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Dalle elezioni regionali alla riforma della prescrizione: le sfide che attendono il governo a gennaio 2020

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Credit: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dalle elezioni regionali alla riforma della prescrizione: le sfide che attendono il governo a gennaio 2020

L’arrivo del nuovo anno non è solo un traguardo temporale da festeggiare per il governo Conte bis. Nuove sfide elettorali e politiche attendono le forze di maggioranza a gennaio 2020 e l’esito delle “prove” cui sarà sottoposto l’esecutivo non è affatto scontato.

Subito dopo il giuramento dei nuovi ministri – Lucia Azzolina al Ministero dell’Istruzione e Gaetano Manfredi al Ministero dell’Università e della Ricerca – il premier Giuseppe Conte dovrà affrontare sfide decisive per le sorti del governo, tra cui la riforma della prescrizione, la questione del Mes, le crisi Alitalia e Ilva e le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ecco quali sono i principali nodi da sciogliere:

La verifica della stabilità della maggioranza

Come ha ricordato Conte durante la conferenza stampa di fine anno, da qui a 3 anni la maggioranza dovrà affrontare “una maratona”. Per farlo, il governo dovrà innanzitutto superare la “verifica” che il premier stesso ha voluto mettere sul tavolo a gennaio, per  la stabilità della maggioranza dopo la manovra economica.

Le spallate tra gli alleati di governo – soprattutto tra il leader Cinque Stelle Luigi Di Maio e il capo di Italia Viva Matteo Renzi – sono state frequenti durante gli ultimi mesi dell’anno, che erano anche quelli cruciali per l’approvazione della legge di bilancio. Ma il governo resisterà nonostante le tensioni tra i due ex rivali?

La richiesta di chiarezza, avanzata inizialmente dal dirigente dem Goffredo Bettini – è stata ampiamente accolta dal segretario Pd, Nicola Zingaretti, che ha chiesto che si lavori quanto prima a una nuova Agenda 2020.

“Gennaio sarà l’occasione per fermarsi a riflettere e confrontarsi per cercare di rilanciare l’azione di governo”, ha detto Conte. “Già scegliere l’ordine temporale delle misure da adottare sarà una scelta politica, nell’interesse dei cittadini e del Paese”.

La riforma della prescrizione

Un vertice di maggioranza sulla giustizia è previsto già il 7 gennaio, quando i rappresentanti dei partiti politici che sostengono il governo si siederanno al tavolo per affrontare il nodo della riforma della prescrizione. Sul tema Pd e M5S sono nettamente divisi. Il ministro della Giustizia M5S Alfonso Bonafede vorrebbe uno stop definitivo dei termini della prescrizione dopo il processo di primo grado, mentre dal Pd arriva la proposta di un periodo di sospensione di tre anni e sei mesi per garantire “processi in tempi certi”. Toccherà al presidente del Consiglio trovare una sintesi tra le due posizioni.

La riforma della prescrizione è inutile. Riformate i processi, se siete capaci (di G. Cavalli)

Alitalia e Ilva

All’ordine del giorno per l’esecutivo, e soprattutto per il ministero dello Sviluppo economico, ci sono anche le due principali crisi aziendali del paese ancora da sciogliere: Alitalia e Ilva.

Per il dossier sulla compagnia aerea, è prevista il 7 gennaio l’audizione di Lufthansa presso la commissione Trasporti della Camera, che esaminerà il decreto legge salva-Alitalia che assegna i 400 milioni. Subito dopo toccherà al nuovo super-commissario Leogrande.

Anche per la crisi Ilva il 7 gennaio è una data importante: entro quel giorno il Tribunale del Riesame deciderà se spegnere o no l’altoforno numero 2, e l’indomani è previsto l’inizio delle operazioni cruciali di fermata dell’impianto, con le relative conseguenze economiche e industriali. Entrambi i dossier dovranno quindi entrare a pieno titolo nell’agenda del governo per il 2020.

La revoca delle concessioni ad Autostrade

Per il capo politico M5S Di Maio “nel 2020, una delle prime cose da inserire nella nuova agenda di governo dovrà essere larevoca delle concessioni ad Autostrade, con l’affidamento ad Anas e il conseguente abbassamento dei pedaggi autostradali”. Il punto è sicuramente tra quelli all’ordine del giorno, con l’articolo del decreto Milleproroghe che riscrive le regole. La misura non è ostacolata dal Pd, ma non convince i renziani di Italia Viva.

Le modifiche ai decreti sicurezza

Uno dei temi al centro del vertice di governo di gennaio 2020 è quello delle modifiche ai decreti sicurezza, su cui la maggioranza sta cercando un punto d’incontro. “È uno dei nostri punti programmatici e sarà uno dei temi del confronto di gennaio”, ha dichiarato Conte in conferenza stampa, aggiungendo che i decreti sicurezza “vanno depurati da condizioni che io stesso ritengo inaccettabili”. Le forze di maggioranza hanno detto e ribadito che procederanno con le modifiche chieste da Mattarella, ma si troverà l’intesa?

La questione del Mes

La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, che ha messo il governo Conte al centro di una bufera politica soprattutto a causa degli attacchi della Lega, tornerà all’ordine del giorno a gennaio 2020. L’esecutivo è riuscito a guadagnare tempo, ma nell’Eurogruppo di gennaio i negoziati proseguiranno. Per il momento non c’è nessuna scadenza, ma la questione tornerà al centro dell’attenzione politica.

Il voto sul caso Gregoretti

Il 20 gennaio è il giorno in cui la Giunta per le immunità in Senato voterà sull’autorizzazione a procedere contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona riguardo al blocco della nave Gregoretti, rimasta bloccata in mare con 131 migranti a bordo a luglio 2019.

I numeri non sembrano essere dalla parte di Salvini, perché stavolta i Cinque Stelle – a differenza del caso Diciotti – sembrano pronti a votare a favore dell’autorizzazione, ma il dibattito sul caso potrebbe avere ripercussioni inaspettate sul governo.

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Le elezioni in Emilia Romagna e Calabria

Il 26 gennaio 2020 è il giorno del voto in Emilia Romagna e in Calabria: due importanti prove elettorali per le forze di governo, soprattutto dopo la vittoria del centrodestra in Umbria. In entrambe le regioni il Movimento Cinque Stelle ha rifiutato un’alleanza con il Pd. Ma è soprattutto in Emilia che i dem rischiano: un’eventuale sconfitta del governatore uscente, Stefano Bonaccini, potrebbe mettere a rischio la leadership di Zingaretti e la tenuta del governo.

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