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Sanremo, la storia di Cavallo Pazzo

Di Marco Nepi
Pubblicato il 5 Feb. 2020 alle 20:12 Aggiornato il 5 Feb. 2020 alle 20:14
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Immagine di copertina

La storia del Cavallo pazzo a Sanremo

Nel 2019, durante la terza serata del Festival di Sanremo 2019, Fabio Rovazzi ha invitato Fausto Leali sul palco per uno sketch comico, regalando al pubblico momenti di ilarità.

Il noto interprete di Ti lascerò ha sorprendentemente accettato di rendere omaggio a Cavallo Pazzo, alias Mario Appignani, l’iconico disturbatore della kermesse canora del 1992. Durante il 42° Festival di Sanremo, vinto da Luca Barbarossa con Portami a ballare, il noto disturbatore rubò la scena ai concorrenti invadendo il palco sul quale si sarebbe esibito poco dopo proprio Leali con la canzone Perché.

“Questo Festival è truccato, e lo vince Fausto Leali con il brano”, riuscì a dire Cavallo Pazzo prima di essere trascinato via dalla sicurezza e dallo stesso Pippo Baudo, presentatore di quel Festival.

Mario Appignani è un attivista noto soprattutto per le sue azioni di disturbo effettuate in diverse manifestazioni. Nel corso degli anni Settanta, fu uno dei leader degli Indiani metropolitani, l’area libertaria e creativa del Movimento del ’77, il movimento politico che nacque spontaneamente come evoluzione dei movimenti studenteschi e operai del Sessantotto. Proprio nel 1977, Appignani scelse lo pseudonimo di Cavallo Pazzo, guidando la contestazione contro il politico sindacalista Luciano Lama alla Sapienza. L’attivista partecipò anche alle manifestazioni contro il nucleare a Montalto di Castro.

Cavallo Pazzo è un personaggio controverso. L’attivista sostenne che la Questura di Roma decise di far pedinare l’intellettuale Pier Paolo Pasolini negli ultimi due mesi prima dell’omicidio, per salvaguardarne l’incolumità.

Nel 1987, invece, denunciò Fabio Caparezza per circonvenzione di incapace nei confronti del pittore Renato Guttuso, scomparso da poco. Successivamente la sua accusa si rivelò calunniosa. Tra il 1991 e il 1992, tentò ripetutamente di passare alcuni messaggi, sempre interrotti, durante le dirette televisive. Cavallo pazzo urlò contro Pippo Baudo durante la consegna dei Leoni d’oro della 48° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, e, nel ’92, invece, riuscì a salire sul palco dell’Ariston. Riguardo a quest’ultima “invasione”, Appignani sostenne che fosse stato “tutto organizzato con la regia di Pippo”.

Cavallo Pazzo riuscì poi a disturbare anche il match Roma-Cagliari allo Stadio Olimpico, il 23 ottobre 1994.

Il 13 aprile 1996, Appignani morì all’ospedale Spallanzani di Roma a causa di AIDS. Il sindaco Francesco Rutelli decise che il suo funerale sarebbe stato pagato dal Comune di Roma. La cerimonia, purtroppo, fu agitata e vide accapigliarsi alcuni parenti del disturbatore. Nel 1997 venne fondata a Venezia l’Associazione culturale Mario Appignani, Circolo ”Cavallo Pazzo”, con sede in Via Cimabue 1. I fondatori furono lo scrittore e attore Marco Erler, lo sceneggiatore Fabio Piccioni, l’avvocato Riccardo Scarpa, l’imprenditore Sisto Petrangeli, l’avvocato Roberto Ugazio.

L’Associazione voleva promuovere “gli atti di coraggio di persone ed enti morali che difendono i principi di libertà”.

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