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25 aprile, Reggio Calabria tappezzata di leggi fasciste: “Così avremmo vissuto senza quel giorno”

Di Luca Serafini
Pubblicato il 25 Apr. 2019 alle 17:07 Aggiornato il 25 Apr. 2019 alle 17:10
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Immagine di copertina
Uno dei manifesti apparsi a Reggio Calabria

Il Comune di Reggio Calabria, guidato dal sindaco del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, ha tappezzato la città di manifesti sui quali sono scritte alcune delle principali leggi varate durante il ventennio fascista.

Una scelta dall’alto valore simbolico, compiuta durante le celebrazioni per la Liberazione dal nazifascismo, e che ha l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza su quello che è stato realmente il regime di Benito Mussolini.

Il nome dell’iniziativa è infatti: “Senza 25 aprile”.  Lo scopo è proprio quello di far capire come sarebbe stata la vita degli italiani se il paese non fosse stato liberato dal nazifascismo.

Sui manifesti ci sono il logo del Comune di Reggio Calabria e quello della Città metropolitana.

Le scritte, come detto, ricordano alcune leggi fasciste: “Al sindaco subentra il podestà, che esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale”; “Reintrodotta la pena di morte”; “Il voto non è più segreto”; “Vengono allontanati dal servizio tutti i funzionari pubblici che rifiutano di prestare giuramento di fedeltà al regime”.

E ancora: “Il prefetto può disporre lo scioglimento delle associazioni, enti o istituti che svolgono un’attività contraria agli ordinamenti politici costituiti nello stato”; “Il diritto di voto è esteso solo agli uomini maggiori di 21 anni che pagano almeno 100 lire di imposte”.

Questi e altri manifesti ricordano a tutti cos’era realmente il fascismo in una giornata, quella del 25 aprile, caratterizzata come sempre dalle polemiche e da iniziative di nostalgici del Duce.

Qui le foto di alcuni manifesti:

reggio calabria leggi fasciste

reggio calabria leggi fasciste

reggio calabria leggi fasciste

reggio calabria leggi fasciste

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