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La protesta dei reggiseni
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La protesta dei reggiseni

A Valladolid il municipio è stato circondato da un cordone di reggiseni, in protesta contro le dichiarazioni sessiste del sindaco

29 Ago. 2014

L’idea di trovarsi in un ascensore con una donna lo preoccupa.

Se non ci fosse nessun testimone, lei potrebbe sbottonarsi il reggiseno o sollevarsi la gonna, per poi scappar via accusandolo di violenza sessuale.

Durante un’intervista con un’emittente radiofonica spagnola, il sindaco di Valladolid, Francisco Javier León de la Riva, ha ammonito gli uomini di fare attenzione alle false accuse delle donne che fingono di essere violentate.

I suoi concittadini, indignati da queste dichiarazioni, ne hanno immediatamente chiesto le dimissioni e hanno organizzato una spettacolare protesta: oltre 500 persone hanno creato un cordone di reggiseni intorno all’ingresso del municipio.

L’idea è nata da un messaggio su Twitter di Ada Colau, un’attivista di Barcellona, che ha scritto: “Una pioggia di reggiseni e scarpe col tacco è il minimo che si merita il sindaco di Valladolid alla sua prossima apparizione in pubblico”.

La campagna è presto diventata virale su Twitter e, sotto l’hashtag “#escrachedesujetadores” (protesta dei reggiseni), attivisti da tutto il mondo hanno postato foto di intimo femminile.

“È stato un buon modo per raccogliere i messaggi d’indignazione delle donne e degli uomini di questo Paese, ma anche per dimostrare ai maschilisti che non riusciranno a portarci via né la nostra dignità né il nostro senso dell’umorismo”, ha detto Colau in un’intervista con la BBC.

Il sindaco di Valladolid, membro del Partito Popolare, non è nuovo a questo tipo di esternazioni. Nel 2007, durante la campagna elettorale contro la socialista Soraya Rodríguez, disse di “essere stato accusato di tutto tranne che di averla stuprata”.

A maggio di quest’anno si è scagliato anche contro le donne che giocano a rugby, dicendo che si tratta di uno sport “non appropriato” per il gentil sesso, che piuttosto dovrebbe dedicarsi alla ginnastica ritmica.

La “protesta dei reggiseni” è l’ultima di una serie di campagne contro il sessismo e la violenza sessuale in Spagna.

Nella città di Malaga la settimana scorsa un tribunale ha scagionato cinque ragazzi accusati di aver stuprato una donna. Il sindaco ha chiesto alla comunità di non attirare l’attenzione sul caso, perché in Spagna avvengono mille stupri ogni anno e Malaga non dovrebbe essere identificata come un luogo pericoloso.

Invece di fermare la protesta, le sue dichiarazioni l’hanno infiammata. Con l’hashtag “#NoEstasSola” (Non sei sola) migliaia di spagnoli hanno espresso la solidarietà alla ragazza protagonista del caso e in molte città sono state organizzate manifestazioni di piazza.

Ha attirato numerose critiche anche il controverso documento di linee guida contro la violenza di genere, pubblicato dal ministero dell’Interno spagnolo il mese scorso. Per evitare aggressioni, il documento consiglia alle donne di “tenere le tende chiuse” e “rimuovere il nome dal citofono”.

Il tema dell’ascensore come luogo di violenza torna anche in queste raccomandazioni, dove si legge: “Evita di entrare nell’ascensore quando c’è uno sconosciuto, soprattutto in un appartamento. In ogni modo, cerca di stare vicino al pulsante d’emergenza”.

Le regole sono state fortemente criticate, non solo per l’aspetto paradossale di alcune, ma soprattutto perché mancano indicazioni per gli uomini e la responsabilità sembra ricadere solo sulla vittima.

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