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Giro d’Italia 2022: un canguro sulle dolomiti

Immagine di copertina
Credit: ANSA

Alessandro Covi (UAE Team Emirates) ha vinto la ventesima tappa del 105° Giro d’Italia, la tradizionale cavalcata dolomitica che ha portato i corridori da Belluno al Passo Fedaia attraverso 168 durissimi chilometri. Il corridore di Borgomanero ha compiuto una splendida impresa con un attacco solitario di 55 chilometri iniziato sulle rampe dal Passo Pordoi. Alla piazza d’onore si è classificato a 32″ lo sloveno Domen Novak (Bahrain Victorious) con l’abruzzese Giulio Ciccone (Trek Segafredo), terzo a 37″.

Venendo alla lotta per la vittoria finale, con un azione perentoria a quattro chilometri dal traguardo, nel durissimo rettilineo che porta da Malga Ciapela a Capanna Bill, l’australiano Jai Hindley (Bora Hansgrohe) ha conquistato la maglia rosa, ribaltando, probabilmente in modo decisivo, la classifica generale. Il ventiseienne di Perth ora guida la graduatoria con 1’25” sul campione olimpico, l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) ed 1’51” sul basco Mikel Landa (Bahrain Victorious). A meno di eventi impensabili, domani l’Arena di Verona assisterà all’incoronazione del primo australiano a conquistare il Giro d’Italia.

In partenza, dopo 20 chilometri, non senza tribolazioni, partiva la fuga sindacale, forte di 15 corridori: il trevigiano Andrea Vendrame (AG2R Citroen), l’olandese Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix), il tedesco Lennard Kamna (Bora Hansgrohe), lo sloveno Domen Novak (Bahrain Victorious), i tulipani Gjis Leemreize e Sam Oomen (Jumbo Visma), lo spagnolo Antonio Pedrero (Team Movistar), il belga Sylvain Moniquet (Lotto Soudal), il canturino Davide Ballerini e Mauri Vansevenant (Quick Step Alpha Vinyl), il veneto Edoardo Zardini (Drone Hopper Androni Giocattoli), il teatino Giulio Ciccone (Trek Segafredo), il piemontese Alessandro Covi ed il veronese Davide Formolo (UAE Team Emirates) e l’olandese Thyman Arensman (Team DSM). Gli attaccanti scalavano il Passo San Pellegrino, prima asperità di giornata, con un vantaggio di 5’30” sul gruppo. L’ascesa veniva affrontata in modo tranquillo sia dai battistrada che dal gruppo con il vantaggio che restava immutato. A questo punto Landa schierava la squadra davanti. Il treno Bahrain, tuttavia, non riusciva ad incidere sul vantaggio dei fuggitivi.

A metà salita del Pordoi partiva Covi mentre cedevano Vendrame, Van der Poel, Zardini e Moniquet. Il corridore di Borgomanero andava a conquistare la Cima Coppi con un vantaggio di un minuto e mezzo sui più immediati inseguitori e cinque sul gruppo. Covi, poi, si gettava a velocità vertiginosa nella lunga discesa verso Caprile, punto d’inizio della salita finale a 14 chilometri dall’arrivo, dove transitava con due minuti e mezzo sugli ex compagni di fuga e ben sei sul gruppo dei migliori.

La lontananza dei big dai battistrada induceva la Bahrain a dare libertà a Novak che partiva tardivamente all’inseguimento di Covi. Dietro, nel frattempo, si decideva il destino della corsa. Il forcing Ineos portava al cedimento di Landa ma non di Hindley che, anzi, scattava ai meno quattro, subito francobollato da Carapaz. Sulla strada i due incontravano Kamna, disperso della fuga di giornata. Il vincitore dell’Etna produceva un ultimo sforzo che fiaccava la resistenza dell’ecuadoriano. Con balzi giganteschi il canguro di Perth saltava verso il traguardo mentre la locomotora andava in avaria, rischiando di perdere anche la seconda posizione in graduatoria dal rientrante Landa.

Un inno mai ascoltato in precedenza nella storia della corsa rosa suonerà domani all’Arena nel tramonto primaverile veronese.

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