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Attacco in Turchia

Secondo il governo turco dietro la strage ci sarebbero agenti del regime siriano

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La Turchia, scossa dagli attentati di sabato, accusa la Siria, additata come artefice della strage che ha portato alla morte di 46 persone. L’attacco terroristico ha destabilizzato l’intera nazione turca, che deve affrontare un bilancio demoralizzante: 732 uffici, 8 edifici pubblici, 120 case e 62 auto sono state distrutte dalle esplosioni. Il numero delle vittime potrebbe crescere considerando che 24 dei 155 feriti versano in condizioni molto critiche.

Nove persone sono state identificate e fermate dai servizi di intelligence turchi grazie al riconoscimento delle targhe automobilistiche dei soggetti in questione. Tutti e nove sono cittadini turchi e sarebbero legati a organizzazioni che appoggiano il regime siriano.

Reyhanli, la zona colpita dall’attentato, si trova a soli otto chilometri dal confine con la Siria ed è una zona di grande instabilità per via della presenza di oltre 25 mila profughi e disertori siriani, alcuni di loro aggrediti poco dopo l’attentato. “Nessuno li vuole. Devono andarsene”, ha detto un cugino di una vittima nel giorno dei funerali. La Turchia ha accolto più di 300 mila rifugiati siriani tra le sue linee di confine e questo sarebbe il motivo di un presunto attacco del regime di Bashar al-Assad.

“Gli autori possono aver deciso simili misure per attirarci nel pantano siriano”, ha detto il premier turco Erdogan che ha tuonato contro la Siria trovandosi d’accordo con le dichiarazioni del vice premier, Besir Atalay: “È stata una provocazione per creare risentimento verso i profughi siriani che invece non sono in alcun modo coinvolti”.

Il governo di Assad ha negato ogni suo coinvolgimento: “La Siria non ha compiuto e non avrebbe mai compiuto un simile gesto, non perché non ne abbia le capacità, ma perché i suoi valori non lo permettono”, ha dichiarato Omran Al-Zohbi, ministro dell’Informazione siriano, rimandando le accuse allo stesso Erdogan e al suo partito, definiti “assassini”.

La Turchia, nonostante la situazione di tensione, non invocherà l’articolo 4 del Trattato dell’Alleanza Atlantica che prevede la consultazione tra gli Stati in caso di minacce che ne minano l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza. Proprio lo scorso ottobre, Ankara richiamò l’attenzione della Nato in conseguenza dell’attacco siriano alla cittadina di Akcacale che causò la morte di cinque persone.