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Legge elettorale, il sondaggio: ecco qual è il sistema preferito dagli italiani

Di Redazione TPI
Pubblicato il 6 Feb. 2020 alle 09:55
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Legge elettorale, il sondaggio: ecco qual è il sistema preferito dagli italiani

La legge elettorale stabilisce le regole del “gioco”, ovvero quelle alla base della rappresentanza parlamentare nel nostro Paese, ma spesso l’argomento non viene sentito o percepito come rilevante da parte dei cittadini. E, anche laddove le venga riconosciuta questa importanza, il carattere un po’ ostico dei sistemi elettorali può essere respingente per chi non conosce l’argomento e vuole approfondire. Ma come fare a capire qual è il sistema elettorale preferito dagli italiani, se una buona percentuale tra loro non conosce la differenza tra maggioritario e proporzionale? Roberto D’Alimonte, professore di sistema politico italiano, editorialista e direttore del Cise, ha scoperto tramite un sondaggio, pubblicato sul Sole24Ore, che il 76 per cento degli italiani preferisce il sistema elettorale maggioritario.

“Le leggi elettorali non interessano agli italiani”, si legge nell’articolo firmato da D’Alimonte e pubblicato sul Sole24Ore. “Sono cose complicate e difficili da spiegare. Ma visto che giace in Parlamento una proposta presentata dai partiti della maggioranza che punta al ritorno al proporzionale abbiamo provato a sondare cosa ne pensano gli elettori”.

“Chiedere se preferissero un sistema proporzionale o un sistema maggioritario è inutile”, sottolinea l’editorialista. “La stragrande maggioranza non conosce la differenza. È un po’ più comprensibile la scelta tra un sistema in cui sono i cittadini a votare una coalizione pre-elettorale con un candidato-presidente e un sistema in cui si votano i partiti che poi decidono il governo”.

Anche con questa formulazione il 35 per cento degli intervistati non ha risposto al sondaggio sulla legge elettorale, sottolinea D’Alimonte. Tra coloro che lo hanno fatto, tuttavia, il 76 per cento si è dichiarato a favore della prima opzione e solo il 24 per cento ha scelto la seconda.

“Ammettiamo pure che una diversa formulazione della domanda avrebbe potuto dare un risultato diverso, ma non lo avrebbe cambiato radicalmente”, ipotizza l’autore. “Agli italiani piace l’idea di avere direttamente una voce in capitolo nella scelta del governo, come avviene a livello comunale e regionale”.

“In ogni caso è un ragionamento inutile”, conclude l’esperto. “Su questa materia l’opinione del pubblico non conta, né conta l’interesse di lungo periodo del paese. Il referendum Segni del 1993 è stato un accidente della storia. Quello che conta sono le convenienze contingenti dei partiti e in particolare dei partiti al governo. E il proporzionale oggi va bene a tutti. Gli elettori se ne faranno una ragione”.

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