Me

Ceceni ingannati

A causa di una voce di corridoio, il numero dei ceceni che richiedono asilo in Germania è notevolmente aumentato

Immagine di copertina

Tutto è iniziato con un pettegolezzo. Nel nord del Caucaso si vociferava che il governo tedesco avesse aperto i cancelli della sua leggendaria prosperità ai rifugiati provenienti dalla Cecenia. I tedeschi sarebbero stati disposti a offrire 4 mila euro e qualche terra a chi avesse varcato il confine e ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato.

Un’occasione da favola, che ovviamente si è rivelata una bufala. L’ambasciata tedesca a Mosca ha negato che ci fosse qualsiasi tipo di “corridoio” verso la Germania. Ma la smentita, pubblicata su un giornale controllato dal governo ceceno, non ha convinto i migranti diretti a Berlino, che continuano ad arrivare in massa.

I dati forniti dal Ministero dell’Interno tedesco parlano da soli: in tutto il 2012 le richieste di asilo provenienti dalla Russia sono state 3.202. Nei primi sei mesi del 2013 il numero delle richieste pervenute è stato invece di 9.957, cioè più del triplo. Il dato è addirittura superiore rispetto alle 4.517 richieste che nella prima metà di quest’anno sono venute dalla Siria, in cui al momento infuria la guerra civile.

I funzionari tedeschi ufficialmente non conoscono le origini etniche di chi presenta le richieste. Ma confermano che la maggior parte di quelle che vengono dalla Russia, in realtà proviene da ceceni.

La causa dell’incremento di richieste è sconosciuta alle autorità tedesche, ma il settimanale Der Spiegel, che ha condotto un’inchiesta sull’argomento, scrive che fonti vicine ad Angela Merkel individuano la causa in una sentenza del 2012 della Corte Costituzionale Federale tedesca. La Corte aveva stabilito che i rifugiati hanno il diritto di ricevere lo stesso livello di benefici che spettano ai destinatari di assistenza sociale tedeschi, cioè 350 euro al mese per ciascun adulto, poco meno per ogni bambino, oltre alla possibilità di una sistemazione e, ove necessario, di cure. Questo avrebbe incentivato le migrazioni.

Svetlana Gannushkina, attivista esperta di rifugiati e candidata al premio Nobel nel 2010, dice di sapere cosa c’è dietro il flusso migratorio. Sostiene di aver sentito la voce da alcuni colleghi nel mese di aprile, e che si tratterebbe di uno stratagemma usato dai trafficanti di uomini, che trarrebbero beneficio dalle migrazioni. Afferma di aver saputo che gli abitanti di intere strade – in alcuni villaggi – sono saliti su degli autobus diretti verso l’Occidente. “Le persone sono prese dalla paura, e per questo credono alle voci”, commenta Gannushkina.

Pettegolezzo o meno, il numero delle richieste di asilo provenienti dalla Russia è notevolmente aumentato, e il 24 per cento di queste ha esito positivo. Per Bernd Mesovic, assistente capo dell’associazione tedesca Pro Asyl per i diritti dei rifugiati, la percentuale dimostra che in Cecenia c’è una massiccia violazione dei diritti umani.

“La situazione dei diritti umani in Cecenia è ancora critica. È diventato sempre più difficile ottenere informazioni di prima mano provenienti dalla regione, perché è di difficile accesso per Ong e attivisti dei diritti umani.” dice Mesovic, che aggiunge “Molti ceceni che raggiungono la Germania dicono di essere stati sottoposti a tortura, come ci dicono gli avvocati e i centri di consulenza.”

I rapporti delle organizzazioni per i diritti umani affermano che vi è ancora un’ostinata repressione di qualsiasi tipo di opposizione, detenzioni illegali e le uccisioni, processi iniqui e soprattutto la persecuzione di tutti i presunti sostenitori di gruppi islamici.

La Cecenia ha due recenti guerre alle spalle. A partire dal 1994 e poi, nel 1999, le truppe russe hanno combattuto contro gruppi separatisti dell’autoproclamata Repubblica Cecena di Ichkeria. Durante la seconda guerra cecena, i soldati di Putin hanno brutalmente schiacciato i dissidenti. Nel 2004, i ribelli islamici hanno piazzato una bomba che ha ucciso il presidente ceceno Kadyrov Akhmad. Il Paese adesso è governato con un pugno di ferro da suo figlio Ramzan Kadyrov. Mentre gli islamisti nelle repubbliche limitrofe di Daghestan e Inguscezia attaccano polizia o soldati quasi ogni settimana, gli attacchi in Cecenia si sono fatti più rari.