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Il dente scoperto in Germania potrebbe non riscrivere la storia dell’umanità

Alcuni scienziati hanno messo in dubbio il fatto che i denti di Eppelsheim siano davvero appartenuti a un ominide e invitano a restare cauti sul ritrovamento

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 23 Ott. 2017 alle 13:48
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Immagine di copertina
Fonte: Naturhistorisches Museum Mainz

Il direttore del museo di storia naturale di Mainz, Herbert Lutz, aveva definito la scoperta dei due denti fossili nel letto del fiume Reno,“un grandissimo colpo di fortuna, ma anche di un grandissimo mistero” e il sindaco di Mainz, Michael Ebling, aveva detto che “dovremmo iniziare a riscrivere la storia dell’umanità”.

Ma a frenare l’entusiasmo sono arrivati gli scienziati interpellati dal National Geographic, secondo i quali i denti in questione difficilmente metterebbero in discussione la teoria delle origini africane dell’uomo.

Negli ultimi giorni, infatti, stesso gli archeologi del team di ricerca coinvolti nella scoperta, avevano annunciato che i denti ritrovati erano simili ad altri rinvenuti in Etiopia e appartenenti allo scheletro di Lucy, un’antenata dell’essere umano di almeno 3,2 milioni di anni fa.

Lucy è stata a lungo considerata l’anello mancante dell’evoluzione dai primati agli esseri umani. Ma la scoperta tedesca, secondo gli archeologi, mette in dubbio questa tesi, perché i denti ritrovati nel letto del fiume Reno, nei pressi della città di Eppelsheim, non somigliano a nessuno degli altri appartenenti alle diverse specie di fossili ritrovati in Europa o Asia.

Visto che lo stato evolutivo dei denti ritrovati in Germania è simile a quello di Lucy, ma con quasi cinque milioni di anni in più, il direttore del museo di storia naturale di Mainz, Herbert Lutz aveva dato per sensazionale la scoperta.

Alcuni scienziati però hanno messo in dubbio il fatto che i denti di Eppelsheim siano davvero appartenuti a un ominide.

Se per Bence Viola, paleoantropologo dell’Università di Toronto, il dente canino presenta una forma inusuale e interessante, il molare, che secondo il team di archeologi coinvolti nella scoperta apparterrebbe allo stesso individuo, non avrebbe legami con alcuna specie di uomo primitivo.

La maggior parte degli esperti ascoltati dal National Geographic crede che il dente in questione possa essere appartenuto a un pliopiteco, un antichissimo antenato dei primati appartenente alla super-famiglia degli ominoidei vissuti in Europa e in Asia tra i 17 e i sette milioni di anni fa.

Il pliopiteco, parente molto lontano dell’uomo, potrebbe essersi separato da questo grande gruppo molto prima della nascita delle specie moderne, con le quali avrebbe avuto poche caratteristiche in comune.

Secondo il paleoantropologo dell’Università di Toronto David Begun, “il dente molare è interessante, perché avvalora la tesi di alcuni ricercatori convinti del fatto che un femore trovato sempre a Eppelsheim negli anni Novanta del 1800 non apparterrebbe a un ominide, bensì proprio a un pliopiteco”.

Molti ricercatori hanno avanzato dubbi anche sul canino, il fossile più interessante e insolito scoperto nel letto del fiume Reno: per Begun il dente somiglia più a quello di un ruminante e non avrebbe alcun legame con i primati.

Herbert Lutz ha affermato che gli studi sui due reperti scoperti in Germania sono appena cominciati, e non si avranno risposte certe prima di uno o due anni.

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