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L’ex ministra Pinotti a TPI: “Bloccare i porti è sbagliato e non risolve nulla”

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Roberta Pinotti. Credit: Ratib Al Safadi / Anadolu Agency

La senatrice del Partito democratico commenta l'operato del governo e del ministro Salvini in tema di gestione dei flussi migratori

I porti si chiudono solo in casi eccezionali di vera grande emergenza per il paese, non era tale l’episodio legato alla nave Aquarius. Non c’erano motivi reali per lasciare più di 600 persone con donne e bambini sul ponte di una nave, alla deriva. Per i rapporti con le Ong, durante il nostro Governo, si era stabilito un codice di comportamento per tenere insieme umanità e sicurezza“.

Intervista esclusiva di The Post Internazionale (TPI.it) a Roberta Pinotti, senatrice del Partito democratico ed ex ministra della Difesa nel governo Renzi e nel governo Gentiloni, che commenta l’operato del ministro dell’Interno Matteo Salvini in tema di gestione dei flussi migratori e l’operato del governo a oltre un mese dall’insediamento (qui tutti gli aggiornamenti sul governo).

Come valuta la gestione di quella che alcuni definiscono “emergenza migranti” da parte dell’attuale governo?

In realtà non esiste alcuna “emergenza migranti”, l’emergenza c’è stata negli anni precedenti ma il lavoro fatto dai governi Renzi e Gentiloni ha consentito di diminuire gli sbarchi dell’80 per cento in generale e dell’85 per cento per quanto riguarda quelli provenienti dalla Libia. Si è voluto alzare mediaticamente l’attenzione a fini più propagandistici che legati alla reale volontà di risolvere i problemi. 

Una difesa serrata dei confini italiani è la soluzione? 

Di fronte ad un fenomeno epocale come sono le migrazioni, pensare di rispondere erigendo muri o bloccando i porti non è solo sbagliato, ma anche non risolutivo. Occorre una politica europea per l’Africa e occorre una capacità dell’Europa di gestire in modo coeso e unitario il tema dei rifugiati. Serve una visione europea in grado di coinvolgere anche la Cina. 

L’accordo sui migranti raggiunto a Bruxelles dal Consiglio è stato molto criticato, sia da parte delle organizzazioni che si occupano di diritti umani, sia da parte della stessa Unione europea. Lei cosa ne pensa?

Al Consiglio Europeo non si è purtroppo fatto alcun passo avanti su quelli che sono i punti fondamentali da trattare: la revisione del trattato di Dublino e una condivisione solidale della gestione del fenomeno.

Cosa pensa del piano di Salvini in Libia

Non sono a conoscenza di nessun piano di Salvini per la Libia. 

Salvini ha parlato di una più stretta collaborazione con la Guardia costiera libica con una donazione di motovedette e nuova formazione del personale di soccorso. Lei crede sia questa la strada giusta?

La Libia, pur in un periodo di grande fragilità, ha dimostrato di voler essere protagonista nella gestione del proprio confine marittimo. Da anni stiamo addestrando all’interno della missione europea Sophia la Guardia costiera libica.

La Marina italiana sta supportando tecnicamente il ripristino dei loro mezzi. C’è ancora strada da fare ma la direzione intrapresa è quella giusta. Inoltre, ricordo che grazie all’accordo sottoscritto tra il premier Gentiloni e il presidente Serraj hanno cominciato a operare in Libia l’Unhcr e Oim, le organizzazioni dell’Onu che si occupano dei rifugiati.

A gennaio la Camera dei deputati aveva approvato il decreto sulle missioni militari all’estero, inclusa quella in Niger. Contro avevano votato Liberi e uguali e M5S. La Lega si era astenuta, mentre Pd e Fi avevano votato a favore. Oggi le cose sono molto diverse: Salvini ha annunciato un presidio di militari italiani al confine tra Niger, Ciad e Libia. Come valuta questo ulteriore dietrofront?

Confermo che le votazioni sulla missione in Niger sono state quelle che lei ha ricordato. Alcuni che espressero contrarietà lo fecero anche in modo aggressivo. Rispetto a eventuali nuove missioni aspetto di vedere i provvedimenti in parlamento. Non commento annunci sui media. 

Niente tagli alla spesa militare, anzi, un aumento dei fondi per la Difesa per allinearsi con la richiesta della Nato, che chiede il 2 per cento del Pil. Oggi siamo all’1,4 per cento. La ministra Trenta fa un passo indietro rispetto al programma votato in rete dai 5 Stelle e prosegue sul vostro tracciato. Cosa ne pensa?

Dal mio punto di vista non posso che apprezzare una continuità nelle politiche di Difesa. Tutti i grandi paesi si comportano così, pur variando le compagini governative.

Ci fa una valutazione degli equilibri di potere oggi al governo? È ancora possibile parlare di un governo Conte? 

Il presidente Conte ha giurato di fronte al presidente della Repubblica quindi, senza dubbio, è formalmente lui il presidente del Consiglio. Ricordo, però che quando il Partito democratico ha chiesto che il presidente Conte riferisse in aula su nave Aquarius a presentarsi è stato il ministro dell’Interno Salvini. Forse solo una casualità o forse questo episodio può essere considerato un termometro del reale equilibrio di potere all’interno del governo. 

“Bloccherò l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo”, con queste parole Salvini è partito per il vertice dei ministri dell’Interno europei di Innsbruck. La ministra Trenta precisa che questa non è competenza del Viminale. Come commenta?

La posizione espressa dalla Difesa è quella corretta.

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