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Rapiti 89 bambini nel Sudan del Sud

Secondo l'Unicef nel 2014 sarebbero stati 12mila i bambini strappati alle famiglie e reclutati per combattere nella guerra civile

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Nella giornata di sabato 21 febbraio un gruppo di uomini armati sud sudanesi ha fatto irruzione in una scuola di Malakal, nel nordest del Paese, e ha rapito sei insegnanti e 89 bambini, i più giovani dei quali avevano 13 anni. 

A denunciare il fatto è stato l’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.

Nel Sudan del Sud, colpito da una guerra civile lunga 14 mesi tra le forze governative del presidente Salva Kiir e i ribelli capeggiati dal suo ex vice Riek Machar, il rapimento e il successivo reclutamento di bambini soldato è una pratica a cui ricorrono spesso entrambe le fazioni.

Al momento non si sa ancora chi sia il responsabile del rapimento, anche se la città di Malakal dove è avvenuto il rapimento dei bambini è sotto il controllo del governo.

L’Unicef stima che soltanto nel 2014 sarebbero stati 12mila i bambini reclutati dai due schieramenti.

“Il reclutamento e l’uso dei bambini da parte delle forze armate distrugge le famiglie e la comunità”, ha dichiarato Jonathan Veitch, il rappresentante dell’Unicef nel Sudan del Sud.

“I bambini sono sottoposti a un incomprensibile livello di violenza: oltre alla famiglia, perdono anche la possibilità di andare a scuola”.

Il Sudan del Sud è la nazione più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza nel 2011.

La guerra civile, intervallata da accordi di pace e cessate il fuoco temporanei, è scoppiata nel dicembre del 2013 quando il presidente Salva Kiir ha accusato il suo vice di voler compiere un colpo di Stato.

Dall’inizio del conflitto, si stima che 10mila persone abbiano perso la vita, mentre sono un milione e mezzo i profughi interni. Mediatori regionali hanno individuato il 5 marzo come termine ultimo per trovare un accordo di pace definitivo.