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Pensieri nel sole

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La vita dei rifugiati siriani nei campi profughi giordani

Oggi qui in Giordania fa caldo e il sole brucia sul campo. Gli uomini e le donne sono seduti per terra, stretti nel piccolo fazzoletto di ombra proiettata dalla loro tenda. Guardano i bambini che giocano nella ghiaia. Alcuni di loro spingono lo sguardo attraverso la pianura del deserto giordano, più in là, forse cercando con la mente il loro paese.

E’ così che passa il tempo per le centinaia di profughi siriani che aspettano di essere registrati al Campo profughi di Zaatari. Le donne tengono i bambini piccoli in braccio, alcuni portano valigie e borse, altri non hanno nulla a parte i vestiti che indossano.

Guido lungo il perimetro del campo e ho solo un assaggio di quella che è la vita qui per coloro che entrano nel campo. C’è così poco da fare che molti passano il tempo parlando. Si raccontano l’un l’altro le proprie storie, di come vivano prima di arrivare lì. Di com’era la loro Siria, da cui hanno deciso di scappare e dove alcuni hanno lasciato i propri cari. Molti di loro descrivono la vita sotto il fuoco: settimane trascorse a nascondersi in rifugi o seminterrati, giorni e mesi di attentati e attacchi aerei sulle loro case e sui villaggi. Le case bruciate, la fuga sotto il fuoco della armi.

Incontro un giovane uomo che cerca di spiegarmi come era la vita in Siria, prima di andarsene. Mi mostra un video sul suo telefono: è una scena di caos, ma posso intravedere il corpo di un uomo bruciato, caricato su un ambulanza. Mentre mi mostra il video arriva sua moglie, gli dice di metterlo via, che non fa bene a nessuno ricordare ciò che è successo.

Parlo con loro, cerco di capire. Dicono di sentirsi più al sicuro qui, ma il suono dei bombardamenti oltre il confine è ancora nelle loro orecchie e anche nelle mie. Perché la distruzione del loro paese non è finita. E forse il loro passaggio in questo campo potrebbe non essere breve.

 

(a cura di Hannah Burrows-ActionAid)

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