A come Srebrenica, il monologo teatrale che ha spiegato il genocidio a migliaia di spettatori

Di Linda Caglioni
Pubblicato il 11 Lug. 2020 alle 16:02 Aggiornato il 11 Lug. 2020 alle 16:06
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Immagine di copertina
Roberta Biagiarelli (c)luigiottani

Apprendere un nuovo alfabeto, sforzarsi di fare propria una grammatica sconosciuta per capire la terra di Bosnia che sta al di là dal mare. È da questo bisogno che ormai 22 anni fa è nato A come Srebrenica, lo spettacolo dell’attrice marchigiana Roberta Biagiarelli che questa sera interpreterà il monologo su Radio3 Suite, in occasione dei 25 anni trascorsi dal genocidio in cui oltre 8mila musulmani sono stati uccisi dalle milizie serbo-bosniache del generale Ratko Mladic. “Chi ha voglia di entrare in empatia con Balcani deve studiare tanto. E, anche dopo tanti anni di studio, deve accettare di tornare da quei luoghi con più domande di quante ne avesse prima di partire”.

Roberta Biagiarelli ha accettato questo patto nel 1998, l’anno in cui, ispirata dal libro di Luca Rastello La guerra in casa, decise di approfondire una delle parentesi più buie della nostra storia recente: “Prima di quel libro non avevo mai intercettato la Bosnia. Ma leggere quelle pagine mi ha messa davanti all’urgenza di conoscere qualcosa di cui si sapeva ancora troppo poco”.

Per comprendere la tragedia di Srebrenica e tradurla in un prodotto artistico da offrire a migliaia di spettatori, Roberta è andata e vedere con i suoi occhi cosa fosse successo in quel fazzoletto di terra sconosciuto. E prima ancora che il nome di quella località entrasse nel lessico noto della guerra bosniaca, Roberta ha fatto sua quella città, cercando di assorbirne il dramma attraverso le voci di chi la abitava: “Ho visto persone che non erano neanche più persone, donne che guardavano la videocassetta dove si mostrava l’esecuzione dei loro figli solo per poterli rivedere. Srebrenica è un luogo legato al turismo della morte, che torna a vivere puntualmente ogni anno, a luglio, quando la gente ritorna in massa per le celebrazioni. Il resto dell’anno è un posto morto”.

A come Srebrenica è un “assedio di parole”, un’ora e venti di monologo senza musica e senza orpelli in cui viene ricostruita la sequenza temporale del conflitto per come si sviluppò su quel fazzoletto di terra: “È un’alternanza di racconti di sopravvissuti, di capi di imputazione al Tribunale dell’Aja, del mio io narrante. La forza di Srebrenica è che è un testo vivo, che si modella sui nuovi dettagli della vicenda, continua a cambiare – spiega Biagiarelli. – Più che monologo è una testimonianza. È un pezzo della nostra storia del Novecento rimasta irrisolta. Anche per questo, proprio perché riguarda il nostro presente e chiama in causa il tipo di Europa in cui vogliamo vivere, continua a essere portato in giro dopo 22 anni”.

Roberta Biagiarelli (c)luigiottani

Oltre all’Italia, A come Srebrenica, nelle sue 600 repliche, ha raggiunto Sarajevo, Tuzla, Vienna, Gerusalemme, la Spagna, la Svizzera. L’anno scorso, il 19 febbraio, è anche approdato al Parlamento Europeo a Bruxelles. Il lungo successo del testo che questa sera sarà sulle frequenze di Radio3 Suite è dovuto al potenziale formativo che porta con sé. “Ho divulgato a migliaia di persone la storia di Srebrenica, quando ancora i media non ne parlavano abbastanza. Il pubblico qualche volta ha visto lo spettacolo più volte, in tantissimi studenti mi hanno scritto per ringraziarmi, confermando che avevo fatto conoscere loro qualcosa di cui non avevano mai sentito parlare. Invece i fatti accaduti in quel luogo dal nome impronunciabile e pieno di consonanti andrebbero studiati già alle elementari. Solo con la consapevolezza, solo con la costruzione di un punto di vista critico, ci difenderemo dal ritorno di nuovi genocidi”.

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