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“Io campione paralimpico, invalido per l’uranio impoverito, non vengo convocato dall’Italia”, su TPI la testimonianza del colonnello Calcagni

"Chi dovrebbe essere al mio fianco non mi protegge", a TPI parla l' ex pilota, elicotterista in Bosnia durante la guerra. Una petizione su Change.org chiede la sua convocazione per Tokyo 2021

Di Anna Ditta
Pubblicato il 22 Set. 2020 alle 19:48 Aggiornato il 22 Set. 2020 alle 20:54
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Immagine di copertina
Il colonnello Carlo Calcagni

“Voglio solo continuare a vivere. Oltre alle cure, alle dialisi, agli interventi. Voglio solo correre, perché è quello che mi fa vivere. C’è una grande differenza tra vivere e sopravvivere: sopravvivo grazie alle terapie, ma vivo grazie allo Sport”. Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d’Onore, paracadutista, pilota e istruttore di volo di elicotteri, è campione di ciclismo paralimpico, ma è anche simbolo di resilienza, perché da qualche anno lotta contro una condizione di salute gravemente compromessa a causa di varie patologie tra cui la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) da uranio impoverito. Calcagni è il protagonista dell’iniziativa lanciata da un gruppo di suoi sostenitori, che vogliono vederlo gareggiare alle Paralimpiadi di Tokyo 2021.

Il colonnello, infatti, non è stato ancora inserito nella “rosa” dei possibili atleti della nazionale di ciclismo paralimpico che saranno convocati per i Giochi, ma una petizione lanciata pochi giorni fa su Change.org per chiedere la sua partecipazione ha già superato le mille firme. A sostegno dell’iniziativa si è schierato anche il rapper J-Ax, che alcuni giorni fa ha pubblicato su Instagram una foto con Calcagni.

Contattato telefonicamente da TPI, Calcagni commenta: “Ci tengo a precisare che non è una mia iniziativa, né si tratta di una polemica. È soltanto un’azione da parte di tante persone che mi vogliono bene e che mi vedono come un simbolo e un atleta prima di tutto, che può ben rappresentare l’Italia perché – fino a prova contraria – sono custode di valori importanti, quei valori per cui molti miei colleghi hanno dato la vita. Senza timore di essere smentito, sono il più forte ciclista paralimpico al mondo nella mia categoria. La squadra nazionale che ci rappresenta, ovunque nel mondo, deve avere i migliori atleti a disposizione, perché rappresenta tutti Noi Italiani, non è una squadra o una società ‘privata’, quindi è ovvio che il popolo dica la sua e manifesti il suo malcontento sulla possibilità di non vedermi alle prossime Paralimpiadi”.

Poi aggiunge con un filo di amarezza: “Oggi non sono in grado di salvare la mia vita, ma al mio fianco non c’è nemmeno chi dovrebbe proteggermi e darmi piena considerazione per ciò che ho fatto. L’iniziativa nasce esclusivamente per porre il tema all’attenzione di chi potrebbe fare qualcosa, ma resta indifferente alle mie richieste di aiuto”.

L’immagine diffusa dai sostenitori della campagna

Il Comitato Italiano Paralimpico, contattato da TPI per un commento sulla questione, fa sapere che le scelte sulle convocazioni spettano ai tecnici delle diverse federazioni – in questo caso la Federciclismo – sulla base di parametri tecnici specifici, e non quindi al comitato stesso. Ma perché la Federciclismo finora non ha convocato Calcagni, nonostante i suoi risultati sportivi consolidati?

“No, nell’esercito non c’è un problema di discriminazione”, risponde Calcagni quando gli chiediamo se la ragione della mancata convocazione sia da cercare lì. “Ho la solidarietà di tantissimi colleghi, non solo quelli che mi conoscono direttamente, ma anche quelli che hanno imparato a conoscermi. Il problema è più grosso e non riguarda solo Carlo Calcagni, ma tanti che hanno servito e ne pagano le conseguenze per la responsabilità di qualcuno. Noi non stiamo cercando colpevoli ma vogliamo solo essere rispettati, chiediamo una presa di coscienza e un riconoscimento pubblico, non solo quello dei decreti”.

Il riferimento di Calcagni è all’ostracismo che ancora oggi si trovano talvolta ad affrontare le  vittime dell’uranio impoverito e i militari che si sono ammalati della cosiddetta ” Sindrome dei Balcani“, una lunga serie di malattie – per lo più linfomi di Hodgkin e altre forme di cancro – che hanno colpito i soldati italiani al ritorno dalle missioni internazionali. “Io mi ritengo fortunato, ho ricevuto il riconoscimento della causa di servizio, ma per tanti colleghi – anche tanti deceduti – non è stato così”, spiega Calcagni. “Ho nei loro confronti la responsabilità di portare avanti la mia testimonianza, che è senza dubbio scomoda, ma è mio dovere. Non posso tacere una realtà che ha fatto  quasi 400 morti e oltre 7mila malati. Questo non si può nascondere”.

“Ho collaborato con la  Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, sono stato consulente personale dell’allora ministro Elisabetta Trenta, che mi ha voluto al tavolo tecnico istituito a febbraio 2019 proprio sul problema ‘uranio impoverito'”, ricorda il campione paralimpico. “Non si può non parlare di un argomento oggetto ormai di dibattito pubblico, eppure c’è ancora questa pressione nei confronti di chi – come il sottoscritto – parla di uranio impoverito. Ma come puoi non parlare di qualcosa che ti ha devastato, che ha cambiato radicalmente la tua vita? Eppure quando chiedo perché è successo e continua ad accadere tutto questo, ancora oggi, continuo a non avere risposte”.

Chi è Carlo Calcagni

Calcagni, 52 anni, nel 1996 era pilota elicotterista in Bosnia-Erzegovina, dove recuperava feriti e salme durante la guerra, lavorando in un ambiente ritenuto particolarmente inquinato per i residui tossici prodotti dalle esplosioni del munizionamento utilizzato, che contenevano uranio impoverito. Nel 2002, dopo aver scoperto un grave quadro clinico con diverse patologie multiorgano, ha iniziato il suo calvario e nel 2007 gli è stata riconosciuta l’invalidità al 100 per cento permanente da parte della Commissione Medica Militare dell’Ospedale di Taranto.

L’infermità è stata riconosciuta dipendente da causa e fatti di servizio riconducibili all’attività svolta durante la missione internazionale di pace nei Balcani, sotto l’egida dell’Onu, durante la quale Calcagni ha subito una massiccia contaminazione di metalli pesanti che hanno “invaso” ogni sua cellula, scatenando una gravissimo stato patologico, tra cui la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) generata dai metalli pesanti e da tutte le sostanze tossiche che sono “penetrate” persino nel suo Dna e nel midollo, per cui è in lista d’attesa per trapianto di midollo allogenico (nonostante sia stato attivato il registro internazionale dei donatori di midollo, non c’è ancora un donatore compatibile).

Calcagni è Due Medaglie d’Oro, nella cronomentro individuale e nella gara in linea, in Coppa del Mondo a Maniago del 2015 e Tre Medaglie d’Oro, agli Invictus Games di Orlando del 2016, due nel ciclismo, cronometro individuale gara in linea, ed una nel canottaggio indoor, rowing. Per sopravvivere si sottopone a cure quotidiane molto pesanti (come: 7 iniezioni appena sveglio, 4-5 ore di flebo, circa 300 compresse, ossigenoterapia per almeno 18 ore al giorno, sauna ad infrarossi, lettino ad infrarossi, dorme “attaccato” al ventilatore polmonare) e si sottopone, settimanalmente a plasmaferesi. Terapie che gli permettono di affrontare e contrastare le sue numerose patologie, tra cui mielodisplasia, fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria, disfunsione ipofisaria, cardiopatia, sensibilità chimica miultipla, polineoropatia cronica, degenerativa ed irreversibile, con Parkinsonismo, sindrome da fatica cronica. Alla sua storia è dedicato anche il docu-film del regista Michelangelo Gratton “Io sono il Colonnello”.

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