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Il nuovo piano di Salvini con Orban e Morawiecki: la destra sovranista in marcia per l’Europa

Al mini-vertice di Budapest il leader leghista ha annunciato un nuovo Rinascimento

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 2 Apr. 2021 alle 12:43 Aggiornato il 2 Apr. 2021 alle 17:23
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Immagine di copertina
Credit: PiS

Matteo Salvini ha un piano per orientare le politiche dell’Unione europea, fondando una nuova casa per la destra sovranista in Europa sfruttando l’uscita del Fidesz del premier ungherese Viktor Orban dal Partito popolare europeo (Ppe) e attirando il partito di estrema destra di Mateusz Morawiecki al governo in Polonia.

A tale scopo il leader della Lega ha incontrato ieri a Budapest sia il primo ministro ungherese che il premier polacco con cui intende creare un nuovo gruppo sovranista al Parlamento europeo e non solo, dopo il fallimento dell’alleanza con Marine Le Pen.

Accogliendo i propri ospiti, Orban ha descritto Morawiecki come uno degli amici più fedeli dell’Ungheria e definito Salvini “un eroe” per aver dimostrato che è possibile fermare l’immigrazione illegale in mare. “Si tratta delle personalità di riferimento dei due gruppi di destra più forti in Europa”, ha rimarcato il premier ungherese. “Stiamo lavorando per avere voce, rappresentanza e peso nella politica europea”.

“Dopo il fallimento sui vaccini e dopo il dramma del Covid noi crediamo ci possa essere un Rinascimento europeo, una risurrezione”, ha affermato Salvini. “Abbiamo parlato anche di temi che secondo i media ci dividono e invece ci uniscono. Noi chiediamo più Europa in termini di difesa dei confini, il problema è creare una forza comune europea che difenda i confini dell’Europa“.

“La famiglia, la dignità dell’individuo, il cristianesimo: questi valori devono essere difesi”, ha rimarcato Morawiecki. “Ci siamo incontrati a Budapest perché crediamo nel futuro dell’Europa. Non possiamo trascurare le radici dell’integrazione europea ma oggi vediamo un’Europa traballante, lacerata dalle contraddizioni: vogliamo presentare una controproposta e crediamo che anche molti paesi dell’Ue potranno dialogare con noi”.

“Stiamo progettando insieme il futuro”, ha sottolineato Orban, annunciando che i tre leader si rivedranno il prossimo mese a Varsavia, se la situazione epidemica lo consentirà.

Un nuovo gruppo sovranista in Europa

L’annuncio di un nuovo gruppo politico da formare al Parlamento europeo era stato dato il 9 marzo proprio da Salvini in un’intervista in diretta Facebook in occasione del compleanno del leader leghista. La nuova formazione riunirebbe la Lega, il partito Fidesz del premier ungherese Viktor Orban e il movimento Diritto e Giustizia (PiS), il partito di estrema destra al governo in Polonia.

Il gruppo, che potrebbe contare su almeno 65 eurodeputati, avrebbe un peso rilevante al Parlamento europeo, riunendo ex appartenenti al Partito Popolare Europeo, abbandonato lo scorso mese dal Fidesz di Orban, al gruppo Identità e Democrazia, fondato nel 2019 da Salvini con Marine Le Pen, e dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei, a cui appartengono sia il PiS che Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, a cui la Lega ha aperto la porta.

Al di là della novità politica, in termini numerici il nuovo gruppo non promette un’influenza maggiore sull’Eurocamera rispetto alla formazione Identità e Democrazia (ID) di cui la Lega costituisce la compagine più numerosa, oltre che il principale membro fondatore insieme al Rassemblement national (RN) di Le Pen e ai tedeschi di Alternative für Deutschland (AfD), sospettati di simpatie neonaziste. Anche attirando i 7 eurodeputati di Fratelli d’Italia e magari qualche altro parlamentare attualmente tra i non iscritti, il gruppo di Salvini, Orban e Morawiecki arriverebbe comunque a contare circa un’ottantina di membri, non molti di più della settantina attualmente a disposizione dell’ID.

Discorso diverso per il Consiglio europeo, composto dai leader degli Stati membri, tuttora vero dominus della politica dell’Unione. In considerazione del sistema di votazione interno a questo organismo, in cui ogni governo esprime un voto il cui peso è ponderato in base alla popolazione nazionale, la nuova formazione potrebbe guadagnare molta più influenza rispetto ai semplici numeri visti al Parlamento europeo, soprattutto se riuscirà ad attirare nuovi partner già al potere in altri Paesi membri. Al momento, i partiti riuniti nel gruppo Identità e Democrazia (ID) non esprimono voti in Consiglio perché non guidano alcun governo in Europa, a differenza dei movimenti di Orban e Morawiecki, che controllano 2 voti in rappresentanza del 10,65 per cento della popolazione dell’Ue.

“Qui ci sono i governi di tre Paesi che rappresentano più di 100 milioni di cittadini”, ha sottolineato il leader della Lega in occasione dell’incontro di ieri a Budapest. “Abbiamo parlato di un percorso che inizia oggi e andrà avanti in diverse tappe allargando il gruppo e coinvolgendo nuovi partiti e nuove famiglie: ci proponiamo come nucleo storico e alternativo ad una sinistra che mette in discussione le radici dell’Ue e non ci poniamo limiti e confini. Non ci accontentiamo di essere quarti, secondi, noi puntiamo ad essere i primi come rappresentanza in Europa”.

Dopo il suicidio politico del Papeete, tornato al governo con Draghi, Salvini sembra aver compreso che nell’Ue è la voce dei vari esecutivi nazionali a farla da padrone. Tuttavia non basta scoprire la stanza dei bottoni, bisogna anche sapersi orientare tra gli intricati interessi dei singoli Paesi qui rappresentati.

Se l’esempio del gruppo di Visegrad ha dimostrato la capacità di influenzare le scelte comunitarie quando una manciata di governi riescono ad allearsi su un’agenda condivisa, la storia del Consiglio europeo ricorda che, al di là delle convergenze ideali, resta sempre l’interesse nazionale il vero orizzonte politico in cui poi si muovono i leader degli Stati membri.

Non a caso, anche il premier ungherese Orban si è affrettato a precisare “che non vi è un solo argomento su cui non sia possibile raggiungere un accordo” con Salvini e Morawiecki e che “gli interessi delle rispettive nazioni non sono mai state in conflitto”.

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