato viene sistematicamente negata la cauzione e spesso rimangono in prigione per molti mesi in attesa di giudizio per via della loro “pericolosità sociale.” Nella maggior parte dei casi, gli accusati vengono poi condannati a diversi anni di carcere.

La Thailandia è retta da un governo militare dal colpo di Stato che ha avuto luogo lo scorso 22 maggio 2014. Secondo Freedom House, che ha studiato 195 Paesi al mondo, nel corso dell’ultimo anno in Thailandia la libertà è stata erosa come in nessun altro Paese al mondo.

Alessio Fratticcioli è un giornalista italiano e fondatore del sito asiablog.it , il suo articolo in versione integrale è stato pubblicato qui