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Elezioni in Iran

Live blogging dall'Iran

Immagine di copertina

Hassan Rouhani ha vinto le elezioni presidenziali al primo turno. Il live blogging delle elezioni e dei primi passi del nuovo presidente.

Martedì, 13 agosto 2013

Il presidente Hassan Rouhani ha nominato una donna come suo vicepresidente per gli Affari legali. Si tratta di Elham Aminzadeh, prima donna ad essere nominata nel nuovo esecutivo. Dottore di ricerca in Giurisprudenza, titolo conseguito presso l’università di Glasgow nel 1977, attualmente professoressa associata dell’università di Tehran, Aminzadeh per sette anni (2004/2011) è stata membro del National Security e vice presidente del Comitato per la politica estera del Majlis iraniano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Fars.

Qui il discorso integrale di Elham Aminzadeh nel 2009, come vicepresidente della Commissione affari Esteri del Parlamento.

Aminzadeh è stata nominata per le sue competenze scientifiche e per le sue esperienze in campo legislativo e giudiziario, ma anche per i suoi “meriti morali”. La nomina di Aminzadeh (e di tutti gli altri ministri) dovrà essere discussa e valutata dal Parlamento iraniano il 15 agosto.

Venerdì, 9 agosto 2013

Più di 50 tra ex prigionieri politici, attivisti e giornalisti riformisti hanno lanciato un appello al presidente americano Barack Obama, esortando gli Stati Uniti a porre fine alla stagione delle sanzioni e al conseguente isolamento internazionale dell’Iran. La lunga lettera è stata pubblicata venerdì su The Guardian e ha invitato l’inquilino della Casa Bianca a cogliere l’opportunità offerta dalla nuova presidenza Rouhani, inaugurata ufficialmente il 3 agosto scorso, con l’approvazione finale da parte della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, cui spetta l’ultima parola sulle decisioni politiche compresa l’investitura del presidente.

“Crediamo che sia giunto il momento per i nostri due Paesi (Tehran e Washington) di voltare pagina e iniziare una nuova era improntata sulla comprensione reciproca”, è quanto si legge in alcune righe della lettera, che annovera tra i firmatari un gruppo di ex parlamentari del precedente governo riformista guidato da Mohammad Khatami (1997/2005), esponenti dei movimenti politici della sinistra islamica, alcuni giornalisti perseguitati dal regime e, infine, alcuni attivisti per i diritti umani.

“Signor Presidente – si legge ancora nella missiva – tutto il popolo iraniano, soprattutto le famiglie dei prigionieri politici e in particolare la fascia più debole della popolazione, ossia i nuclei familiari a basso reddito, hanno sofferto e soffrono ancora per gli effetti devastanti delle sanzioni, schiacciati dal peso dell’inflazione galoppante e dalla carenza di forniture mediche”.

Le sanzioni occidentali applicate ai prodotti di importazione dall’estero, compresi i medicinali salvavita per la cura di gravi patologie, hanno reso sempre più difficile e costoso il loro reperimento sul mercato interno. I pochi medicinali che riescono a oltrepassare i confini nazionali iraniani sono spesso importati dall’India o dalla Cina, con il rischio di una qualità inferiore rispetto ai prodotti occidentali. Nel 2012, l’importazione di medicinali di fattura americana ed europea si è ridotta del 30%.

Mentre l’opposizione iraniana fa sentire la sua voce, rimarcando la necessità dell’Iran di uscire dal lungo isolamento perpetrato per otto anni, sotto il governo di Mahmoud Ahmadinejad, non sono mancate nei giorni scorsi alcune critiche rivolte da gruppi per la difesa dei diritti umani (Human Rights Watch, Rsf e International Campaign for Human Rights) al presidente Rouhani, in disaccordo su alcune possibili nomine ministeriali per il nuovo esecutivo, che dovrà essere formalmente approvato a breve dal Parlamento (Majlis).

Qui l’appello di Human Rights Watch.

Alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani non è piaciuta la possibile nomina di Mostafa Pour-Mohammadi alla carica di Ministro della Giustizia. Personaggio discutibile della recente storia politica iraniana, Pour-Mohammadi per nove anni (1990/1999) ha ricoperto la carica di viceministro dell’Intelligence. Ruolo per cui è stato accusato di essere uno dei mandanti principali delle esecuzioni di migliaia di oppositori politici e intellettuali dissidenti nel 1988.

Nel 2005, Human Rights Watch in un rapporto dal titolo significativo “Ministers of Murder” sugli omicidi compiuti alla fine degli anni 80 in Iran, ha documentato il ruolo diretto di Pour -Mohammadi nelle esecuzioni sommarie di migliaia di prigionieri politici.

Martedì, 6 agosto 2013

In occasione della sua prima conferenza stampa in veste di presidente ufficiale dell’Iran, tenutasi oggi pomeriggio alla presenza dei media nazionali e internazionali, Hassan Rouhani ha sollecitato l’avvio di negoziati seri e sostanziali sul programma nucleare iraniano, mostrandosi incline al dialogo e al confronto con l’Occidente: “La Repubblica Islamica – ha dichiarato il presidente iraniano – è sempre più determinata a risolvere il problema legato alla questione nucleare”.

Un discorso improntato sulla moderazione e su aperture sostanziali in campo diplomatico. Non sono mancate però delle precisazioni a riguardo: “Il nuovo governo s’impegnerà in modo serio a soddisfare gli obblighi internazionali al fine di trovare una soluzione pacifica a questo problema, ma questo avverrà solo se l’Occidente (in particolare gli Stati Uniti) rispetterà il diritto inalienabile del popolo iraniano a proseguire sulla strada dell’arricchimento dell’uranio per scopi civili, e deporrà in modo definitivo l’arma delle sanzioni servendosi solo del dialogo e del rispetto”.

Non bisogna dimenticare che l’Iran è firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare che permette agli Stati membri l’arricchimento dell’uranio per scopi essenzialmente pacifici, senza però specificare la soglia percentuale oltre il quale si passerebbe da soddisfare scopi civili e pacifici a soddisfare scopi prettamente militari. Il programma di arricchimento dell’uranio iraniano non si fermerà, ma nel contempo il nuovo esecutivo guidato da Rouhani s’impegnerà a porre fine all’annosa disputa.

Intanto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha già accolto l’istanza di negoziato approntata da Rouhani: “Siamo assolutamente d’accordo con quanto dichiarato dal presidente iraniano – ha sottolineato Lavrov – e si cercherà di risolvere questo problema non lanciando ultimatum, ma sulla base del rispetto reciproco”. [Fonte BBC]

Campagna regione lazio

Qui il video in lingua originale del discorso pronunciato domenica da Rouhani, in occasione del suo giuramento.

Qui un breve estratto in inglese.

Domenica, 4 agosto 2013 

Ore 17.10 – “Sarà un governo della saggezza e della speranza, che rappresenterà tutti gli iraniani”. Queste le prime parole pronunciate dal neopresidente iraniano Hassan Rouhani in occasione della cerimonia di giuramento davanti al Parlamento iraniano. La moderazione ancora una volta rappresenterà il filo conduttore del nuovo governo, come lo stesso Rouhani ha ribadito nel suo primo discorso ufficiale in veste di settimo presidente della Repubblica Islamica: “Con le elezioni di giugno, gli iraniani hanno respinto l’estremismo votando cosi per la moderazione“.

Il neopresidente ha poi ribadito l’importanza di migliorare le relazioni con il mondo, e a proposito delle sanzioni occidentali che gravano sull’economia nazionale ha detto: “Se si desidera una risposta adeguata, allora non si dovrà più parlare la lingua delle sanzioni, ma si dovrà parlare la lingua del rispetto”.

Nel discorso ufficiale durato 45 minuti, il presidente iraniano ha parlato dei diritti delle donne, anche se per il momento nessuna donna e’ stata chiamata a ricoprire incarichi politici di rilievo nel nuovo esecutivo.

Ore 14.30 – Alle 13 ora locale (15.30 ora italiana) Hassan Rouhani giurerà come presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. La cerimonia del giuramento si svolgerà presso la sede del parlamento iraniano (Majlis).

Alla cerimonia parteciperanno per la prima volta anche ospiti stranieri, che al loro arrivo saranno dislocati in due luoghi differenti. I capi di Stato e di governo presenti saranno alloggiati presso il Palazzo Sa’dabad, residenza ufficiale del presidente iraniano, mentre gli altri ospiti alloggeranno presso il Persian Esteghlal Hotel.

Prima dell’inizio della cerimonia del giuramento, spetterà allo speaker del parlamento Ali Larijani dare il benvenuto al nuovo governo e agli ospiti presenti, con un discorso di trenta minuti; mentre Hassan Rouhani avrà a disposizione 45 minuti per il suo primo discorso da presidente ufficiale della Repubblica Islamica.

Tra gli ospiti stranieri risultano 24 tra presidenti, vice presidenti e ministri provenienti da più di 50 Paesi del mondo. Ad aver confermato la loro presenza anche il Segretario Generale dell’Organizzazione della cooperazione Islamica, Ekmeleddin Ihsanoglu, e il Vicesegretario Generale delle Nazioni Unite, braccio destro di Ban Ki-Moon, Jan Eliasson.

La cerimonia sarà trasmessa in diretta nazionale, sui siti di Press Tv, di BBC Persia, Voice of America, Cnn e Al Jazeera. Almeno 200 i giornalisti stranieri accreditati. [Fonte BBC]

 

Martedì, 23 luglio 2013

“Ci congratuliamo con Sua Maestà, la Regina Elisabetta e con la famiglia reale per la nascita del principe ereditario”. Anche l’Iran si congratula per la nascita del primogenito di William e Kate, venuto alla luce lunedì pomeriggio. Il messaggio di auguri è stato recapitato dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, durante la conferenza stampa di martedì mattina, come ha riferito l’emittente di Stato, Press Tv.

Alla domanda dei giornalisti se questo gesto rappresenterà o meno una remota possibilità di migliorare i rapporti fra Londra e Tehran, il portavoce Araqchi ha risposto che “i vari aspetti delle relazioni tra i due Paesi sono troppo complessi ed estesi per essere colpiti dalla nascita di un bambino”.

Tuttavia Tehran non ha escluso un possibile riavvicinamento con Londra. E farebbe ben sperare in questa direzione la presenza di un funzionario britannico il 4 agosto prossimo, alla cerimonia di giuramento del presidente eletto Hassan Rouhani, che si terrà a Tehran. “Abbiamo voluto fare un’eccezione – ha spiegato sempre Araqchi – ed estendere l’invito anche a rappresentanti europei”.

Ma si tratta ovviamente di ipotesi.

Dal 30 novembre 2011, la sede diplomatica iraniana a Londra è stata chiusa e il personale diplomatico è stato espulso o rimpatriato in Iran. All’indomani della decisione della Gran Bretagna di applicare un pacchetto di sanzioni alla Banca Centrale iraniana – allineandosi con gli Stati Uniti e altri Paesi dell’Unione Europea – davanti all’ambasciata britannica a Tehran sono scoppiate proteste e rivolte, costringendo il governo centrale londinese ad evacuare il personale e chiudere i battenti della sede diplomatica.

Da allora i rapporti fra Londra e Tehran si sono inaspriti ancora di più.

Ma alcune dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa, il 17 luglio per l’esattezza, dal ministro degli Esteri britannico, William Hague, farebbero pensare ad un primo passo in direzione di una distensione dei rapporti fra i due Paesi. “La Gran Bretagna sarebbe pronta a migliorare le sue relazioni con l’Iran, passo dopo passo”, ha precisato il ministro Hague.

Intanto, il Foreign Office britannico (FCO) ha modificato i consigli di viaggio per l’Iran su suo sito web, eliminando le raccomandazioni e i divieti in precedenza inseriti per i turisti e i viaggiatori che intendevano intraprendere un viaggio in Iran.

Qui l’articolo completo del Tehran Times.

Dal canto suo, anche Tehran sembra ben disposta a compiere questo passo. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere che il governo iraniano intende perseguire una politica di espansione delle relazioni con tutti i paesi dell’Unione Europea, tra cui il Regno Unito, nel pieno rispetto degli interessi reciproci.

Qui l’articolo completo.

 

Martedì, 9 luglio 2013

L’Iran ha lanciato il proprio servizio di posta elettronica interno gestito dallo Stato. Lo ha annunciato il Ministro dell’Informazione e della Comunicazione Tecnologica iraniano, Mohammad Hasan Nami, alla tv di Stato iraniana.

“D’ora in poi – ha spiegato il ministro – a ogni iraniano verrà assegnato un indirizzo mail individuale che dovrà essere impiegato per la comunicazione elettronica con le agenzie governative”. Una decisione presa per migliorare le interazioni e la comunicazione tra il governo il popolo. Almeno è stata questa la motivazione ufficiale, ma non è chiaro se in realtà si tratta di un modo per rafforzare i controlli sulla rete.

Al momento il Ministero non ha precisato se queste mail dovranno essere usate obbligatoriamente o meno, e come l’introduzione di un nuovo provider di posta elettronica influirà sulla privacy dei cittadini iraniani. Intanto a ciascuno sarà assegnato un indirizzo mail con il dominio “mail.post.ir”, mentre in tutto il Paese sono già stati istituiti i primi data center, al fine di supportare il nuovo sistema.

L’Iran ha discusso per anni sulla creazione di un proprio servizio di posta elettronica interna, con l’obiettivo di contrastare i provider stranieri di posta elettronica come Gmail e Yahoo.

Le statistiche ufficiali mostrano che circa la metà degli iraniani usufruisce della Rete, nonostante i continui tentativi di blocco e filtraggio imposti dalle autorità. Nel 2012 gli utenti iraniani che hanno utilizzato Internet sono stati 42 milioni, secondo l’ultimo rapporto pubblicato da InternetWorldStats.com

Al momento, le dichiarazioni rilasciate dal neo presidente eletto Hassan Rouhani qualche giorno fa, sulla necessità di allentare il filtraggio della rete e i controlli multimediali da parte delle autorità, non hanno avuto alcun effetto.

Mercoledì, 3 luglio 2013

La Repubblica Islamica adotterà una linea più morbida e distensiva nei confronti del web e del codice di abbigliamento islamico, alleggerendo il peso della censura e delle restrizioni imposte durante la precedente amministrazione. Due settimane dopo la sua vittoria, il neo presidente iraniano Hassan Rouhani ha espresso opinioni relativamente progressiste vero le libertà civili, la libertà di espressione e l’utilizzo di Internet.

In un’intervista rilasciata al magazine popolare Chelcheragh e tradotta da The Guardian, Rouhani ha dichiarato di opporsi alla segregazione dei sessi nella società, promettendo di volersi impegnare nel ridurre al minimo la censure eliminando i filtri imposti alla rete. “Nell’era della rivoluzione digitale, non si può vivere o governare in quarantena”, ha sottolineato il neo presidente iraniano. Apertura che include non solo il web e la rete, ma anche le antenne paraboliche installate nelle abitazioni, da sempre considerate illegali nel paese.

“Per lungo tempo alcuni dei principi base della nostra costituzione sono stati trascurati – ha ribadito Rouhani – soprattutto la libertà e i diritti delle persone sono stati totalmente ignorati”. In questa categoria rientrano i diritti civili, i diritti umani e la libertà di espressione.

“I sostenitori del sistema di filtraggio della rete internet ora dovrebbero spiegare se è stato un successo limitare, o peggio vietare, il flusso delle informazioni”. E ha poi aggiunto, “tuttavia i filtri non hanno impedito agli utenti di accedere a siti internet considerati immorali”. Nonostante l’accesso a centinaia di siti web iraniani fosse stato bloccato, tra cui Facebook e Twitter, milioni di iraniani hanno continuato ad accedere alla rete attraverso software anti filtraggio.

Lo stesso Rouhani ha sfruttato appieno il fenomeno dei social network, promuovendo la sua campagna elettorale attraverso le pagine di Facebook e Twitter.

“Lo spazio virtuale – ha aggiunto – è uno strumento che a seconda di come viene impiegato può offrire delle opportunità o rappresentare un minaccia. Per me hanno rappresentato un fenomeno positivo”.

Sulla questione relativa al codice religioso che rende obbligatorio un determinato tipo di abbigliamento, il presidente Rouhani si è detto contrario al giro di vite attivato contro le donne che non rispettavano l’abbigliamento obbligatorio. “Se una donna o un uomo non si conformano alle nostre regole per quanto riguarda l’abbigliamento, la loro virtù non deve diventare oggetto di discussione”.

Il presidente si è detto perfino contrario alla segregazione di uomini e donne imposta nelle università.

Qui l’articolo completo.

 

Giovedì, 27 giugno 2013

Luci e ombre del presidente Hassan Rouhani.

Il neopresidente iraniano Hassan Rouhani è accusato di aver plagiato la sua tesi di dottorato, dal titolo “La flessibilità della Sharia” in riferimento all’esperienza iraniana. Lo riporta oggi il Telegraph. Alcune parti della tesi da 500 pagine, riporta il quotidiano, sono risultate identiche ad alcune frasi scritte da un autore afgano, in un libro antecedente all’elaborato realizzato da Rouhani.

Le critiche sono state rivolte al neopresidente da alcuni attivisti iraniani residenti all’estero, i quali si sono presi la briga di analizzare ogni passaggio della tesi scritta negli anni ’90 da Rouhani, rilevando come alcuni segmenti della tesi fossero praticamente identici ad alcuni passaggi del libro di Mohamad Hashem Kamali, presidente dell’Istituto Internazionale di Studi Islamici avanzati. Gli stessi attivisti starebbero preparando una petizione per chiedere all’università scozzese di annullare il dottorato di ricerca al neopresidente Rouhani.

Intanto lo staff della Glasgow Caledonian University ha risposto di aver ricevuto di recente, prima delle elezioni del 14 giugno, la stessa richiesta da un altro attivista residente negli Stati Uniti. Ma l’accusa sembra non reggere. Secondo il portavoce dell’ateneo scozzese, dove Rouhani ha conseguito il dottorato negli ’90, ha fatto sapere di aver pubblicato online alcuni stralci della tesi, e che il dottor Rouhani nel pieno rispetto delle regole, aveva citato l’autore e il libro nella bibliografia.

Gli stessi attivisti non solo hanno messo in dubbio l’autenticità della tesi, ma hanno avanzato perplessità anche sulla frequentazione dei corsi universitari. Negli anni Novanta, Rouhani era un alto funzionario della Repubblica Islamica, perciò come è riuscito a frequentare l’università britannica di persona? Essi ritengono che Rouhani abbia intrapreso i suoi studi a distanza. Intanto dallo staff del presidente iraniano non è arrivata alcuna replica.

Al Arabya sulla questione scrive: “L’Iran ha eletto un imbroglione?”

Ma i grattacapi per il neopresidente eletto il 14 giugno scorso non sono finiti. È bastata una foto scattata qualche giorno fa, in occasione di una cerimonia ufficiale svoltasi a Tehran, per scatenare le polemiche dei media locali. La foto incriminata ritrae il neopresidente iraniano con accanto Alì Fallahian, temuto ex ministro dell’intelligence iraniano, accusato di essere stato uno dei principali fautori dei cosiddetti “omicidi a catena” di dissidenti iraniani e intellettuali negli anni del suo mandato ministeriale, sotto l’allora presidente Alì Akbar Hashemì Rafsanjani (1989/1997).

Fallahian è stato accusato di terrorismo internazionale e su di lui pendono numerosi mandati di cattura, per la sua complicità in numerosi omicidi e attentati in giro per il mondo.

Lo staff del presidente Rouhani ha replicato alle accuse, affermando che Fallahian non figurava affatto tra gli invitati ufficiali. Ma il sito Entektab che ha sostenuto la campagna elettorale di Rouhani, ha riferito che il figlio di Fallahian, Ebrahim Fallahian, ha invece sostenuto la versione opposta, ovvero che il padre è stato invitato ufficialmente alla cerimonia, aggiungendo che lo stesso Rouhani ha mostrato apprezzamento per la sua presenza.

Qui l’articolo completo.

 

Lunedì, 24 giugno 2013

Nasrin Sotoudeh, avvocato iraniano e difensore dei diritti umani, è tornata a casa. Le autorità iraniane hanno concesso alla donna diventata simbolo della lotta per la difesa dei diritti umani in Iran un permesso di 4 giorni. (Fonte International Campaign for Human Rights in Iran)

Qui il post apparso sulla pagina Facebook dell’Organizzazione e una foto scattata subito dopo il rilascio

Nasrin era stata arrestata nel settembre del 2010 con l’accusa di propaganda antigovernativa e rinchiusa in isolamento nel carcere di Evin. Nel gennaio del 2011, le autorità iraniane hanno condannato l’avvocatessa a scontare 11 anni di carcere. Pena poi ridotta a sei anni, con divieto di lavorare come avvocato per dieci anni. Dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009, Nasrin Sotoudeh aveva rappresentato e difeso numerosi attivisti dell’opposizione iraniana, arrestati dopo le rivolte del giugno 2009. Tra i suoi clienti anche il nome dell’avvocato e Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi.

Divenuta ben presto il simbolo internazionale della lotta per la difesa dei diritti umani in Iran, Nasrin Sotoudeh è stata insignita il 26 ottobre 2012 del Premio Sakharov per la libertà di pensiero dal Parlamento Europeo.

Numerosi gli appelli lanciati in questi anni dalle principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Qui l’ultimo appello di Amnesty International per la liberazione di Nasrin Sotoudeh

 

Giovedì, 20 giugno 2013

A meno di una settimana dalla nomina del neo presidente Hassan Rouhani alla guida della Repubblica Islamica, è scattato il totoministri. Chi comporrà l’esecutivo del nuovo governo iraniano? Il Tehran Times, citando l’agenzia stampa iraniana Tasnim, riporta i nomi dei candidati più gettonati; tra lo ci sarebbe anche una donna, l’unica ad aver ricoperto il ruolo di vicepresidente della Repubblica Islamica, durante gli anni della parabola riformista di Khatamì.

Per la vice presidenza sono due i nomi più gettonati: quello di Mohammad Reza Aref, il candidato riformista ritiratosi dalla corsa presidenziale tre giorni prima delle elezioni, e di Mohammad Alì Najafi, ex ministro della Scienza e della Tecnologia nel gabinetto di Mir Hossein Mousavi, ed ex ministro dell’Istruzione sotto Akbar Hashemi Rafsanjani.

Per il ministero degli esteri i nomi più gettonati sono: l’attuale ministro degli Esteri,

Alì Akbar Salehi, che potrebbe essere così riconfermato. Kamal Kharrazi, ex ministro degli Esteri sotto i due mandati del presidente riformista Mohammad Khatamì, e Mahmoud Vaezi, vicepresidente del Center Strategic Research (di cui è direttore lo stesso Rouhani) ed esperto di politica estera.

L’ex speaker del Majlis (il Parlamento iraniano), Alì Akbar Nateq Nouri, l’ex vice presidente Majid Ansari, o l’ex ministro delle industrie e delle miniere, Es’haq Jahangiri, potrebbero assumere l’incarico di ministro degli interni.

A capo dell’Organizzazione dell’energia atomica iraniana (AEOI), potrebbero essere nominati o Gholam Reza Aqazadeh e Alì Akbar Salehi, molto probabilmente verranno confermati a capo dell’AEOI, se quest’ultimo non verrà nominato ministro degli Esteri.

Per il ruolo di Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, il nome che circola è quello di Alì Akbar Velayati, conservatore vicino alla Guida Suprema Khamenei e uno dei sei candidati alle presidenziali del giugno scorso;

L’unica donna in lizza per un incarico di alto profilo è Masoumeh Ebtekar, unica donna iraniana ad aver ricoperto l’incarico di vicepresidente nel 1997, sotto il primo mandato del presidente riformista Mohammad Khatamì. Masoumeh Ebtekar sarebbe stata proposta come direttore dell’Organizzazione per la Protezione dell’Ambiente.

Bijan Namdar Zanganeh e Seyyed Kazem Vaziri Hamaned sono stati citati come possibili scelte per il posto chiave di ministro del Petrolio. Zanganeh era già stato ministro del Petrolio sotto la presidenza di Mohammad Khatamì e ministro per l’Energia sotto l’amministrazione precedente guidata da Akbar Hashemì Rafsanjani. Dal canto suo, Vaziri Hamaneh aveva ricoperto il ruolo di ministro del Petrolio sotto l’amministrazione di Mahmoud Ahmadinejad. (Fonte: Tehran Times)

 

Mercoledì, 19 giugno 2013

ore 21.40 – Oggi pomeriggio decine di donne si sono raggruppate davanti ai cancelli dello stadio Azadi di Tehran per protestare contro la decisione delle autorità iraniane di escluderle dai festeggiamenti per la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2014.

Qui la fotogallery della protesta pacifica.

ore 12.00 – Calcio, politica e diritti: l’altra sfida di Rouhani. Ieri la nazionale di calcio iraniana si è aggiudicata la qualificazione al Mondiale brasiliano del 2014, vincendo 1 a 0 contro la Corea del Sud. Grande festa per le strade di Tehran.

Qui una fotogallery dei festeggiamenti a Tehran.

Oggi alle 16 la nazionale di calcio sarà accolta allo Stadio Azadì (che in persiano vuol dire Libertà) di Tehran, per festeggiare la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2014. Tuttavia, un comunicato emesso dalla FEDERCALCIO iraniana e diffuso lunedì dall’agenzia stampa Mehr, affiliata al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza del regime, ha fatto sapere che le donne non saranno autorizzate a partecipare ai festeggiamenti presso lo stadio Azadì. (Fonte NCRI – Iran)

Intanto parte la mobilitazione sul web per protestare contro la decisione delle autorità iraniane. Qui, qui e qui i volantini di protesta che circolano sui social network, dove molti invitano le donne a recarsi allo stadio nonostante il divieto.

Sul fronte dei diritti delle donne, durante la sua campagna elettorale, il neo presidente eletto Rouhani ha dedicato ampio spazio e attenzione alle questioni relative ai diritti delle donne, promettendo di istituire un ministero per gli affari femminili e garantire la parità di genere, anche in relazione alle opportunità di lavoro.

Amnesty International ieri ha rilasciato un comunicato stampa, invitando il neo presidente Hassan Rouhani a mantenere le promesse sul rispetto dei diritti umani.

 

Martedì, 18 giugno 2013

Il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad ha incontrato oggi il presidente eletto Hassan Rouhani. I due hanno discusso di questioni di politica interna e di economia. L’incontro aveva lo scopo di “coordinamento” tra i due. Ahmadinejad ha colto l’occasione per esprimere le sue felicitazioni per la vittoria di Rouhani, augurandogli il pieno successo. Il “passaggio del testimone” tra i due avverrà il prossimo 3 agosto. (Fonti Iran Press TV)

Intanto, a tre giorni dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Islamica, non tutti vedono Rouhani come un politico moderato. Alla luce di quanto dichiarato ieri in conferenza stampa, il neopresidente ha lasciato intendere che non rinuncerà al programma nucleare iraniano, vero punto spinoso della diatriba con l’Occidente. A tal proposito riportiamo qui un’analisi pubblicata da un think thank di ricercatori e analisti del Gatestone Institute – International policy council.

I veri vincitori di queste elezioni sono Khamenei e il programma nucleare iraniano. Il primo soprattutto ha dimostrato ancora una volta di essere un grande stratega. Dei 686 candidati che volevano correre per la presidenza, sono stati scelti solo otto candidati dal Consiglio dei Guardiani, sotto il controllo di Khamenei”, si legge nel report pubblicato oggi.

“Certo, non bisogna negare che seppur in tale contesto ristretto, le persone che effettivamente hanno votato, hanno raggiunto uno dei migliori risultati possibili per il regime iraniano. La candidatura di Rouhani, inquadrato tra i moderati, ha pacificato i riformatori che chiaramente non manifesteranno contro di lui, risparmiando in tal modo al regime di dover usare i metodi della repressione.”

L’Occidente ancora una volta si accontenta di credere che Rouhani sia un moderato, ma al di là delle sue capacità diplomatiche, il risultato elettorale del 15 giugno scorso ha rappresentato l’enorme vittoria di Khamenei e del clero sciita, e una sconfitta per l’Occidente, Israele e il popolo iraniano”. [Qui l’analisi completa]

Molti analisti ritengono invece che Rouhani coniughi in sé tendenze conservatrici e riformiste. In quanto religioso egli non cerca cambiamenti radicali nella struttura di potere iraniana, come tentò di fare Ahmadinejad; nel contempo egli sostiene anche la cooperazione e l’apertura verso altri rami della struttura di potere, come il potere militare e civile. In questo senso, Rouhani ricorda l’ex presidente riformista Mohammad Khatamì. “Da Rouhani, pertanto, ci si dovrà aspettare un tono meno incendiario in politica estera, a differenza del suo predecessore Ahmadinejad, e una collaborazione forte con gli altri centri di potere nazionali, come le forze militari e di sicurezza”. [Qui la versione integrale dell’analisi]

 

Lunedì, 17 giugno 2013

ore 21.00 – Il neo presidente iraniano Hassan Rouhani, nel corso della giornata ha tenuto la sua prima conferenza stampa. Un incontro della durata di un’ora e mezza, alla quale hanno partecipato giornalisti iraniani e un numero limitato di reporter stranieri. Subito dopo l’intervento del neo presidente, la stampa ha potuto porre delle domande

Di seguito i punti essenziali del suo discorso:

1. Migliorare le relazioni con il resto del mondo

“Occorre prima di tutto interagire in modo costruttivo con il mondo attraverso una politica moderata”, ha dichiarato Rouhani davanti ai media iraniani che lo hanno soprannominato il diplomatico sceicco. “Dobbiamo rafforzare la fiducia reciproca tra l’Iran e gli altri paesi”. In questo processo di interazione costruttiva sono inclusi anche i rapporti di buon vicinato e di amicizia con tutti i suoi vicini, inclusi i paesi arabi, in particolare l’Arabia Saudita.

2. Le sanzioni occidentali

Per quanto riguarda le sanzioni occidentali, la nuova amministrazione adotterà misure necessarie per alleviare le sanzioni brutali imposte contro l’Iran. “La nazione iraniana – ha dichiarato il neo presidente eletto – non ha fatto nulla di male per meritare queste sanzioni. Le sanzioni sono solo uno strumento obsoleto che danneggiano l’economia di un Paese”.

3. La questione nucleare

Il neo presidente, nonché ex capo negoziatore sul nucleare iraniano, ha fatto sapere che l’Iran mostrerà più trasparenza sul suo programma nucleare, nel tentativo di attenuare le sanzioni e costruire quella fiducia con il resto del mondo. “Il programma nucleare iraniano – ha dichiarato Rouhani – sarà completamente trasparente e mostreremo al mondo intero che le misure adottate dalla Repubblica Islamica sul nucleare saranno completamente inquadrate all’interno di normative internazionali”.

4. Politica estera: le relazioni con gli Stati Uniti

Il neo presidente iraniano ha ribadito l’impegno nel migliorare le relazioni con i Paesi vicini, attraverso il rispetto degli interessi reciproci. Alla domanda sulla volontà degli Stati Uniti di impegnarsi in colloqui diretti con l’Iran, Rouhani ha sottolineato che “la prossima amministrazione difenderà i diritti inalienabili della nazione iraniana, nel pieno rispetto degli interessi reciproci”. Consapevole dei rapporti complicati e difficili con gli Usa, Rouhani ha aggiunto che “si tratta di una vecchia ferita che necessita di essere curata con prudenza”. E proprio nel quadro del rispetto degli interessi reciproci, il neo presidente ha sottolineato come gli americani, da parte loro e come previsto dall’accordo di Algeri, dovranno evitare di interferire negli affari interni dell’Iran; dovranno riconoscere tutti i diritti inalienabili della nazione iraniana, compresa quella nucleare; infine, dovranno abolire le politiche unilaterali verso l’Iran. “Quando tali condizioni saranno soddisfatte – ha aggiunto Rouhani – allora la strada per i colloqui sarà più semplice da percorrere”.

5. Politica estera: la questione siriana e le relazioni con i paesi del Golfo Persico

Rouhani ha sottolineato l’importanza del legame con il Golfo Persico e con i paesi arabi . “Il Golfo Persico – ha sottolineato il neo presidente – ha un’importanza strategica sia in termini politici, sia in termini economici”. In risposta ad una domanda sui legami poco amichevoli tra Iran e Arabia Saudita, Rouhani ha detto che la prossima amministrazione preparerà il terreno affinché i due paesi possano generare un’interazione economica, culturale e politica.

Alla domanda relativa alla crisi siriana, Rouhani ha dichiarato che la questione siriana dovrebbe essere risolta solo dai siriani: “La decisione finale per la sorte della Siria spetterà alla stessa nazione”. Questo non significa ha sottolineato Rouhani che appoggeremo il terrorismo, anzi “ci opponiamo fermamente al terrorismo e alla guerra civile, ma nel contempo è bene che gli altri paesi esterni interferiscano negli affari interni della Siria. (Fonti Press Tv e The Guardian)

6. Economia nazionale

“La soluzione di base per frenare l’elevata inflazione è quello di attivare la produzione, incanalare gli investimenti nella giusta direzione”. Questa è la ricetta formulata dal neo presidente iraniano per risollevare le sorti dell’economia nazionale. “Le banche e gli istituti finanziari devono essere in grado di fornire il giusto tipo di capitale, per questo le banche stesse hanno bisogno di incentivi”. A ciò si aggiunge un incremento della produttività non solo industriale o agricola, ma anche attraverso il rilancio del turismo è possibile generare posti di lavoro.

I salari minimi devono essere aumentati in proporzione al tasso di inflazione. Per questo, ha sottolineato Rouhani “il governo tenterà di varare una legge al riguardo”.

7. Politica interna e politica sociale

Il futuro governo includerà moderati, principalisti e riformisti. “Non ci saranno restrizioni – ha aggiunto Rouhani – Questo sarà un governo di speranza. Infatti, saranno prese in considerazione tutte le esigenze legali e legittime di tutti i gruppi e fazioni. E ‘il mio dovere applicare la legge fondamentale “.

(Fonte: The Guardian)

Qui il video della conferenza stampa del neo presidente iraniano Hassan Rouhani

 

ore 12.30 – Il presidente eletto Hassan Rouhani terrà oggi la sua prima conferenza stampa, dopo la vittoria di sabato. L’incontro con la stampa si terrà presso l’Expediency Council’s Center for Strategic Research. (Fonte Press TV)

Intanto continuano ad arrivare i messaggi di auguri e congratulazioni per la vittoria del moderato religioso Rouhani, eletto sabato alla presidenza della Repubblica Islamica.

Qui la lettera di congratulazioni inviata al neopresidente dalle figlie di Mir Hossein Mousavi (il leader riformista agli arresti domiciliari) e della moglie Zahra Rahnavard, pubblicata dal sito riformista Kaleme e tradotta in inglese.

“La tua vittoria alle undicesime elezioni presidenziali è il risultato ben meritato di una nazione tollerante e resistente, che ha visto la perseveranza, il sacrificio, il martirio, le carcerazioni e gli arresti, ma che ha condotto ad un risultato eccezionale il 15 giugno (25 khordad). Ci congratuliamo sia con coloro che hanno scelto di rinunciare al diritto di voto a causa delle loro preoccupazioni per il dolore e il dispiacere associato ai tragici eventi successivi al ciclo elettorale precedente, si con coloro che hanno dato vita ad una rivolta sulla base della loro speranza di cambiamento, nonostante l’incertezza sui risultati del voto. Siamo le figlie di Mir Hossein Mousavi e Zahra Rahnavard preghiamo per il vostro successo augurandovi il pieno successo. Kokab, Zahra e Narges Mousavi”

Scrive il Guardian: “L’Iran ha cambiato rotta. Ora devono fare lo stesso anche gli Stati Uniti”. La vittoria elettorale di Rouhani potrebbe pertanto contribuire ad alleviare la tensione con gli Stati Uniti. “La vittoria di Rouhani è veramente sorprendente. Si apre con lui una finestra di speranza per un allentamento delle tensioni tra Iran e Occidente sul dossier nucleare iraniano.”

L’alta affluenza alle urne ha dimostrato come gli elettori iraniani avessero sentito sulle proprie spalle il peso della responsabilità. Sono stati essenzialmente due i fattori che hanno contribuito a dirottare milioni di preferenze sul candidato moderato. Primo fra tutti, il sostegno accordato a Rouhani dagli ex presidenti Akbar Hashemì Rafsanjani e Mohammad Khatamì. Ciò ha significato che l’ala riformista e centrista si era coalizzata a sostegno di un solo uomo, mentre il voto conservatore è stato poi spartito tra gli altri cinque candidati. Il secondo fattore che ha influito positivamente è stata la prestazione di Rouhani nei tre dibatti televisivi e la sostanza del suo programma elettorale, dove prometteva di allentare la tensione con l’Occidente, porre fine alle sanzioni internazionali (accusando implicitamente Ahmadinejad per le sue posizioni e le continue provocazioni lanciate contro i suoi avversari americani e israeliani)

Quindi, scrive sempre il Guardian: “Sulla scia della vittoria di Rouhani, la prima cosa che Obama dovrebbe fare è abolire le sanzioni e soprattutto, Washington dovrà essere pronta a negoziare con l’Iran in materia nucleare.”. (Fonte: The Guardian)

Domenica, 16 giugno 2013

“Questa vittoria è una vittoria di saggezza, una vittoria di moderazione, una vittoria di crescita e di consapevolezza; una vittoria di impegno oltre l’estremismo e il malumore”. Sono state queste le prime parole pronunciate dal nuovo presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rouhani, alla Tv di Stato iraniana, promettendo di lavorare per tutti gli iraniani indistintamente. (Fonte Reuters)

Qui un video dell’annuncio della vittoria di Hassan Rouhani da parte del ministro dell’Interno iraniano, Mostafa Mohammad Najjar.

“Le elezioni di quest’anno sono state le elezioni più democratiche mai tenute in Iran”, è quanto ha dichiarato l’ex presidente Alì Akbar Hashemì Rafsanjani, grande escluso dalla sfida elettorale per decisione del Consiglio delle Guardie della Rivoluzione. “Gli iraniani – ha aggiunto – hanno dimostrato di non essere stati influenzati dalla propaganda interna ed esterna avversa. Anche i nemici dell’Iran stavolta dovrebbero ammettere che l’Iran ha tenuto le elezioni più democratiche del mondo”. (Fonte Isna)

Anche Mahmoud Ahmadinejad, oramai ex presidente dell’Iran, si è congratulato con Rouhani dopo la sua vittoria. Il nuovo presidente in carica, Hassan Rouhani entrerà ufficialmente in carica il 3 agosto 2013, su approvazione della Guida Suprema l’Ayatollah Alì Khamenei. Avrà poi un mese di tempo per presentare la sua squadra di governo al Parlamento per il voto di fiducia.

Intanto gli iraniani hanno festeggiato la vittoria di Hassan Rouhani per le strade di Tehran.

Qui, qui e qui alcuni video delle celebrazioni. Qui il report di Al Jazeera.

Qui una fotogallery dei festeggiamenti di ieri per le strade della capitale iraniana.

Bye Bye Ahmadi” è stato lo slogan più scandito ieri sera per le strade di Tehran e di molte città iraniane, dopo l’annuncio della vittoria schiacciante del candidato moderato Hassan Rouhani. Migliaia di iraniani scesi per le strade per festeggiare hanno inneggiato a Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karrubi i due leader del movimento riformista agli arresti domiciliari dal 2011, chiedendo la loro liberazione immediata.

Qui un video amatoriale girato ieri notte. Si sentono chiaramente i nomi di Mousavi e Karrubi scanditi a gran voce. “The winner of the election is the Green Movement of Iran!”, “Praise to Mousavi and Karrubi”, “Long live Mousavi and Karubi”, “Long live Aref and Rouhani”.

Balli, canti, clacson delle auto hanno scandito la lunga notte iraniana, che le autorità iraniane non hanno cercato di fermare. Le donne si sono tolte il velo, gli autisti suonavano il clacson come se volessero liberarsi da un peso emotivo, dopo una campagna elettorale in parte imbottigliata, dove ai candidati attentamente selezionati era stato proibito di organizzare grandi raduni all’aperto.

“Good Bye Ahmadinejad, Hello Rouhani”. Ma chi è Rouhani? Qui alcune analisi

Per the Guardian, Hassan Rouhani potrebbe essere un negoziatore chiave. “Molti iraniani sperano infatti che il presidente eletto sarà capace di guidare il paese fuori dal tunnel della grave crisi economica e allontanare lo spettro della guerra”.

Non è un caso che Rouhani abbia scelto proprio una chiave come simbolo della sua campagna elettorale. È interessante notare come il religioso sia passato dal rappresentare una figura centrista e moderata ad essere sostenuto dal movimento riformista iraniano quasi in toto. [Qui l’articolo completo]

Cnn si domanda se Rouhani sia un falco o una colomba. “Rouhani ha una reputazione da moderato e vuole evitare posizioni estreme, ma nel contempo non è un avversario facile. Ha alle spalle una lunga storia al servizio della difesa del paese. È stato comandante della difesa aerea iraniana. Ha un dottorato in legge conseguito in Scozia, è presidente del centro di ricerca strategico dell’Iran, pubblica regolarmente saggi”.

E ‘stato anche il capo negoziatore nucleare iraniano 2003-2005 – durante la presidenza di Mohammad Khatami, che in seguito divenne una delle figure di spicco del “Movimento Verde,”. Lo stesso Rouhani espresse sostegno all’Onda Verde.

 

Sabato, 15 giugno 2013

ore 18.05 –  Hassan Rouhani è il nuovo presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. Con oltre il 50 per cento dei voti si è assicurato l’elezione e sarà il successore di Mahmoud Ahmadinejad. Affluenza finale al 72.2 per cento su 50 milioni di iraniani che potevano votare (Fonte BBC).

ore 16.45 –  Fonti ministeriali assegnano già la vittoria ad Hassan Rouhani, il candidato religioso moderato, con oltre 14 milioni di voti complessivi conquistati al primo turno. (Fonte Press TV). Le stesse fonti ministeriali hanno fatto sapere che a Tehran i funzionari tra qualche ora annunceranno ufficialmente la vittoria del moderato.

Hanno inoltre aggiunto che lo stesso leader Supremo l’Ayatollah Khamenei nelle prossime ore ringrazierà il popolo iraniano per aver dimostrato ampia partecipazione al voto (oltre l’80% di affluenza alle urne) e annunciando ufficialmente i risultati si congratulerà con il vincitore, come è da trazione in Iran. (Fonte Dailystar). Escluso definitivamente il ballottaggio.

In questo clima di attese e conferme ufficiali, c’è un altro dato importante che arriva, ovvero il rial iraniano si è rafforzato del 4% rispetto al dollaro Usa, secondo alcuni siti web che tracciano il valore della valuta. (Fonte Reuters)

ore 14.00 –  Le ultime proiezioni non smentiscono la tendenza iniziale, con il candidato centrista Hassan Rouhani sempre in testa rispetto ai suoi avversari, con un ampio margine di preferenze. Al momento è a poco più del 50%. Alle 15.55 ora locale, infatti, Rouhani ha conquistato 11.754.000 voti, contro i tre milioni e mezzo di voti del candidato conservatore Qalibaf. Una distanza di voti enorme tra i due candidati, che porterebbe a escludere un ballottaggio (Fonte Fars News).

Finora sono state scrutinate 22.224.364 schede (oltre il 30% di schede totali). A sorpresa il candidato conservatore Mohsen Reza, ex capo delle Guardie della Rivoluzione, in quest’ultima proiezione si è collocato al terzo posto con 2.723.202 preferenze, sorpassando seppur di poco l’ex capo del nucleare e conservatore intransigente, Saeed Jalili che finora ha conquistato 2.593.169 voti.

A proposito di Jalili e di un possibile ruolo da Presidente della Repubblica Islamica, il Der Spiegel scrive: “Se prevarrà Jalili, allora significherà che l’ala radicale all’interno dell’establishment è la vera vincitrice”. Sempre il quotidiano tedesco riporta alcune dichiarazioni di un’analista dell’istituto per gli affari internazionali e per la sicurezza di Berlino (SWP): “Le elezioni in Iran – sottolinea il ricercatore – non sono libere. Non ci sono osservatori elettorali indipendenti che monitorino il processo di voto. Il risultato delle elezioni è quindi quasi impossibile da prevedere. I candidati – aggiunge – sono selezionati con cura dal Consiglio dei Guardiani, sono tutti scelti cioè direttamente o indirettamente dal leader supremo del paese, l’ayatollah Ali Khamenei”. Jalili durante la sua campagna elettorale ha spesso utilizzato lo slogan “la resistenza è la chiave del successo”. Rappresenta appieno l’ideologia della Repubblica Islamica. Per leggere l’articolo intero clicca qui.

ore 12.00 – Dai primi risultati arrivati subito dopo la chiusura dei seggi elettorali, il candidato moderato Hassan Rouhani si colloca in testa alle preferenze in molte città del Paese. Religioso ed ex negoziatore per il nucleare, Rouhani, 64 anni, ha ricevuto più del 46 per cento dei 834.859 voti scrutinati dalle 6 ora locale, all’incirca sette oro dopo la chiusura delle urne.

Al secondo posto è risultato il candidato conservatore e sindaco di Tehran, Mohammad Bagher Qalibaf, con 320.562 preferenze

Al terzo posto è risultato l’attuale capo negoziatore sul nucleare iraniano, Saeed Jalili, con 257.822 voti, seguito da Mohsen Rezaei, ex capo delle Guardie Rivoluzionarie, con 109.089 voti. (Fonti: The Guardian e Al Jazeera)

Agli ultimi posti nelle preferenze degli iraniani sono risultati l’ex ministro degli Esteri, Alì Akbar Velayati con 55.990 voti, e il poco noto ex ministro delle comunicazioni Mohammad Gharazi con 13.431 voti.

Le autorità iraniane avevano inizialmente annunciato la conta dei voti poco dopo le 2:00 (ora locale) di sabato, ma i primi dati sono giunti quattro ore dopo, una piccola differenza rispetto a quanto successe nel 2009, quando i risultati definitivi vennero annunciati nel giro di pochissime ore.

Subito dopo la chiusura delle urne, i sei candidati hanno fatto un appello congiunto a mantenere la calma, invitando la gente a non prestare attenzione alle voci di possibili vittorie prima dei risultati ufficiali. (Fonte: Al Jazeera)

Dall’Onda Verde al Colore Viola: nel 2009 i due candidati riformisti, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karrubi, agli arresti domiciliari da due anni, avevano scelto il colore verde per identificare la campagna elettorale. Colore poi adottato dai loro sostenitori. Quattro anni dopo, il candidato moderato Hassan Rouhani ha scelto il colore viola per contraddistinguere la sua campagna elettorale.

Qui e qui due fotogallery dei sostenitori di Rouhani.

Anche il candidato conservatore e pragmatico sindaco di Tehran, Mohammad Bagher Qalibaf non ha risparmiato il proprio colore per caratterizzare la sua campagna elettorale, scegliendo il colore giallo. Qui una fotogallery dei sostenitori di Qalibaf.

Venerdì, 14 giugno 2013

ore 21.00 (le 23 ore locali) –  Si chiudono i 60.000 seggi elettorali allestiti nel paese, e i 290 seggi allestiti presso le ambasciate e i consolati di 96 paesi, dopo una proroga di quattro ore in tutto il paese e di cinque ore a Teheran, a causa dell’alto afflusso di elettori. Lo ha reso noto il Ministero degli Interni iraniano (Fonte Washington Post

ore 18.30 – L’affluenza alle urne si attesterebbe intorno al 70 per cento. Lo ha reso noto il Responsabile del comitato elettorale della Provincia di Teheran. (Fonte: Press TV) “Alle 14 ore iraniane, si è registrata un’alta affluenza in tutti i 25 capoluoghi e nelle grandi città interessate dalle elezioni”, ha precisato il ministero degli Interni iraniano. (Fonte: Isna)

I seggi chiuderanno alle 21 ora locale, ha fatto sapere il ministero degli Interni.

Intanto si registrano le prime lamentele di irregolarità. Alcuni sostenitori del candidato moderato Hassan Rouhani, sostengono di aver percepito un tentativo deliberato di confondere gli elettori riformisti giunti in migliaia nei seggi elettori, omettendo di aggiornare le liste elettorali. Alcune foto scattate in uno dei seggi elettorali hanno mostrato come una lista recava ancora il nome del candidato riformista Mohammad Aref, ritiratosi dalla competizione elettorale a tre giorni dal voto; il suo nome non sarebbe stato eliminato. (Fonte: The Guardian)

Gli stessi sostenitori della Campagna di Rouhani avrebbero inviato una lettera di reclamo al Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, organo istituzionale della Repubblica Islamica con il compito di vigilare sulla buona riuscita delle elezioni, per l’errore commesso e correggere i nomi sulla lista dei candidati.

 

ore 16.40 – Il ministero degli Interni iraniano ha fatto sapere di voler prolungare l’orario di apertura dei seggi di altre due ore rispetto all’orario di chiusura ufficiale, fino alle 20 ora locale. “La decisione è stata presa in virtù dell’elevata affluenza alle urne registrate in queste ore”. (Fonte: Press TV)

Nel corso della mattinata i sei candidati rimasti in gara si sono recati ai seggi per votare.

Qui e qui le foto di alcuni candidati alle urne, una fotogallery degli elettori iraniani al voto stamani un’altra sulle tante donne in coda nei seggi elettorali allestiti nelle varie zone del Paese.

Dopo la chiusura dei seggi si passerà allo spoglio delle schede elettorali. Se nessuno dei sei candidati otterrà il 50% dei voti, si andrà al ballottaggio il 21 giugno. Quale scenario postelettorale si prospetta? A tal proposito scrive Golnaz Esfandiari, di Radio Free Press: “Secondo alcuni sondaggi pubblicati prima del voto, il sindaco di Tehran Qalibaf risultava in un testa a testa con Hassan Rouhani, ex negoziatore nucleare e unic<