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In Italia i giovani stanno peggio degli anziani, restano a casa o emigrano: l’amara verità nei numeri Istat

Immagine di copertina
(Credit: ANSA / LUCA ZENNARO)

Giovani in Italia | Anziani | Istat

GIOVANI IN ITALIA – In Italia i giovani vivono peggio degli anziani. In un Paese che invecchia, i ragazzi sono troppo spesso costretti ad una scelta dolorosa: restare a casa o emigrare, cercare altrove lavoro e stabilità. È l’amara verità che emerge dai numeri diffusi ieri dall’Istat, nel suo Rapporto Annuale presentato a Roma, nella Sala della Regina di Montecitorio.

Giovani in Italia | I dati Istat | Più della metà vive con almeno un genitore

I giovani, spiega l’Istituto nazionale di statistica, escono dalla famiglia sempre più tardi sperimentando percorsi di vita “meno lineari del passato”, spostando in avanti le tappe di transizione allo stato adulto. Più della metà dei ragazzi di età compresa tra i 20 e i 34 anni, 5,5 milioni di persone, celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Ma c’è anche chi direttamente espatria. Il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti. Circa la metà di chi emigra, 208 mila, è costituita proprio da 20-34enni. E – altro dato significativo – quasi due su tre hanno un livello di istruzione medio-alto.

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Dall’Istat arrivano nello stesso rapporto, delle indicazioni incoraggianti sulla vita degli anziani. Il processo di invecchiamento, spiega l’Istituto, è “caratterizzato da un’evoluzione positiva”: tra gli over 65 “si osserva una maggiore diffusione di stili di vita e abitudini salutari”. Tra i meno giovani aumenta la pratica di sport, dall’8,6 per cento del 2008 al 12,4 per cento del 2018. Ma migliora anche la partecipazione culturale – cinema o teatro – cresce. Se si dovesse confermare la tendenza, le generazioni del baby boom, che avranno beneficiato di migliori condizioni, “diventeranno ‘anziane’ sempre più tardi”.

Giovani in Italia | Pochi figli e recessione demografica

C’è poi il declino demografico o “recessione demografica” dell’Italia, con meno nascite registrate. L’Istat rivela che “secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439mila bambini, quasi 140mila in meno rispetto al 2008”. Fino al 2016, quando si interrompono di dati statistici, il 45 per cento delle donne tra i 18 e i 49 anni non aveva avuto figli. Ma coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5 per cento.

Giovani in Italia | Cala la popolazione in età lavorativa

Altri dati descrivono un processo di allungamento nei tempi di transizione allo stato adulto. “I confini tra una fase e l’altra della vita sono sempre meno definiti”, spiega l’Istat.  Gli studi, il lavoro e la famiglia seguono un “ordine meno rigido” ed “è sempre più raro” che corrispondano a “un’autonomia economica e di scelte di vita” propria dell’età adulta. D’altra parte con l’allungamento della vita si è “dilatata anche la fase che intercorre tra l’uscita dal mondo de lavoro e l’entrata nell’età anziana già avanzata”.

Il numero dei giovani continuerà a calare. “Nel 2050, la quota dei 15-64enni potrà scendere al 54,2 per cento del totale, circa 10 punti percentuali in meno rispetto a oggi. Si tratta di oltre 6 milioni di persone in meno nella popolazione in età da lavoro. L’Italia sarebbe così tra i pochi Paesi al mondo a sperimentare una significativa riduzione della popolazione in età lavorativa”.

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Nel complesso la popolazione residente in Italia è in calo dal 2015 di 400mila residenti. Senza gli stranieri la recessione demografica sarebbe iniziata negli anni ’90. È aumentato il numero degli over 85: a inizio 2019 erano circa 2,2 milioni. L’Italia inoltre, insieme alla Francia, detiene il record europeo del numero di ultracentenari, quasi 15 mila.

Il saldo migratorio con l’estero è positivo da 40 anni, ma cala il suo peso sul declino demografico. Nel 2018 si stima un saldo positivo di oltre 190 mila unità. I cittadini stranieri residenti in Italia al gennaio 2019 sono di 5,2 milioni, pari all’8,7 per cento della popolazione. I minorenni di seconda generazione sono un milione e 316 mila, pari al 13 per cento della popolazione minorenne. Di questi, il 75 per cento è nato in Italia, 991 mila.

Giovani in Italia | Sovra-istruiti

Quattro giovani su dieci risultano sovra-istruiti. Nel 2018 il 42,1 per cento dei laureati tra i 20 e i 34 anni occupati e non più in istruzione era interessato da un “mismatch”, che ha la forma della sovra-istruzione, visto che il titolo di studio posseduto è superiore a quello richiesto. Si tratta di “un livello superiore di più di dieci punti percentuali rispetto a quello della popolazione laureata adulta”.

I giovani, infine, sono protagonisti anche di un generale calo nella partecipazione civica e politica, che è marcato tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni. Un trend simile si rileva tra i 20-34enni.

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