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Tour de France 2021: Van Aert, il campione che sarebbe piaciuto a Francesco Petrarca

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Credit: ansa foto

Il campione del Belgio Wout van Aert (Jumbo Visma) ha vinto l’undicesima tappa del 108° Tour de France, lungo i 199 km da Sorgues a Malaucène, comprendenti ben cinque GPM, tra cui la doppia scalata del Mont Ventoux. Il fuoriclasse fiammingo ha preceduto di 1’14” il duo della Trek Segafredo, composto dal francese Kenny Elissonde e dall’olandese Bauke Mollema. La maglia gialla, Tadej Pogacar (UAE Emirates), ha conquistato la quarta moneta a 1’38” dal vincitore precedendo, nell’ordine, quelli che ora appaiono come i tre probabili contendenti per i due residui posto sul podio: Rigoberto Uran (EF Education-Nippo), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) e Jonas Vinegsard (Jumbo Visma). In graduatoria, il golden boy sloveno, grazie alla giornata storta di Ben O’Connor (AG2R Citroen), secondo questa mattina alla partenza a 2’01, ha consolidato ulteriormente la sua leadership. Il colombiano Uran, infatti, è salito alla piazza d’onore con il ben più corposo distacco di 5’18”, seguito dal sorprendente giovane danese Vinegaard a 5’32” che può vantare un solo secondo di vantaggio sull’ecuadoriano Carapaz, vincitore del Giro d’Italia 2019.

Se dal punto di vista dell’economia di questa edizione della Grande Boucle, questa tappa ha detto ben poco, non c’è dubbio che, presa nella sua singolarità, quella di oggi è stata una grande giornata di ciclismo. Ad animarla è stata una fuga dei 16 corridori, consolidatasi strada facendo, nei chilometri precedenti la prima scalata del Mont Ventoux: il campione del mondo Julian Alaphilippe (Deceuninck QuickStep), Dan Martin (Israel StartUp Nation), Pierre Rolland e Quentin Pacher (B&B Hotels), Anthony Perez e Pierre-Luc Perichon (Cofidis), Wout Van Aert (Jumbo Visma), Vegard Laengen (UAE Emirates), Nils Politt (Bora Hansgrohe), Luke Durbridge (BikeExchange), Xandro Merisse e Kristian Sbaragli (Alpecin Fenix), Kenny Elissonde, Bauke Mollema e Julien Bernard (Trek Segafredo) ed il campione olimpico Greg Van Avermaet (AG2R Citroen Team).

Sulla prima ascesa dell’erta tanto cara a Francesco Petrarca, restavano solo in otto: Van Aert, Mollema, Alaphilippe, Meurisse, Perez, Elissonde, Bernard e Durbridge. La maglia iridata sfrecciava per primo sotto al GPM. Il gruppo dei migliori transitava dopo cinque minuti. La situazione restava cristallizzata fino al secondo imbocco del “Monte Calvo”, a 38 km dal traguardo. Non appena la strada cominciava ad impennarsi, partiva Elissonde. Sul francese si portavano Van Aert, Alaphilippe ed il compagno di squadra Mollema mentre gli altri cedevano di schianto. A questo punto prendeva l’iniziativa il Campione del Belgio. La maglia iridata cedeva di schianto mentre il duo della Trek Segafredo limitava i danni sull’incontenibile fiammingo. Dietro, si assisteva alla solita ecatombe causata dal ritmo vorticoso impresso dalla Ineos con Carapaz che alla fine, anziché attaccare Pogacar, decideva di allearsi con lui, anche alla luce della crisi di O’Connor. L’unico ad avere il coraggio di sfidare il Signore del Tour era Vinegaard. Il 25enne danese, vincitore a marzo della Settimana Coppi & Bartali, faceva passare un brutto quarto d’ora alla maglia gialla nei due chilometri precedenti l’ultimo GPM. Il fuoriclasse di Komenda, tuttavia, non perdeva la testa. Si faceva riprendere dal duo Carapaz – Uran, subito dopo lo scollinamento. Il trio, quasi a suggellare un’alleanza dal sapore di podio, piombava sul generoso scandinavo a duemila metri dall’arrivo.

Domani è in programma la dodicesima tappa, la prima di tre frazioni interlocutorie. Lungo i 160 km da Saint-Paul-Trois Chateaux a Nimes le difficoltà principali potrebbe presentarle il vento. Sarà la grande giornata di Mark Cavendish (Deceuninck Quick Step) al primo match point per eguagliare il record del sommo Eddy Merckx.

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