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Rossana Rossanda: “Colpa nostra se vince Salvini, la sinistra non ha visione e ha deluso le speranze”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 20 Set. 2020 alle 15:04 Aggiornato il 20 Set. 2020 alle 15:20
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Rossana Rossanda: “Colpa nostra se vince Salvini”

Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre è morta a Roma a 96 anni Rossana Rossanda, giornalista, partigiana e cofondatrice del quotidiano il Manifesto. In un’intervista rilasciata a Repubblica a ottobre del 2018, Rossanda aveva commentato la situazione politica in cui aveva ritrovato l’Italia dopo anni trascorsi in Francia. “Irriconoscibile, senza spina dorsale. Mi fa paura vedere quel che sta diventando”, aveva detto la giornalista – eletta nel 1963 alla Camera nelle file del Partito Comunista italiano – sottolineando come le assenze e il trasformismo della politica di sinistra avessero contribuito alle vittorie elettorali della Lega e del Movimento 5 Stelle.

“A luglio ho deciso di tornare in Italia, assalita dal bisogno di capire. Da Parigi, dove vivevo da dodici anni, seguivo Salvini in tv e mi prendeva vergogna per quel che vedevo. ‘È anche colpa mia, colpa della nostra parte‘, mi ripetevo. Avevo passato la vita a fare politica e reputavo la mia lontananza come un abbandono del campo. Mio marito è scomparso tre anni fa, non avevo più nessuno in Francia, qui a Roma i compagni di una vita non ci sono più, Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato sono tutti morti, e anche io sono molto vecchia ormai”, aveva raccontato Rossanda.

La giornalista invitava la sinistra italiana a guardare alle altre esperienze europee per ritrovare la strada del rinnovamento, affermando che i leader del Pd le apparivano privi di una visione chiara: “Zingaretti, Minniti, Martina, Boccia, Richetti. Non li distinguo. Mi dicono che Delrio è bravo. Non dubito. Ma qual è la sua visione del mondo?”, commentava. Rossanda trovava scontato che alle ultime elezioni politiche, quelle che avevano assegnato più del 30 per cento di consensi al M5S, storici elettori di sinistra avessero votato per il partito pentastellato: “Hanno cercato un cambiamento vendicativo dopo che le loro speranze sono andate deluse”, osservava.

“A quelli che dicono che non ci sono alternative, dico guardate Sanchez e Podemos in Spagna o il piccolo Portogallo: fate come loro”. “La ragazza del secolo scorso” – dal nome della sua autobiografia, uscita per Einaudi a novembre del 2005 – criticava poi il degrado culturale in cui era piombato il nostro Paese. “Sono colpita dalla volgarità. L’altro giorno ho visto in tv una trasmissione dove tutti ripetevano “non me ne frega un cazzo”, se parlavo così mio padre mi mollava come minimo una sberla”.

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