Parigi-Roubaix 2026: Mathieu e Tadej a caccia di leggende diverse
Domani andrà in scena l’edizione n° 123 della Parigi-Roubaix, la corsa delle pietre. Si correrà lungo 258 chilometri di cui poco meno di 55 sul pavé. Le previsioni del tempo sono incerte con una discreta possibilità di pioggia, nella miglior tradizione dell’Inferno del Nord. Il percorso ha subito variazioni minime con una lievissima diminuzione sia del chilometraggio che dei tratti in acciottolato. In tema di sicurezza, oltre alla conferma delle quattro curve rallentatrici all’entrata nella Foresta d’Arenberg, c’è da segnalare l’introduzione, al chilometro 115, d’una salita di 800 metri in pavé denominata Briastre. Questa piccola asperità, simile a un muro del Giro delle Fiandre, dovrebbe causare un primo frazionamento del gruppo che, in questo modo, si presenterebbe meno folto all’imbocco della foresta, limitando, si spera, il rischio di cadute.
Reduci dagli epici duelli alla Milano-Sanremo e al Giro delle Fiandre, il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) e l’olandese Mathieu van der Poel (Alpecin Premier Tech) si dividono i favori del pronostico. Allo sloveno, trionfatore delle ultime quattro classiche monumento, manca solo la corsa delle pietre per completare la cinquina, riuscita fino ad oggi solo ai tre sommi fiamminghi: Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck e Rik Van Looy. Un trionfo al velodromo, inoltre, terrebbe vivo il sogno del fuoriclasse di Komenda di realizzare la scala reale, conquistando, primo nella storia, le cinque monumento nella stessa stagione, impresa tale da far sembrare poca cosa anche l’accoppiata Giro-Tour.
Non sono inferiori, però, le motivazioni del nipote di Raymond Poulidor. Eguagliate l’anno scorso le triplette del francese Octave Lapize (1909-1911) e dell’italiano Francesco Moser (1978-1980), l’olandese vuol diventare il primo a vincere quattro edizioni consecutive, raggiungendo, al contempo, i due fiamminghi, primatisti assoluti in fatto di successi al velodromo: il già citato Roger De Vlaeminck e il più recente Tom Boonen. Ci sono, però, anche altri corridori che possono aspirare al successo finale domenica. Il danese Mads Pedersen (Lidl Trek) e il fiammingo Wout van Aert (Visma Lease a Bike) hanno certificato sui muri della Ronde un ottimo stato di forma mentre un altro belga, Jasper Philipsen (Alpecin Premier Tech), sarebbe il grande favorito in caso d’arrivo in volata. Infine, c’è Filippo Ganna (Ineos Grenadiers). Il piemontese, già vincitore della Roubaix a livello giovanile 10 anni fa, pur essendo in forma stratosferica, ha rinunciato al Fiandre domenica scorsa per giocare al meglio le sue carte sulle pietre.
Un successo di Ganna, a un lustro da quello di Sonny Colbrelli, ultima vittoria azzurra in una classica monumento, regalerebbe all’Italia il 15° trionfo nell’Inferno del Nord. Detto in precedenza della tripletta di Moser, non possono essere dimenticate le doppiette, a 100 anni di distanza, dello spazzacamino d’Aosta, Maurice Garin (1896-97), e dell’indimenticabile Franco Ballerini (1995 e 1998). Nell’albo d’oro della corsa non poteva mancare il campionissimo Fausto Coppi (1950), la cui vittoria fu al centro d’un trittico azzurro aperto dal fratello Serse (1949) e chiuso dal veneziano Antonio Bevilacqua (1951). Non va dimenticato il parmense Jules Rossi (1937), emigrato che non volle mai abbandonare la cittadinanza italiana al contrario di Garin, che rinnegò a ripetizione il Paese natio. Felice Gimondi (1966), fresco vincitore del Tour de France, seppe trionfare prima dell’inizio dell’era fiamminga, 10 successi di fila tra il 1968 e il 1977. Infine, Andrea Tafi (1999), unico italiano capace di conquistare in carriera sia Fiandre che Roubaix, solitario al velodromo in maglia tricolore dopo aver domato le pietre.