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“Salvini non sa contrastare il mercato nero della droga e se la prende con i nostri negozi di cannabis light”

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“Da domani, mando la polizia. Li voglio vedere chiusi uno a uno. Ci saranno controlli a tappeto. Adesso basta, ci vogliono le maniere forti”. A distanza di meno di 24 ore dall’annuncio del ministro Salvini sono arrivate le prime chiusure: due negozi di cannabis legale sono stati chiusi infatti a Civitanova Marche per ordine del Questore di Macerata, Antonio Pignataro.

“Salvini distoglie l’attenzione dai problemi reali del Paese e del suo partito. Qualcuno della comunicazione gli ha suggerito un nuovo argomento e così si parla di droga, l’argomento tira sempre sull’elettorato”.

A parlare a TPI è Luca Marola, titolare di Easyjoint. Marola si occupa di legalizzazione e comunicazione da oltre 15 anni, la vendita della canapa legale per lui non è solo una questione di commercio, ma una battaglia politica e civile.

“Ci sono due settimane ancora prima delle elezioni. Sulla cannabis light ci sono notizie quasi quotidiane, può essere l’inizio di una storia che durerà a lungo per distrarre gli elettori”, prosegue Marola.

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Marola è stato il primo che ha dato il via al boom della cannabis legale e in questi anni, spiega, è riuscito a raccogliere prove per dimostrare quanto il fenomeno (o mercato) porti solo effetti positivi.

“Il fenomeno sottrae il 12 per cento degli introiti alle mafie. Senza contare l’indotto in termini di occupazione”.

Come infatti ci racconta Marola, sono tra gli 800 e i 1.000 i negozi attualmente presenti in Italia. Con circa 1,5 persona a negozio: “significa tra i 1.600 e i 1.800 lavoratori”.

“È difficile tenere il conto del giro d’affari da quando un po’ tutto è esploso. Due anni fa si diceva 44 milioni. Ma sono dati del 2017, da aggiornare”.

“C’è un mercato nero, quello a cui Salvini non riesce a mettere i sigilli, che è aperto tutti i giorni, anche di notte, a vendere un prodotto che sballa. Chi compra la canapa legale sta cercando altro. Sono persone adulte, con piccoli problemi di salute, insonnia, dolori muscolari, persone che vogliono smettere di fumare sigarette, o persone che hanno un cattivo rapporto con il thc”.

Il 30 maggio dovrebbe arrivare la decisione della Cassazione a Sezioni Unite che potrebbe far chiudere per sempre i negozi che vendono la canapa.

Il problema nasce dalla normativa poco chiara sulla cosiddetta canapa legale e sulla sua destinazione d’uso: la marijuana venduta dai vari negozi di ‘”erba legale” viene fumata, e non usata per l’uso ornamentale a cui sarebbe destinata secondo la legge.

“Aspettiamo serenamente la sentenza. La serenità è dovuta al fatto che per due anni interi ho potuto raccontare gli aspetti positivi di questo fenomeno”, prosegue Marola.

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“Sfido Salvini – se non si sottraesse a puntualmente a un confronto – a dimostrare il contrario, ossia che questo non è un fenomeno buono. Io posso portare tutti gli elementi necessari per farlo.

La magistratura ha affrontato l’evoluzione di questo fenomeno attraverso sentenze, penso che con il buon senso e lo studio delle normative italiane ed europee non possono non arrivare a questa conclusione. Perché non è possibile vendere una porzione di pianta la cui coltivazione vendita e trasformazione è legale nel mondo? Non c’è nessun documento o elemento che motivasse perché il fiore che non ha il principio attivo non possa essere venduto”.

Ma Marola insiste anche su come qil fenomeno della cannabis light abbia contrastato il mercato nero.

In uno studio riportato da Agi, Vincenzo Carrieri e Francesco Principe, già in forze al dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno (oggi Carrieri lavora all’Università della Magna Grecia, a Catanzaro, mentre Principe a quella di Rotterdam), e il collega Leonardo Madio, già all’Università di York (oggi alla UC Louvain in Belgio) hanno incrociato i dati forniti dalla polizia sui sequestri di derivati illegali della cannabis su base provinciale con quelli sulla presenza di grow shop e negozi che vendono cannabis light a partire dal dicembre 2016, quando è entrata in vigore la legge che ha consentito la vendita di infiorescenze con una percentuale di Thc tra lo 0,2% e lo 0,6%, al marzo 2018.

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“Abbiamo scoperto che la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione tra l’11% e il 12% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente in ogni provincia”, proseguono su Agi, “e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish”, si legge nello studio, “i calcoli su tutte e 106 le province prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali ammontino a circa 200 milioni di euro all’anno” in una forchetta stimata tra i 90 e 170 milioni di euro. Si calcola inoltre che a ogni negozio che vende cannabis light corrisponda un calo dei sequestri di cannabis illegale pari a 6,5 chili all’anno.

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