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Benzina a 2 euro al litro, spread a 158 punti, bollette record: così sta l’Italia un anno dopo il Governo Draghi

Immagine di copertina
Credit: Ufficio Stampa Quirinale

Spread, benzina e bollette record: l’Italia un anno dopo il governo Draghi

“L’effetto Draghi” non c’è più: a quasi un anno esatto dall’insediamento dell’attuale governo guidato dall’ex presidente della Bce, infatti, l’Italia si ritrova a fare i conti con l’aumento dello Spread, il caro-bollette e un aumento della benzina che non si registrava da circa 10 anni. Insomma, altro che boom economico: il nostro Paese naviga in acque agitate alla faccia di esperti e analisti che, con l’avvento di Mario Draghi, prevedevano l’avvio di un nuovo Rinascimento.

Spread

Nel periodo tra il 3 e il 13 febbraio 2021, ovvero da quando Mario Draghi ha ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il compito di formare un nuovo governo al giorno dell’insediamento dello stesso, lo spread, il differenziale tra i tassi di interessi del titolo di Stato italiano e l’equivalente Bund tedesco, oscillava intorno ai 90 punti base, ai minimi negli ultimi 5 anni, con un rendimento del Btp decennale dello 0,44%.

A distanza di un anno, lo Spread, nella giornata di martedì 8 febbraio, ha chiuso a quota 158 punti base dopo aver toccato i 16o all’apertura delle borse con il tasso sui titoli decennali che ha chiuso all’1,85%.

Subito dopo l’insediamento di Draghi come premier diversi analisti prevedevano che lo Spread potesse scendere tra i 50 e i 60 punti con il rendimento dei Btp poco sopra lo 0,1%.

A distanza di un anno, come visto, non solo questa previsione non si è avverata, ma addirittura lo Spread è risalito toccano livelli che non si vedevano dal 2019, ad eccezione di una breve fiammata nel 2020 a causa della pandemia.

Negli ultimi anni siamo stati abituati a vedere lo Spread risalire a causa dell’instabilità politica: non è ovviamente questo il caso. I mercati sono chiaramente rassicurati dalla riconferma di Mattarella alla presidenza della Repubblica e dalla conseguente stabilità dell’esecutivo Draghi, ma il miracolo tanto atteso non c’è stato.

Questo si deve, a onor del vero, soprattutto ai cambiamenti della politica monetaria della Banca centrale europea. A marzo, infatti, si concluderà il cosiddetto “Pepp”, ovvero il programma di acquisto di debito italiano da parte di Eurotower iniziato durante la pandemia.

Ma l’aumento dello Spread, aldilà delle responsabilità individuali, è comunque una pessima notizia per un Paese come l’Italia altamente indebitato, che prima o poi deve ripagare gli interessi sui debiti.

Caro bollette

Un’altra criticità con la quale il governo deve fare i conti è l’aumento delle bollette di luce e gas, che variano dal 40 al 70%. L’intervento del governo ha limitato solamente in parte i rincari monstre decisi dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, che ha adeguato i costi all’andamento dei prezzi delle materie prime, in particolare il gas, colpiti da aumenti record negli ultimi mesi.

È stato lo stesso ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a lanciare l’allarme dichiarando che: “L’aumento del costo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del Pnrr”.

Il caro bollette, oltre che sulle famiglie, si ripercuote anche sulle casse di comuni, per cui si calcola un aggravio di 550 milioni sulla spesa complessiva annua che finora era di circa un miliardo e 800 milioni, e per le piccole e grandi imprese per cui si calcolano aggravi da capogiro: da 10-15mila fino a 60mila euro al mese.

Benzina

E vediamo, quindi, all’aumento della benzina, mai così cara negli ultimi 10 anni. Era dal 2012, infatti, che non si vedevano i prezzi raggiunti nell’ultimo giorno nei distributori. La verde al self è a 1,819 euro al litro, mentre il diesel supera 1,690 euro, il prezzo più alto da marzo 2013. Al servito, invece, il prezzo supera i 2 euro. Un aumento che, secondo le associazioni dei consumatori, provocherà un salasso di 400 euro in più a famiglia.

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