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Salvini: “Sì, ho paura di perdere consenso”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 23 Gen. 2019 alle 18:27 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:39
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Immagine di copertina
Il vicepremier leghista Matteo Salvini. Credit: Afp/Michele Spatari/NurPhoto

Il vicepremier leghista Matteo Salvini ha ammesso che, guardando i sondaggi che oggi vedono la Lega in ascesa, teme per un possibile calo di consensi [qui tutti gli ultimi sondaggi].

“Sì, ci sono momenti in cui ho paura di schiantarmi, e allora cerco di non cambiare”, riflette il leader del Carroccio in un’intervista al settimanale Panorama, anticipata dal quotidiano La Verità.

Stando ai sondaggi, rispetto alle elezioni del marzo 2018 il Carroccio ha visto quasi raddoppiato il proprio bacino di voti. Percentuali sopra il 30 per cento che ne fanno di gran lunga la prima forza politica in Italia e, secondo alcune rilevazioni, addirittura su scala europea. Un dato da non sottovalutare, a pochi mesi dalle elezioni per il Parlamento di Strasburgo.

“Il consenso, devo dire la verità, mi spaventa. Primo partito, mamma mia… Però l’impegno è rimanere me stesso, non cambiare mai”, sospira Salvini.

Il vicepremier si spinge anche a confidenze piuttosto intime: “Anche nel modo di dormire. Devo avere sempre due cuscini perché uno lo devo abbracciare, stringere a me”, dice. “Sarò da psicoanalizzare?”.

Nell’intervista Salvini risponde a chi lo accusa di fare politica solo sulla paura dei migranti: “Loro non sono con me in ufficio sennò vedrebbero su questa scrivania i dossier antimafia, antiracket, antiusura, antidroga, tutta sicurezza, al di là dell’immigrazione”.

Poi, una frecciata diretta contro gli ormai ex alleati di Forza Italia: “Se in Forza Italia pensano di recuperare credibilità colpendo me, sbagliano. Facciano proposte. Gelmini, Carfagna, mi attaccano un giorno sì e l’altro pure”, scuote la testa il leader della Lega.

Secondo Salvini, il pentastellato Alessandro Di Battista, “è una persona di valore”. Quanto invece all’ex leader leghista Umberto Bossi, “proverò eterna riconoscenza” per lui, osserva il vicepremier. “Non sarei qua se non ci fosse lui”. Anche se, aggiunge, ”mi trattava male, trattava male tutti, forse Giorgetti meno. Non era generosissimo di complimenti, ma riconosceva i meriti. È stato un genio”.

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