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Morsi a processo

Pesanti capi d’accusa gravano sull'ex presidente egiziano. Se condannato rischierebbe la pena di morte.

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Incitamento alla violenza e all’omicidio: sono questi i capi di accusa da cui si dovrà difendere in tribunale l’ex presidente egiziano Mohamed Morsi per evitare la pena di morte.

Stamattina, Morsi è stato prelevato in elicottero dal luogo segreto dove è detenuto dal giorno della sua deposizione, per essere portato in tribunale.

Insieme ad altre 14 persone appartenenti ai Fratelli Musulmani, tra cui Mohamed el-Beltagy e Essam el-Erian, Morsi è stato condotto in un’aula di tribunale circondata da centinaia di poliziotti, pronti ad intervenire per bloccare disordini tra i suoi sostenitori. Per scongiurare ogni pericolo, nella corte è stato ammesso solo personale selezionato e giornalisti accreditati e autorizzati.

Agli occhi dei sostenitori di Morsi, la sua detenzione è un vero e proprio rapimento, in quanto in quattro mesi di prigionia a Morsi non è stato concesso di consultarsi coi propri avvocati.

Inoltre, i Fratelli Musulmani dichiarano che i suoi avvocati hanno ricevuto i documenti del caso giudiziario solo sabato notte, anche se la richiesta era stata presentata più di 20 giorni fa.

Morsi ha dichiarato dinanzi ai giudici “Io sono il presidente”, sostenendo che il processo è illegittimo, e si è rifiutato di indossare l’uniforme da detenuto. Il giudice ha rimandato l’udienza all’8 gennaio 2014. Non è nota la località in cui l’ex presidente verrà detenuto fino ad allora: tra le destinazioni possibili il carcere di Tora, alla periferia del Cairo, e una prigione di Alessandria.

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