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Linus a TPI: “Oggi non si può più dire niente, altro che battuta volgare sulla sessualità”

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Pasquale Di Molfetta, alias Linus, direttore artistico di Radio Deejay. Credit: Radio Deejay

È successo stamattina. Linus, nel suo storico programma Deejay chiama Italia, con Nicola Savino su Radio Deejay, ha citato il 26enne cantautore britannico Harry Styles (già One Direction) e la sua love story gossipara di cui si parla da giorni con la stupenda attrice Olivia Wilde.

Il conduttore ha chiosato con una battuta: “Ci sono molte interpretazioni sulla sua sessualità: dicono che è guarito. Sto scherzando anche su questo, ovviamente…”. Nonostante la battuta con annessa immediata chiarificazione, sui social è partita la classica shit storm nei confronti del nostro, soprattutto su Twitter, sotto la bandiera dell’hashtag #radiodeejayisoverparty.

Linus, c’è chi dice che lei stamattina abbia fatto una gaffe imperdonabile.
“Non è una gaffe! Non lo è. Se si va sul mio profilo Instagram si vede esattamente come stanno le cose: c’è il video. Stavo parlando bene di Harry Styles, dicendo che secondo me sarebbe perfetto per fare il nuovo James Bond, perché mi piace molto.

Poi è arrivata sul monitor la notizia che adesso sta con Olivia Wilde, e siccome lui è uno che ha una sessualità piuttosto fluida, ho fatto la battuta dicendo: ‘È guarito’. Ma era la presa per il culo dei deficienti che dicono queste cose, e chi ascolta lo sa benissimo, perché ne abbiamo parlato mille volte. Solo che se tu estrapoli solo la frase ‘È guarito’, sembra esattamente il contrario. Il solito meccanismo della rete”.

E sui social è scattato il massacro ai suoi danni.
“Ma se si va a guardare bene mi massacrano quattro deficienti che non hanno sentito niente, perché la maggior parte delle persone che hanno sentito, hanno capito perfettamente. Basta andare su Instagram e si leggono i commenti: la maggior parte delle persone parla di un mondo di deficienti perché la gente amplifica le cose senza sapere di chi cosa sta parlando. Tutto qua. Nessun massacro, sto benissimo e ho la coscienza a posto”.

Per quanto può valere, sono d’accordo con lei, visto che faccio (anche) umorismo da tutta la vita. Ma senta, si pone a questo punto il problema dell’esasperazione del politicamente corretto in Italia, che fa sì che ormai non si possa dire più nulla, neppure mezza battuta?
“Rowan Atkinson, alias Mr. Bean, l’ha detto chiaramente nei giorni scorsi: non può più fare il comico in un mondo in cui bisogna essere ipocritamente corretti. Come fai a essere comico se devi stare attento a non fare neanche una battuta? Funziona così”.

C’è un clima difficile.
“Sì, ma vale per qualunque cosa. E ci sono temi più delicati, che uno deve affrontare magari con più prudenza, a altri meno. Ma una persona che fa il mio lavoro e lo fa conquistandosi una credibilità da 40 anni, che venga messa in discussione da quattro deficienti che non hanno neppure sentito quello che ho detto, è una cosa che mi fa veramente incazzare. Però ripeto: conosco le regole del gioco, non è un problema. L’unico problema grave che vedo è che non si può più neanche scherzare, ecco”.

Se prima di salutarci vuole dirne una bella chessò, sulle vecchiette, si accomodi.
“No, no, no. Grazie, come se avessi accettato: per oggi basta così!”.

Leggi anche: 1. Dalle polemiche su Grease ad “Amen e awoman”: le pericolose derive del politicamente corretto / 2. Amen and awoman, come una battaglia per i diritti può trasformarsi in fanatismo 

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