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Un sondaggio svela come il Coronavirus ha cambiato radicalmente le nostre abitudini

Solo un lavoratore su 5 ha interrotto la propria attività, il tema dell'ambiente passa in secondo piano, il 70 per cento degli italiani teme la recessione: ecco come la pandemia ha stravolto percezioni e timori degli italiani

Di Anna Ditta
Pubblicato il 7 Apr. 2020 alle 14:12 Aggiornato il 7 Apr. 2020 alle 14:15
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Immagine di copertina
Credit: Ansa

Un sondaggio svela come il Coronavirus ha cambiato radicalmente le nostre abitudini

A causa dell’emergenza Coronavirus in Italia gli italiani sono più preoccupati per il futuro dell’economia e per i propri risparmi, più fiduciosi verso la sanità pubblica, più propensi a fare donazioni e più attenti alla qualità delle notizie che consumano, soprattutto online. A fornire queste indicazioni è un sondaggio condotto in Italia da BVA Doxa, che riguarda l’impatto dell’epidemia sulle priorità, i timori, le abitudini e le prospettive future degli italiani durante l’epidemia.

Il sondaggio si è focalizzato in particolare su percezioni e timori degli italiani dopo l’emergenza Coronavirus, con riguardo a temi come lavoro, finanza, media, intrattenimento e shopping online, spesa, fiducia e donazioni. Le rilevazioni fanno riferimento al periodo dal 20 al 24 marzo 2020 e si basano su un campione di 1003 individui, rappresentativi della popolazione generale italiana tra 18 e 85 anni in termini di sesso, età e area geografica.

L’emergenza ha la priorità sull’ambiente: passano in secondo piano i temi green

Un primo punto emerso dall’indagine sottolinea che nella scala dei valori degli italiani i temi green e ambientali perdono posizioni, scalzati dalla preoccupazione per problematiche più stringenti. Per più della metà degli italiani, le problematiche ambientali passeranno in secondo piano una volta finita l’emergenza. Di questi, il 62 per cento è costituito da famiglie con figli, maggiormente preoccupati per la crisi in corso.

Solo 1 lavoratore su 5 ha interrotto la propria attività, promosso lo smart working

Quasi la metà dei lavoratori italiani continuano a lavorare durante l’emergenza Coronavirus secondo il sondaggio. Il 19 per cento degli intervistati attraverso il “lavoro agile” o smart working, mentre un lavoratore su 5 è stato invece costretto a interrompere la propria attività. Due lavoratori su tre sottolineano che rispetto a prima dell’emergenza il carico di lavoro è rimasto uguale o addirittura aumentato (il 28 per cento), mentre uno su tre, in particolare liberi professionisti, ha notato invece un calo.

Per i lavoratori in smartworking il lavoro agile funziona: l’82 per cento ritiene adeguata la tecnologia utilizzata. Solo una parte dichiara di non disporre di tutti gli strumenti per svolgere bene il proprio lavoro da casa. La stragrande maggioranza degli smartworker (72 per cento) riesce a raggiungere livelli di concentrazione pari a quelli raggiunti sul luogo di lavoro. Diverso è invece il discorso per chi ha figli: il 34 per cento di loro fa più fatica a lavorare da casa.

La recessione spaventa il 70% degli italiani

Quasi 3 italiani su 4, pari al 63 per cento sono preoccupati per i propri risparmi, e poco più della metà della popolazione italiana (52 per cento) teme di non riuscire a pagare neanche le bollette. Il timore per una pesante recessione economica con effetti diretti sul reddito familiare riguarda il 70 per cento degli italiani, così come la prospettiva di dover usare i propri risparmi per fare fronte alle spese fisse durante i mesi di emergenza (55 per cento). Gli italiani sono preoccupati anche rispetto alla solidità finanziaria degli istituti di credito (51 per cento) e alla eventuale ricaduta sulla qualità della relazione con la propria banca e assicurazione (42 per cento). Ben il 53 per cento dei lavoratori autonomi teme di non avere supporto adeguato dalla propria banca.

Più tempo sui social, ma occhio alle fake news

Per quanto riguarda il tempo libero in isolamento o quarantena a causa del Coronavirus, il sondaggio registra un netto aumento nelle attività di lettura per gli italiani. In particolare lettura di notizie online (+71%), ma anche di libri (+43%) e quotidiani o riviste cartacei (+35%). Anche i telespettatori sono aumentati (+67%), così come chi gioca con i videogiochi (+31%).

Il 54% degli italiani usa i social più spesso del solito, soprattutto per fare videochiamate con colleghi e amici (70%) e condividere iniziative legate all’emergenza, utilizzando l’hashtag #iorestoacasa o partecipando ai vari flash mob organizzati per rallegrare le giornate (44%). Ma  il 70% degli intervistati ha ammesso di aver letto sui social un articolo o un post rivelatosi una notizia falsa.

La quasi totalità degli italiani continua a fare la spesa di persona

La spesa online non sfonda: secondo il sondaggio, il 92 per cento degli italiani dichiara infatti di fare prevalentemente la spesa di persona o facendosi aiutare da qualche familiare durante l’emergenza Coronavirus. L’online esclusivo, invece, si conferma un’eccezione, con l’8% degli italiani che usa solo servizi digitali. Nel campo dell’e-commerce aumenta quello alimentare (+20%) e per prodotti farmaceutici e parafarmaceutici (+16%). Netto calo per abbigliamento e accessori (-32%), elettrodomestici e apparecchiature elettroniche (-25%) e prodotti per la cura della persona (-20%).

Sebbene il 59 per cento degli italiani non abbia cambiato la propria dieta durante la crisi del Coronavirus, il 41 per cento degli intervistati del sondaggio, invece, ha apportato modifiche alle proprie abitudini alimentari, anche a favore di comportamenti più virtuosi. C’è chi mangia più sano (11%), chi sperimenta nuove ricette (9%) e chi cerca di assumere più vitamine con l’alimentazione (6%). Ma c’è pure un consistente 17 per cento che ammette di mangiare di più solo per noia o per scarsa occupazione. Con la chiusura di ristoranti e locali pubblici, cresce anche la preparazione di piatti cucinati interamente a casa: il 44 per cento degli italiani, infatti, ha riscoperto il piacere della cucina casalinga.

Boom di fiducia per SSN e ospedali, scetticismo per le istituzioni europee

L’emergenza Coronavirus ha messo in evidenza la solidità del Sistema Sanitario Nazionale e la capacità degli operatori dei vari ospedali regionali di gestire l’emergenza. L’89 per cento degli italiani si fida del SSN e l’83 per cento degli ospedali della propria regione. A livello politico-istituzionale, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) gode della fiducia del 76 per cento degli intervistati, seguita dai governatori regionali (66%) e dal governo nazionale (60%). In fondo alla classifica, complici le ormai note dichiarazioni di Christine Lagarde e una solidarietà europea percepita come ancora “in stallo”, due istituzioni europee: il Parlamento europeo (31%) e la BCE (28%).

Un quarto degli italiani ha già aiutato la sanità

Il 24 per cento della popolazione – pari a circa 10/12 milioni – ha dichiarato di aver già fatto una donazione dall’avvio dell’emergenza Coronavirus mirata all’ambito sanitario e ospedaliero. Inoltre, un ulteriore 35 per cento afferma di voler fare una donazione nelle prossime settimane. Confrontando questi dati con quelli pubblicati dalla ricerca annuale “Italiani Solidali” di BVA Doxa – condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 15 anni in su – si tratta di un aumento di circa il 30 per cento rispetto alla somma totale degli italiani che donano ogni anno a fini di ricerca scientifica, sanitaria ed equivalenti (pari a 8,3 milioni di persone nel 2019).

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