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Karen Uhlenbeck è la prima donna della storia a vincere il premio Abel, il Nobel della matematica

La sua scoperta più importante riguarda la configurazione di minima energia delle bolle di sapone

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 21 Mar. 2019 alle 14:56 Aggiornato il 21 Mar. 2019 alle 15:00
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Immagine di copertina
Karen Uhlenbeck. Credit: AFP

Karen Keskulla Uhlenbeck, professoressa della University of Texas a Austin (Stati Uniti) ha vinto il premio Abel, uno dei riconoscimenti scientifici più prestigiosi al mondo, considerato il ‘Nobel della matematica’. È la prima volta che questo premio viene assegnato a una donna.

Ad assegnarlo è la Norwegian Academy of Science and Letters che ha motivato la vittoria della scienziata dicendo: “Karen Uhlenbeck riceve il primo Abel 2019 per i suoi lavori fondamentali nell’ambito dell’analisi geometrica e della teoria di gauge, che hanno cambiato profondamente lo scenario della matematica moderna. Le sue teorie hanno rivoluzionato la nostra comprensione delle superfici minime, come quelle formate dalle bolle di sapone, e più in generale i problemi di minimizzazione in più dimensioni”.

Queste le parole di Hans Munthe-Kaas, il capo della commissione Abel. Karen Uhlenbeck ha infatti scoperto perché le bolle di sapone sono sferiche, una risposta che affascina i bambini ma anche la scienza.

La storia di Karen Uhlenbeck è molto curiosa. La prima donna a vincere quello che viene riconosciuto come il Nobel della Matematica è in realtà una donna che si è avvicinata agli studi scientifici molto tardi.

Solo quando si è iscritta all’Università ha iniziato ad appassionarsi alla matematica, prima Uhlenbeck era interessata solo alla letteratura. Lei stessa si definiva una lettrice vorace.

Quando ha iniziato il college ha scoperto improvvisamente l’amore per questa disciplina: “La struttura, l’eleganza e la bellezza della matematica mi hanno colpito all’improvviso. E mi sono innamorata”, ha raccontato nel suo libro Mathematicians: an outer view of the inner world.

Uhlenbeck è impegnata anche nel sociale, in particolare si è battuta per la parità di genere nel mondo della scienza e della matematica. All’inizio degli anni Novanta la professoressa ha fondato e diretto un programma di mentoring destinato a giovani matematiche allo Institute for Advanced Study di Princeton.

“Ciò che è opportuno fare è mostrare agli studenti quanto le persone possano essere imperfette eppure avere successo. Posso essere una matematica meravigliosa e famosa, ma sono anche molto umana”, ha raccontato la professoressa.

Leggi anche: La scienza non è donna? Un fisico dell’Università di Pisa ha di recente cercato di provare al CERN di Ginevra che la scienza “non sarebbe donna”. TPI ha parlato con diverse donne che di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica hanno fatto la propria carriera. [Qui l’articolo]

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