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La bambine mai nate
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La bambine mai nate

Per molti indiani avere una figlia femmina è considerato uno spreco di denaro. La pratica dell'aborto selettiva è ancora diffusa

30 Mar. 2014

Tra le sue braccia quella bambina che nessuno avrebbe voluto. “Per la famiglia sarà solo un peso. Devi abortire!”. Così le dicevano la suocera e il marito una volta scoperto il sesso del nascituro. L’avevano picchiata, l’avevano costretta a svolgere lavori pesanti ma nonostante tutto quella bambina è nata e ora si trova tra le braccia di una madre incredibilmente soddisfatta di essere riuscita a resistere. È la storia di Soumita, una mamma indiana che come tante altre lotta per cambiare una società ancora rinchiusa nel passato.

In India, secondo un antico proverbio “Crescere una figlia è come innaffiare un fiore nel giardino del vicino”. Una metafora che sottolinea la convinzione che allevare una bambina sia uno spreco di tempo e di denaro. Le donne non garantiscono la continuazione del nome della famiglia. Non contribuiscono al suo sostegno economico. In diverse zone dell’India, la nascita di una bambina è ancora oggi molto spesso considerata come una vera e propria calamità. Per questo così come in passato, anche oggi spesso non viene loro concesso di vivere.

Nel XVIII secolo gli ufficiali inglesi descrivevano villaggi indiani in cui nessuno aveva figlie. Con il passare degli anni lo squilibrio tra sessi non aveva conosciuto significativi miglioramenti. La situazione non è cambiata neanche con l’introduzione della legge del 1870 che vietava l’infanticidio femminile. Difficile però contrastare una pratica esercitata soprattutto tra le mura domestiche. Avvelenate o strangolate, era facile disfarsi di neonati indesiderati la cui unica colpa era quella di essere nate femmine.

Alla fine degli anni Novanta, lo squilibrio tra sessi è lievemente decresciuto come conseguenza di un miglioramento dello status delle donne. Ma la possibilità data, in quegli stessi anni, di conoscere il sesso del feto grazie all’ecografia aveva determinato una ricaduta nella piaga dell’aborto. Numerosi indiani credono che il feto sia privo di anima fino al secondo trimestre di gravidanza; e dunque ritengono l’aborto moralmente accettabile. Per questo i test per determinare il sesso del nascituro sono progressivamente diventati un vero e proprio business “Meglio investire 500 rupie ora, che 50 mila più tardi”, questo lo slogan per convincere i genitori a sbarazzarsi di bambine prima della loro nascita per evitare il ‘peso economico’ che comporterebbero in un domani. Sui poster appesi nelle stazioni e sui volantini dati negli ospedali predomina la pubblicità di test ed ecografie per donne incinta con prezzi accessibili anche alle classi sociali meno abbienti.

Ancora oggi molte donne si rifiutano di fare ecografie nel tentativo di nascondere il sesso del nascituro e dunque evitare che la famiglia decida se sia meritevole o meno di vivere. L’ultimo censimento mostra infatti come l’infanticidio femminile sia ancora una piaga particolarmente diffusa in India a discapito dell’idea che una bambina possa essere una risorsa importante per un Paese che, paradossalmente, ha già avuto una donna come primo ministro.

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