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Minori, l’allarme di Save The Children: “In Italia aumentano le vittime di tratta”

In Italia sono 1.660 con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%

Di Marta Facchini
Pubblicato il 26 Lug. 2019 alle 16:29 Aggiornato il 16 Set. 2019 alle 00:01
Immagine di copertina
Credit: Afp Foto d'archivio

In Italia aumentano le vittime di tratta: l’allarme di Save The Children

Le ragazze maggiormente esposte al traffico delle organizzazioni, e alle reti criminali che gestiscono in Italia il circuito della prostituzione, provengono dalla Nigeria, dai Paesi dell’est europeo e dai Balcani.

“Lo sfruttamento sessuale di vittime così giovani e vulnerabili lascia nelle loro vite un segno indelebile con gravissime conseguenze. Anche nel caso più fortunato di una fuoriuscita, sono diversi gli ostacoli che le giovanissime vittime devono superare durante il percorso di inclusione e integrazione indispensabile per poter costruire un futuro dignitoso e autonomo”, ha aggiunto Milano.

Come funziona il business della tratta

In Italia, la tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale si basa su un sistema in continua evoluzione, capace di adattarsi al mutare delle condizioni.

L’adescamento, che avviene con la falsa promessa di un lavoro in Italia, di vittime anche giovanissime nella Nigeria del sud, dove prevalgono condizioni di povertà e scarsa scolarizzazione, avveniva in gran parte a Benin City (Edo State) ma sembra essersi spostato più a sud, nel Delta State, anche per ovviare agli effetti di un editto della massima autorità religiosa del popolo Edo.

Ewmare II, nel 2018 aveva infatti pubblicamente dichiarato nullo il terribile rito juju, utilizzato dai trafficanti per soggiogare e sottomettere con il ricatto le giovani vittime, disarticolando, anche se solo temporaneamente, l’intera rete di controllo.

Le ragazze e le donne nigeriane, una volta in Italia, dopo un viaggio attraverso la Libia e via mare dove subiscono abusi e violenze, devono restituire alla maman, la figura femminile che gestisce il loro sfruttamento, un debito di viaggio che raggiunge i 30mila euro e sono costrette a “lavorare” fino a 12 ore tutte le notti, anche per 10-20€ a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700€ al giorno.

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Buona parte dei soldi servono però per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per l’affitto del posto in strada dove si prostituiscono, e l’estinzione del debito diventa così quasi irraggiungibile.

Il controllo delle vittime da parte dei trafficanti è assoluto e violento. Inoltre, i trafficanti hanno spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole lungo le provinciali o le maggiori arterie stradali, verso luoghi “meno visibili”, il cosiddetto giro walk, come le fermate dei bus o i parchi, oppure all’interno delle case, che in alcuni casi sono connection-house, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali, come quelle segnalate dagli operatori in Campania e Piemonte.

Sfruttamento lavorativo

 In Italia è in crescita lo sfruttamento lavorativo, anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario.