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Sanremo, tutti i motivi del calo degli ascolti. Così Amadeus e Fiorello rischiano

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 4 Mar. 2021 alle 11:50 Aggiornato il 4 Mar. 2021 alle 12:36
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Immagine di copertina
Amadeus e Fiorello. Credit: Ansa

L’impressione è che Amadeus e Fiorello non condurranno il prossimo anno la terza edizione del Festival di Sanremo. La riflessione nasce dai numeri, che sono stavolta decisamente impietosi: ieri la seconda puntata dell’evento in onda su Rai1 ha fatto registrare un crollo dell’11,2% di share rispetto alla seconda puntata dello scorso anno, usata come riferimento comparativo diretto.

Queste le cifre: l’ascolto medio delle due parti della seconda serata 2021 è stato di 7.585.000 spettatori, con il 42,1 di share. Lo scorso anno le teste furono 9.693.000 con il 53,3%. Una batosta. Per la seconda serata festivaliera in valori assoluti è il risultato più basso dal Sanremo 2014 (33,95%) che fu condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, e in share il più basso dal Sanremo 2015 di Carlo Conti (41,70%).

Dopo il vistoso ridimensionamento degli ascolti registrato già al debutto rispetto al primo Sanremo di Amadeus, lo scorso anno (si è passati da 10.058.000 con il  52,2% a 8.363.000 con il 46,6%), stavolta il divario s’ingrossa. Fra la prima e la seconda serata di quest’anno se ne sono andati invece 4 punti percentuali e mezzo. Per giunta con tre quarti d’Italia chiusa in casa fra zone rosse, arancioni e lockdown più o meno light.

L’impressione è che già ieri sera serpeggiasse fra i conduttori un po’ di nervosismo. In particolare Fiorello, che solitamente vive male critiche e fluttuazioni Auditel, pareva un po’ immusonito e si è lasciato andare a piccole frecciatine. Condannando anche apertamente, col sorriso di circostanza ma apertamente, la scelta autorale di mettere i palloncini in platea. Che ha definito “una cazzata”. È la tipica sindrome, nota in ambito televisivo, del conduttore forte e d’esperienza che, quando si sente un po’ insicuro, dà addosso gli autori. Che in genere abbozzano. Un classico ai tavoli delle riunioni, che raramente però approda anche alle platee, ma può succedere che scappino a volte l’autocritica o il riferimento acidulo anche in pubblico. Un modo per mettere le mani avanti.

Fiorello, come lo scorso anno, non è servito da buoni testi, e si affida nelle interazioni quasi solo al classico “cazzeggio”: coinvolge gli orchestrali, saltella a destra e a manca, ma le battute non ci sono. Però ieri ha infilato un pezzo che da solo valeva l’intero Festival: “Gli scavi sopra”. Ovvero la parodia del Vasco style (scritta dal geniale Rocco Tanica) per raccontare alla maniera del rocker di Zocca gli umarell che guardano i cantieri.

Per la crisi di Sanremo 2021 però non si può certo dare la colpa ai palloncini. Vediamo i motivi più concreti e plausibili.

1) Il direttore artistico Amadeus (con decisione per certi versi meritoria) ha scelto un cast di Big che in molti casi Big non sono agli occhi del grosso pubblico televisivo; e festivaliero in particolare. Se togli Al Bano e metti Fulminacci (che a parer mio aveva anche un buon pezzo), c’è da domandarsi quanti del pubblico agée di Rai1 conoscano Fulminacci. O Coma_Cose. O la stessa Madame. Ma l’elenco potrebbe essere lungo. Se si fa una scelta così, c’è inevitabilmente un prezzo da pagare.

2) La coppia Amadeus-Fiorello, che lo scorso anno era una piacevole novità assoluta, quest’anno sa troppo di già visto. I due se la ridacchiano di continuo fra loro, da amiconi più o meno spontanei, ma il copione è sempre quello. E neppure così solido, per la sopracitata latitanza di testi. Fiore si auto-compiace quando coinvolge qualche orchestrale in un’improvvisata. Ma la gag funziona davvero così tanto?

3) La gara è troppo diluita nel contesto del programma, inframmezzata da elementi diversivi di ogni tipo. La logica televisiva è: diluisco per bene il piatto (teoricamente) più forte per tenerti davanti al televisore sino alla fine o il più possibile. Ma se il menu che mi offri (e qui si torna al punto 1) non ha così tanto appeal ai miei occhi, può darsi che ai primi fumi della noia cambi canale e non torni più.

4) Il carico pubblicitario (comprendendo anche promo delle fiction di rete, cambi merce per ribadire con filmati e ammiccamenti quanto siano stupendi Sanremo, i fiori e la Liguria) è molto invasivo. Ed è significativo il fatto che moltissimi spazi siano stati comprati da Prime video, Netflix, Disney Plus. Insomma, i più acerrimi nemici della tv generalista che si servono di lei per promuoversi. Una bella rivincita da un lato, ma l’impressione è che nasconda il bacio della morte.

5) Finire all’una e mezza (e vedremo a che ora di si arriverà sabato sera, alla finale) oggi è immorale. Lo può fare, alla disperata, il Grande Fratello Vip, per allungare il brodo della share quando i competitors chiudono baracca e avendo un pubblico di fedeli al genere. Ma se ti chiami Sanremo, non puoi né devi pretendere di sequestrare un Paese intero (già in parte doverosamente sequestrato dai DPCM peraltro) sino a quell’ora. Poi la gente e gli amici se ne vanno. Prima che la musica sia finita. Parafrasando Califano.

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