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Liegi-Bastogne-Liegi 2022: più rosa che azzurro nelle speranze d’Italia

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Si correrà domani, in mattinata al femminile per la sesta volta e nel pomeriggio al maschile per la 108va, la quarta delle cinque classiche monumento stagionali. Stiamo parlando della Liegi – Bastogne – Liegi, la cui prima edizione fu disputata nel 1892., data che la rende la più antica tra le corse elitarie. La Doyenne, com’è universalmente nota tra gli addetti al lavoro, si svolgerà lungo 142 chilometri per le donne che saliranno a 255 per gli uomini. La differenza sostanziale consisterà nel fatto che la versione rosa partirà da Bastogne, risparmiandosi i 100 chilometri iniziali percorsi dai colleghi, decisamente i meno impegnativi. Con ben 125 chilometri in comune, le difficoltà altimetriche tra le due versioni saranno analoghe comprendendo, anche per le donne, le Cote tradizionali che hanno reso leggendaria la corsa, a cominciare dalla Redoute per finire con la Roche – aux – Faucons, prima dell’arrivo in centro città in Boulevard d’Avroy.

Tra le ragazze si profila un duello Italia – Olanda con Elisa Longo Borghini (Trek Segafredo), fresca vincitrice della Parigi Roubaix, e Marta Cavalli (FDJ Nouvelle – Aquitanie Futuroscope), che mercoledì ha aggiunto la Freccia Vallone all’Amstel Gold Race conquistata il 10 aprile scorso, che tenteranno di contrastare Demi Vollering (Team SD Worx), vincitrice dodici mesi fa, l’eterna Marianne Vos (Jumbo Visma) e Annemiek Van Vleutem (Movistar Team Women). In ogni caso, va detto che la campagna del Nord ha già prodotto risultati eccezionali per l’Italia in rosa. Se poi arrivasse anche la ciliegina sulla torta, tanto meglio.

In campo maschile, il primo nome che viene in mente è quello di Julian Alaphillipe (Quick – Step Alpha Vinyl Team). Il campione del mondo, che ha preparato la Doyenne in modo meticoloso, ha un conto aperto con la Liegi, avendo subito due beffe slovene nelle ultime due edizioni, proprio sulla linea del traguardo: nel 2020 arrivò a braccia alzate, solo per vedersi superato dal colpo di reni di Primoz Roglic (Jumbo Visma), finendo poi retrocesso per scorrettezze, mentre l’anno scorso, quando sembrava che la sua volata fosse quella vincente, fu fagocitato da Tadej Pogacar (Team UAE Emirates) negli ultimi cinquanta metri. Senza i dioscuri del Tricorno in gara, potrebbe essere la volta buona per l’iridato. L’assenza del fuoriclasse di Komenda comporterà il passaggio dei gradi di capitano nella squadra del golfo all’elvetico Marc Hirschi, grande protagonista nelle ultime due edizioni. La piazza d’onore nella Parigi – Roubaix non può aver saziato Wout van Aert (Jumbo Visma), al rientro da uno stop forzato causato dal COVID. Il campione del Belgio esordirà domenica nella Liegi, una gara che molti non ritengono sia adatta alle sue caratteristiche, deciso a sorprendere per l’ennesima volta il mondo delle due ruote. Chi, invece, appare in grandissima forma e può giustamente ambire a completare l’accoppiata delle Ardenne è Dylan Teuns (Bahrain Victorious). Il trentenne di Diest, brillante quest’anno anche al Giro delle Fiandre, potrebbe mettere tutti d’accordo replicando l’impresa di mercoledì sul Muro d’Huy.

Difficile immaginare che tra coloro che lotteranno per la vittoria ci saranno portacolori azzurri. Piange il cuore affermare ciò parlando d’una corsa che nell’arco di 25 anni, dal 1982 al 2007, ha visto un italiano per ben 11 volte primeggiare. Infatti, dopo l’estemporaneo successo nel 1965 di Carmine Preziosi, un’avellinese emigrato in Belgio al seguito del padre minatore, l’11 aprile 1982 Silvano Contini illuminò d’azzurro la Pasqua della folta comunità italiana in Vallonia. Seguì poi il poker di Moreno Argentin, tris consecutivo dal 1985 al 1987 con ciliegina sulla torta quattro anni dopo, che fece da preludio alle doppiette di Michele Bartoli e Paolo Bettini. La seconda vittoria del cecinese, nel 2002, incorniciò una delle più grandi giornate del nostro ciclismo. Bettini, infatti, precedette, in una volata fratricida, il compagno di squadra Stefano Garzelli, con Ivan Basso, Mirko Celestino e Massimo Codol che andarono a completare una irripetibile scala reale tricolore. Due anni dopo ci fu il fantastico exploit di Davide Rebellin che, nella settimana più luminosa della sua carriera, centrò la tripletta delle Ardenne, (Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi – Bastogne Liegi), una impresa poi ripetuta solo da Philippe Gilbert nel 2011.

Dodici mesi dopo l’exploit del campione vallone sembrava che Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan) potesse iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della Doyenne solo per venire scavalcato a 500 metri dall’arrivo dal kazako Maksim Iglinskij. Lo squalo sarà al via domani, probabilmente per l’ultima volta in una corsa che, pur addicendosi alle sue caratteristiche, gli è sempre sfuggita. I due toscani Alberto Bettiol (EF Education Easy Post) e Diego Ulissi (Team UAE Emirates) tenteranno d’essere protagonisti anche se, per il secondo, è forte il rischio di venire sacrificato a sostegno di Hirschi. Premesso che non si può che sperare in una prossima rinascita del ciclismo italiano anche al maschile, è improbabile che questo percorso virtuoso abbia inizio domani.

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