Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 14:06
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Politica

Assalto al salario minimo: Pd, Lega e Forza Italia svuotano il ddl che istituisce la paga base a 9 euro l’ora

Immagine di copertina

Tre emendamenti, identici. Depositati al Senato da Partito democratico, Lega e Forza Italia con l’evidente intento di “svuotare” il disegno di legge a firma Nunzia Catalfo (M5S) per introdurre, anche in Italia, il salario minimo, già duramente osteggiato da sindacati e Confindustria. Ma andiamo con ordine. Il fulcro della proposta dell’ex ministra del Lavoro del governo Conte II è la fissazione di una soglia minima, 9 euro lordi all’ora, sotto cui nessun contratto collettivo deve scendere.

Secondo i dati dell’Inps, oggi nel nostro Paese 4,5 milioni di lavoratori hanno una retribuzione lorda oraria inferiore a tale parametro. Di questi, 2,5 milioni non arrivano a 8 euro. Si tratta quindi di un intervento che, qualora fosse approvato, avrebbe un’importante valenza sociale, ancor di più in un periodo in cui l’inflazione corre e gli stipendi sono al palo.

Ebbene, che cosa propongono i dem Mauro Laus e Valeria Fedeli, il leghista William De Vecchis e i forzisti Emilio Floris e Roberta Toffanin? Proprio di «sopprimere le parole: «E comunque non inferiore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”» dall’articolo 2 del ddl. L’emendamento del Pd, però, ha dell’incredibile: chiede infatti di istituire una «commissione paritetica» al Cnel per misurare la rappresentatività delle parti sociali (che sottoscrivono i contratti) e a firmarlo sono due esponenti che, nel 2016, appoggiarono la riforma costituzionale di Matteo Renzi che voleva abolire il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Che dire: chapeau!
Continua a leggere sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

Ti potrebbe interessare
Cronaca / In Italia arrivano le targhe personalizzate: come funzionano e quanto costano
Politica / Meloni attacca la magistratura per la scarcerazione di Youssef Siher: “Decisione vergognosa”
Politica / Scontri a Milano, Salvini: “Dietro un cretino di 12 anni c’è il fallimento di una famiglia”
Ti potrebbe interessare
Cronaca / In Italia arrivano le targhe personalizzate: come funzionano e quanto costano
Politica / Meloni attacca la magistratura per la scarcerazione di Youssef Siher: “Decisione vergognosa”
Politica / Scontri a Milano, Salvini: “Dietro un cretino di 12 anni c’è il fallimento di una famiglia”
Politica / Sabrina Brizzola dopo lo scontro in tv con Bruno Vespa: “Il suo paternalismo non ci fa paura”
Politica / Il peso degli Emirati Arabi nel Piano Meloni
Politica / Gentrificazione, turismo di massa e povertà abitativa: di chi sono le nostre città?
Politica / La Repubblica fondata sul Mattone dall'Ina-casa al Piano Meloni tra salari fermi, tassi in rialzo e affitti insostenibili
Politica / Sfratti e housing sociale: la ricetta del Governo contro la crisi abitativa
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Politica / Giallo alla Camera, trovato un anello da 30mila euro nel bagno: “Ora tutti lo vorranno”