Gamindo, la prima piattaforma che permette di donare senza spendere e giocando ai videogiochi

Di TPI
Pubblicato il 13 Feb. 2020 alle 12:31 Aggiornato il 14 Feb. 2020 alle 10:47
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Immagine di copertina

E se fosse possibile convertire il tempo che spendiamo giocando sullo smartphone in donazioni agli enti non profit? Con Gamindo, la prima piattaforma che permette alle persone di donare in beneficenza senza spendere semplicemente giocando ai videogiochi, la cosa diventa possibile.

Gamindo è stata sviluppata da un team di ragazzi tutti under 30, ed è un’innovativa applicazione contenente vari videogiochi che permettono di accumulare delle gemme alla fine di ogni partita.

Queste gemme, però, sono speciali: hanno infatti un valore economico e possono essere donate in beneficenza agli enti non profit presenti nella piattaforma. Ma come fanno queste gemme ad avere un valore? Grazie agli investimenti pubblicitari effettuati dalle aziende che si promuovono all’interno dei giochi di Gamindo.

L’idea di Gamindo nasce dalla tesi di laurea in Economia di Nicolò Santin che, dopo oltre 700 pagine di scritto, convince Matteo Albrizio a dimettersi dal suo lavoro e a fondare insieme la società.

I due iniziano fin da subito a ottenere numerosi riconoscimenti: il Premio Nazionale Innovazione in Senato Italiano, il prestigioso Seal of Excellence della Commissione Europea, fino ad andare in Silicon Valley, dove Gamindo viene accelerato tre mesi in Plug and Play.

Oggi il team, composto da 8 ragazzi sparsi in tutta Italia (da Milano a Napoli, passando per Treviso e Roma), annuncia l’uscita ufficiale della piattaforma, dopo una fase di test.

L’obiettivo è quello di innovare il mondo delle donazioni. È infatti già possibile donare le proprie gemme accumulate a diversi enti non profit, tra cui l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano ed Emergency.

“Come dimostra la straordinaria movimentazione scatenata da Greta Thunberg – sottolinea Nicolò Santin, CEO e fondatore di Gamindo – il tema della sostenibilità è diventato centrale nella nostra società, soprattutto tra i più giovani”.

Donare divertendosi, insomma, oggi sembra davvero possibile.

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