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Referendum, il No sorpassa il Sì: “Tra gli elettori di Forza Italia uno su 5 voterà contro”

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A sinistra la presidente del Consiglio Meloni, a destra il vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia. Credit: AGF

Lo dice Roberto Weber, presidente dell'istituto di sondaggi Ixè, in un'intervista a Il Centro: "C'è una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì"

A un mese esatto dal referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, il No ha ormai sorpassato il Sì nelle intenzioni di voto degli italiani. Lo afferma Roberto Weber, presidente dell’Istituto di sondaggi Ixè, in un’intervista al quotidiano Il Centro. In particolare, secondo le ultime dell’istituto rilevazioni, con un tasso di affluenza stimato tra il 40 e il 45% le schede con segno contrario alla riforma Nordio oscillerebbero tra il 52% e il 54%, mentre le favorevoli sarebbero tra il 46% e il 48%.

Sorprendentemente, Weber registra “una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì”: tra i favorevoli alla separazione delle carriere si riscontra “più frammentazione e, soprattutto, una maggiore propensione a rimanere a casa i giorni del voto”.

Il presidente di Ixè descrive l’elettorato di centrodestra come “meno motivato”. Ma il dato ancor più imprevedibile è che questo trend sarebbe particolarmente accentuato “nella parte di elettorato che vota Forza Italia e Noi Moderati”, ovvero proprio tra gli eredi politici di Silvio Berlusconi, vero padre putativo della riforma: “Il 20% di questi elettori – secondo Weber – andrà alle urne per votare No”, mentre “il livello di compattezza del No all’interno del Pd è del 97,4%”.

“C’è una preoccupazione più generalizzata per l’instabilità politica dell’Italia, dell’Europa e del pianeta, che alimenta la diffidenza verso una riforma che tocca un argomento serio come la giustizia”, analizza il sondaggista.

Weber – che nelle scorse settimane è stato il primo sondaggista a registrare il sorpasso del fronte del No – sostiene che questa tendenza potrebbe essere alimentata dagli astensionisti abituali: molti di coloro che solitamente si astengono, infatti, stavolta avrebbero maturato la convinzione di andare alle urne, contribuendo così a ribaltare i pronostici. Questi elettori potrebbero avere un ruolo “cruciale”, spiega il presidente di Ixè. Rappresentano “circa il 25% di quelli che andranno a votare” e “non si sentono né di destra né di sinistra”: tra loro, “per uno che vota Sì, ce ne sono due che votano No”.

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