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Intercettazioni in Nuova Zelanda

L’intelligence neozelandese ha stretti legami con l’Nsa. E ora può intercettare i suoi cittadini più facilmente

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Il governo della Nuova Zelanda ha approvato una legge che obbligherà le società di telecomunicazioni a fornire alle agenzie di intelligence dati su telefonate, messaggi ed email dei propri clienti. Secondo la nuova legge, approvata con 61 voti contro 59, le società dovranno anche impegnarsi ad avvisare il Government Communications Security Bureau (Gcsb) – Agenzia governativa per la sicurezza delle comunicazioni – quando realizzano nuove infrastrutture e reti, affinché l’agenzia possa adeguare le tecnologie di controllo.

Il ministro delle Comunicazioni neozelandese, Amy Adams, ha dichiarato al “Guardian” che il provvedimento «salvaguarderà la sicurezza, rendendo possibile sia tecnicamente che praticamente alle agenzie di intelligence di intercettare le comunicazioni, qualora ci siano un mandato o un permesso legale, e introducendo una cornice formale per assicurare la sicurezza delle nostre reti di comunicazione».

Critici sul possibile impatto negativo sulla popolazione, i Verdi e il Partito Laburista – all’opposizione – che hanno calcato la mano sugli stretti legami dell’intelligence neozelandese con la discussa Nsa americana, al centro di uno scandalo dopo le rivelazioni di Edward Snowden. Il Gcsb infatti, fa parte dell’accordo multilaterale “Five Eyes”, che prevede un patto tra agenzie di sicurezza anglofone: fanno parte dei “cinque occhi” anche la Nsa, il Gchq inglese, l’intelligence canadese e quella australiana.

A tal proposito il primo ministro John Key – del Partito nazionale della Nuova Zelanda, conservatore liberale – non ha chiarito se i dati intercettati potranno essere trasmessi agli altri membri di “Five Eyes”, ma si è limitato a commentare: «tutto quello che facciamo è comunque legale».