Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 07:12
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Spettacoli » Cinema

“Metto l’anima
in ogni mio
personaggio”: il giovane regista Jean Carlos Gonzalez Flores si racconta a TPI

Immagine di copertina

È arrivato in Italia a 17 anni
dall’Ecuador. Ha lavorato anni per pagarsi
gli studi all’Accademia. E ha anche interpretato
un ruolo nel film “Queer” di Luca Guadagnino.
Dopo l’uscita della sua opera prima “Più di ieri”,
il regista svela a TPI la sua visione del mestiere: "Cercherò sempre
di raccontare un pezzo
della mia vita
e soprattutto
della mia cultura.
È una parte di me
e ne vado fiero"

Dopo il debutto al cinema, l’anteprima internazionale al Matera Film Festival e la partecipazione al Dominican Film Festival di New York, “Più di Ieri”, sorprendente esordio del regista ecuadoregno Jean Carlos Gonzalez Flores, dal 20 aprile è approdato in streaming sulle piattaforme Google Play, Amazon, iTunes e CGTV. Opera prima prodotta dalla NoMade Film delle sorelle Drikes, al loro esordio nel cinema, “Più di Ieri” è un film indie, tutto under-30, ambientato a Milano con protagonisti Luca Di Sessa (“Mike”, “Prima di Noi”), Marcos Piacentini (“Cleopatras”, “Imma Tataranni”, “Brennero”) e la partecipazione di Juan Fernandez e Yamila Suarez, che mette al centro della storia l’incontro e la relazione fra due giovani, Lucas e Christian, e il loro tentativo di sostenersi in un momento delicato della loro vita. Una periferia descritta e sentita come un ambiente di accoglienza, come un viaggio fra culture diverse, e non di divisioni. Una storia solo all’apparenza ordinaria, che rivela uno stile unico e personale. attraverso la lente di una comunità, quella sudamericana, nel contesto urbano di una Milano vera.

La locandina del film “Più di ieri”

«Raccontare una storia sincera, comune e allo stesso tempo universale, profonda ed umana, è stato il mio obiettivo fin dalla sceneggiatura scritta insieme a Nicolò Magnani», ci racconta Jean Carlos Gonzales Flores. «Con Nicolò abbiamo costruito i personaggi di Christian e Lucas partendo dal nostro vissuto, dalle nostre paure, dal nostro primo incontro, raccontando come spesso, il più casuale degli incontri può trasformare totalmente il percorso di ognuno di noi. Scrivendo una storia molto intima e personale, era importante mettere le nostre anime in ogni personaggio».
Chi è la Venere Goth che accompagna i protagonisti dall’inizio alla fine del film?
«La Diosa/Dea che viene citata nel film rappresenta due cose: la morte che va affrontata, e l’immaginazione che prende il sopravvento. Nella cultura gotica rappresenta la bellezza oscura, la malinconia, la sensualità misteriosa e il lato oscuro. La Dea è soprattutto legata al personaggio di Christian, che ha affrontato la morte del padre e che prova ad elaborare questo lutto, ma è legata anche al romanzo che non riesce a finire. Volevamo fare interagire il suo personaggio con questa icona moderna, potente, che celebra la bellezza insita anche nella tristezza. È importante nel racconto della storia del personaggio, per dargli consapevolezza del suo presente, affrontando anche il suo passato».
Realizzare un esordio così giovane non è da tutti. Come ci è riuscito?
«Premessa, non pensavo ad un lungometraggio. Avevo scritto con Nicolò (Magnani) un cortometraggio sulla storia del mio papà che è venuto a mancare per COVID nel 2020. Ne ho parlato con Fabrizio Nacciareti, uno dei miei professori in Accademia 09, (Scuola di Cinema con sede a Milano) che poi è diventato anche il direttore della fotografia del film, il quale mi propose di incontrare a Roma una sua amica, Veronica Drikes, che aveva appena aperto una casa di produzione e cercava belle storie. Lei però voleva investire in un lungometraggio, quindi ci chiese di adattare il soggetto che avevamo scritto per un lungometraggio. La storia del corto non era adatta ad un lungo, così con Nicolò abbiamo pensato di raccontare qualcosa di molto intimo, che conoscevamo bene e che potevamo scrivere in modo profondo. Ed è andata bene, ma voglio precisare una cosa. Sono stato fortunato. Se la NoMade Film non avesse creduto in questo progetto, non sarei qui a parlare di questa bellissima esperienza. Il mondo della produzione si dovrebbe aprire alle storie, da qualunque parte arrivino. Spero che altri produttori comincino a credere in registi e registe giovani, perché abbiamo tanto da raccontare».
Quando ha scoperto che voleva fare cinema?
«È qualcosa che sapevo fin da piccolo, perché giocavo molto con l’immaginazione, però a Machala in Ecuador dove sono nato e cresciuto, non c’era la possibilità di avvicinarsi al mondo del cinema e di sviluppare questa mia attitudine. Gli unici film che arrivavano erano dei blockbuster, non c’era cinema indipendente o altro.  Poi a 17 anni, mia mamma preparò tutti i documenti e ci trasferimmo a Milano dove ho finito il liceo. Un professore, mi consigliò di fare un corso di recitazione per imparare meglio l’italiano e migliorare il mio accento. Mi piaceva, ma intuivo che quella non era la mia strada».
Aveva capito che la sua strada era quella della regia?
«La passione per il cinema me l’ha trasmessa Nicolò (Magnani). L’ho conosciuto il primo anno in cui sono arrivato a Milano. Lui è un vero appassionato. Mi ha fatto scoprire il cinema indipendente, ho conosciuto registi e opere che non immaginavo, ho visto tanti film del passato, e ho cominciato a guardare i film in un modo diverso, con un’attenzione al linguaggio, alla regia. Poi un giorno in metro ho visto la pubblicità dell’Accademia di Cinema 09 e mi sono detto: è questo quelle che voglio fare».
La famiglia come l’ha presa?
«Mia madre voleva che facessi l’Università, che trovassi un lavoro stabile, così decisi di non pesare sulla famiglia e mettermi a lavorare. Ho fatto per tre anni il barista, e mi sono pagato l’accademia e i laboratori. Ho abbandonato subito l’idea di fare l’attore, e mi sono innamorato del mestiere del regista».
Non voleva fare l’attore, però ha partecipato al film di Luca Guadagnino, “Queer”.
«Mi si è presentata l’opportunità e l’ho presa al volo. Cercavano sudamericani per una piccola parte, e mi sono detto perché no? Guadagnino è un regista che ammiro tanto, in questo modo potevo guardarlo all’opera. Quando mi ricapitava? Ero molto agitato perché dovevo avere a che fare con Guadagnino e con Daniel Craig, e in più ero concentratissimo perché volevo rubare quante più informazioni possibili. Arrivato sul set mi hanno fatto sentire subito a casa. Daniel Craig e Drew Starkey (Il coprotagonista) si sono presentati, abbiamo scambiato qualche parola. Poi è arrivato Guadagnino, abbiamo provato la scena, è andata bene ed abbiamo girato subito».
Cosa rappresenta “Più di ieri” per lei?
«È l’urgenza, mia e di Nicolò di raccontare una storia basata sull’amore, l’amicizia e la famiglia. Cercherò sempre di raccontare un pezzo della mia vita e soprattutto della mia cultura, è una parte di me e ne vado fiero. La cultura latina vive in ogni angolo di questo bel Paese: nei parchi, nei ristoranti, nella casa dei vicini, per strada, al lavoro, magari sono la donna delle pulizie, il rider, la cassiera, il tuo compagno di scuola. Tutte queste persone e questi luoghi hanno una voce e se ci fermiamo a guardarli attentamente vedremo delle persone che non mollano, che si integrano restando uniti, fedeli alle tradizioni, in una comunità che si sostiene. Questa è la fierezza con la quale voglio affrontare il mio percorso artistico».

Ti potrebbe interessare
Cinema / Sarah Felberbaum: “Vivo uno dei momenti più brutti della mia vita, la gente mi mette ansia”
Cinema / Micaela Ramazzotti: "La separazione da Paolo Virzì è stata violenta"
Cinema / Cannes 2026, stati generali del cinema italiano per ripensare il futuro del settore
Ti potrebbe interessare
Cinema / Sarah Felberbaum: “Vivo uno dei momenti più brutti della mia vita, la gente mi mette ansia”
Cinema / Micaela Ramazzotti: "La separazione da Paolo Virzì è stata violenta"
Cinema / Cannes 2026, stati generali del cinema italiano per ripensare il futuro del settore
Cinema / “Le mie ferite per i film che non sono riuscito a fare”: Giuseppe Tornatore si racconta al Festival del Cinema di Bari
Cinema / È morto Chuck Norris: aveva 86 anni
Cinema / Polemica tra Matt Damon e Netflix: “Basta con gli spiegoni nei film”
Cinema / Sean Penn vince l'Oscar ma diserta la premiazione: "È in viaggio verso l’Ucraina"
Cinema / Oscar 2026, i vincitori: chi ha vinto i prestigiosi premi del cinema
Cinema / Oscar 2026, tutti i candidati: le nomination dei film categoria per categoria
Cinema / Joshua Jackson rompe il silenzio sulla morte di James Van Der Beek