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Commissione Ue, Castaldo (M5S): “Movimento spaccato? Scelta dei singoli che va contro indicazione del governo”

Il vicepresidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo commenta con TPI la spaccatura nel Movimento Cinque Stelle durante il voto di fiducia alla nuova Commissione europea

Di Anna Ditta
Pubblicato il 27 Nov. 2019 alle 16:09 Aggiornato il 28 Nov. 2019 alle 06:21
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Immagine di copertina
Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo.

Commissione Ue, Castaldo (M5S): “Movimento spaccato? Scelta dei singoli che va contro indicazione del governo”

Il Movimento Cinque Stelle si è spaccato sul voto di fiducia verso la nuova Commissione Ue a Strasburgo, con due europarlamentari M5S che si sono astenuti e due che hanno votato contro il nuovo esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. TPI ne ha parlato con il vicepresidente del Parlamento europeo in quota pentastellata, Fabio Massimo Castaldo.

Il Parlamento europeo ha approvato la Commissione von der Leyen

Vicepresidente Castaldo, perché il Movimento Cinque Stelle non ha votato in maniera compatta?

Una larghissima maggioranza della delegazione ha votato a favore, sulla base di una decisione frutto di un confronto interno aperto e franco. Coerentemente col parere espresso a luglio, abbiamo ribadito che non daremo alcun assegno in bianco alla nuova commissione, ma pretenderemo sin dai primi giorni di lavoro che gli impegni presi nei nostri confronti siano mantenuti. Oggi abbiamo votato a favore per un collegio, nonostante una serie di conflitti d’interesse – secondo noi non del tutto risolti – da parte di singoli commissari e nonostante la consapevolezza che abbiamo dovuto accettare alcuni compromessi.

Al voto di luglio però la delegazione era tutta favorevole, ora invece ci sono due contrari e due astenuti. Cosa è cambiato nel frattempo?

Alcuni colleghi hanno compiuto delle scelte individuali, mettendosi in contrapposizione aperta rispetto alle indicazioni tanto della delegazione M5S quanto del nostro governo. In questo modo hanno palesato anche un rifiuto del metodo democratico all’interno della delegazione, che si basa su una decisione presa a maggioranza. Se ne assumeranno la responsabilità dal punto di vista politico. Posso dire che c’è stato un ampio confronto interno alla delegazione, che ha deciso di osservare quale sarà l’azione di questa commissione. Tra un anno o due anni saremo pronti anche a cambiare linea se non ci soddisferà.

Su che punti eravate in disaccordo nel vostro confronto interno?

Penso che sia giusto chiederlo ai colleghi che non hanno votato a favore. Ma c’è un problema di metodo e di merito.

Così si mette a repentaglio anche la stabilità del governo in un momento molto importante, in cui bisogna essere coesi e avere una visione italiana a livello europeo. Si è trattato di un atto non particolarmente saggio né ponderato, e soprattutto irrispettoso nei confronti della maggioranza dei colleghi che avevano adottato una decisione diversa. Noi rivendichiamo il fatto di aver agito in coerenza con le indicazioni del governo, per assumere un ruolo costruttivo, che incalzerà la Commissione sui temi a noi cari, pretendendo che vengano attuati.

La spaccatura nel voto si riflette anche in una spaccatura del Movimento a livello nazionale?

Non credo che questa spaccatura possa essere facilmente trasposta a livello nazionale. Credo piuttosto che si tratti di scelte di singoli, e che sia grave la volontà di non conformarsi alle decisioni e agli orientamenti della delegazione.

Il Movimento quindi le sembra compatto? Pochi giorni fa Grillo è dovuto intervenire al fianco di Di Maio.

Credo che il Movimento stia affrontando una crisi profondissima, che parte anche dalla nostra presenza sui territori. È necessario che ci sia un nuovo modello, un paradigma che porti maggiori strumenti ai nostri consiglieri e ai gruppi locali. Penso anche che sia fondamentale parlare di una maggiore collegialità all’interno del Movimento. Non si tratta di una crisi di leadership, ma della volontà di mettere sul tavolo un metodo inclusivo, che faccia sentire all’opinione pubblica che il nostro progetto è vivo.

È necessario fare autocritica in modo profondo. Bisogna avere il coraggio di aprire al più presto un grande momento di confronto tra le varie anime del Movimento, per riorganizzarci e ridarci spinta e slancio. Questo non può essere posticipato, perché ci sono appuntamenti elettorali in arrivo. Ne va del nostro futuro e della nostra sostenibilità, non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

A questo proposito negli scorsi giorni si è molto discusso del voto su Rousseau per la corsa alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Lei che ne pensa?

Ho trovato assolutamente corretto votare e far decidere alla nostra base se presentarci o meno alle regionali. Personalmente ho votato per presentarci, fermo restando che a mio avviso l’ultima parola deve spettare agli attivisti di quei territori. Non avrei trovato nulla di male anche nell’effettuare un voto su come presentarci. Il capo politico dice che ciò sarebbe contro il nostro Statuto. Ne prendo atto, però penso che ogni occasione di confronto sia sempre positiva.

Per quanto riguarda la tenuta del governo, sono diversi i temi su cui ci sono spaccature. Penso alla questione della prescrizione ma anche alla frecciata di Di Maio a Renzi sul finanziamento ai partiti. Lei che prospettive vede per i prossimi mesi?

Questo governo è composto da soggetti politici che hanno anime e sensibilità diverse su vari temi, come è normale e fisiologico. Confido enormemente nella capacità di mediazione del premier Giuseppe Conte che – sono sicuro – sarà in grado di trovare una sintesi nel confronto sui temi particolarmente divisivi all’interno della maggioranza.

La riforma della prescrizione è una grande battaglia di civiltà, lo ribadiamo con forza. Far arrendere un intero sistema penale alla prescrizione vuol dire che lo Stato rinuncia ad accertare se una persona sia colpevole o innocente. È un fallimento dell’intero sistema.

Per quanto riguarda la riforma di Dublino, in questi giorni circola un documento informale della Germania che prevede una prima valutazione obbligatoria delle richieste di asilo alla frontiera esterna e un sistema più equo per la ripartizione dei profughi. Che ne pensa?

Il documento presenta ancora degli elementi di criticità che riteniamo irricevibili. Vogliamo un sistema di redistribuzione obbligatorio, preventivo e permanente, che includa anche i soggetti che non hanno palesemente diritto a richiedere l’asilo.

Vorrei ricordare che in questo momento l’Unione europea sta facendo molto poco anche per siglare accordi di riammissione con paesi terzi, cosa che invece sarebbe fondamentale. Apprezziamo qualsiasi contributo e spunto per sbloccare il percorso, ma non siamo soddisfatti della proposta tedesca. Vogliamo un modello più ambizioso, in linea con quello che abbiamo sostenuto durante lo scorso mandato. Sul tema abbiamo ricevuto un impegno importante dalla presidente della Commissione, sarà uno dei punti su cui la metteremo alla prova e su cui non arretreremo di un centimetro.

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