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Mondiali ciclismo 2022: un marziano a Wollongong

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Remco Evenepoel è il nuovo campione del mondo Élite in linea. Il millennial fiammingo ha conquistato la maglia iridata con una vittoria enfatica in solitario, non dissimile da quella di Bernard Hinault a Sallanches nel 1980. Dieci anni dopo l’ultimo successo belga, targato Philippe Gilbert a Valkenburg nel 2012, la nazione regina della bicicletta ha conquistato il suo 28° titolo, consolidando la sua storica supremazia globale. Per parte sua, Evenepoel, a 25 mesi dalla spaventosa caduta al termine della discesa del Muro di Sormano al Giro di Lombardia 2020, ha stampato il suo marchio sul ciclismo mondiale completando uno straordinario poker stagionale che lo ha già visto trionfatore sui traguardi della Liegi, di San Sebastian e della Vuelta Espana.

La gara odierna è stata caratterizzata da tre momenti chiave. Il primo, a 70 chilometri dal traguardo, quando il belga ha colto di sorpresa i suoi principali avversari, entrando in un gruppo di contrattaccanti partito all’inseguimento della fuga mattutina, ormai in via di esaurimento. Successivamente, al penultimo passaggio sul traguardo, allorché Evenepoel è andato a riprendere Alexei Lutsenko, che era scattato qualche istante prima. I due hanno, a questo punto, inscenato un piccolo Trofeo Baracchi, scavando in otto chilometri un distacco di quasi un minuto sugli ex compagni di fuga. Infine, ai meno 25 dall’arrivo, quando Remco ha salutato il kazako, allungando in via definitiva con l’azione che lo ha poi portato alla vittoria.

Ad ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, della superiorità odierna del non ancora 23enne corridore di Aalst, alle sue spalle, proprio nell’ultimo chilometro, ha avuto luogo un ricompattamento generale che ha portato il gruppo a giocarsi in volata i restanti posti sul podio. Lo sprint dei battuti, a 2’22” dal vincitore, ha visto il francese Christophe Laporte conquistare l’argento, precedendo l’australiano Michael Matthews, con gli azzurri Matteo Trentin ed Alberto Bettiol giunti rispettivamente quinto e settimo. Il margine intercorrente tra il vincitore ed il secondo classificato è il più ampio degli ultimi 54 anni dopo i 9’51” che Vittorio Adorni inflisse al recentemente scomparso Herman Van Springel al termine di quella straordinaria cavalcata sul circuito dei Tre Monti di Imola l’1 settembre 1968. Un giorno indimenticabile, quello, per me e, soprattutto, per mio padre, accanito sostenitore dell’elegantissimo campione parmense.

La gara odierna dell’Italia, al di là dei piazzamenti finali, è stata dignitosa. L’esordiente Commissario Tecnico, Daniele Bennati, ha mosso al meglio, le limitate pedine a sua disposizione. Samuele Battistella, iridato Under 23 nel 2019 ad Harrogate, è stato protagonista della lunga fuga iniziale, pagando poi dazio alla distanza. Lorenzo Rota, diventato capitano in corsa, ha sfiorato la conquista d’una medaglia, sfumata negli ultimi metri a causa dell’attendismo suo e dei suoi tre compagni di fuga che, marcandosi all’eccesso prima della volata, hanno consentito al gruppo di rientrare. Oggi, in ogni caso, il bergamasco ha fatto capire al pubblico italiano il perchè sia lui, secondo il ranking UCI, il nostro miglior ciclista.

Cala il sipario sulla rassegna iridata australiana. Dalle molte rinunce di corridori di spicco, causa la lunghezza del viaggio, all’incredibile incidente occorso a Mathieu Van der Poel, non sono mancati i colpi di scena. L’Italia, smaltita la delusione per il mancato successo di Filippo Ganna, si è parzialmente riscattata con l’oro, nella crono under 23 femminile, di Vittoria Guazzini, l’argento a squadre nella prova mista contro il tempo, ed il bronzo di Silvia Persico nella gara che ha consegnato all’olandese Annemiek van Vleuten il record destinato a durare in eterno: Giro, Tour, Vuelta e Mondiale nello stesso anno. Per i colori azzurri, attendiamo tempi migliori.

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