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Referendum proporzionale: cosa è, come funziona e chi vuole il voto per cambiare la legge elettorale

Tutte le principali informazioni

Di Donato De Sena
Pubblicato il 27 Set. 2019 alle 09:22 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 11:03
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Immagine di copertina
Un seggio elettorale in Italia

Referendum proporzionale, come funziona

Un referendum per cambiare la legge elettorale e abrogare la parte proporzionale e aprire la strada ad un sistema completamente maggioritario. È quanto hanno chiesto diverse Regioni italiane aprendo la strada verso una nuova consultazione, che potrebbe tenersi la prossima primavera e che potrebbe essere evitata solo con una nuova riforma del voto approvata dal Parlamento. Qui riportiamo tutte le principali informazioni sul referendum: cosa è, come funziona, chi lo vuole.

Cosa è

Il referendum abrogativo sulla legge elettorale chiede di avere in Italia un sistema elettorale in Italia completamente maggioritario. Un sistema maggioritario prevede la vittoria in numerosi collegi elettorali del candidato che ottiene anche un solo voto in più degli altri. Si tratta di un criterio molto diverso da quello proporzionale, che prevede invece l’assegnazione dei seggi alle liste di candidati in proporzione ai voti ottenuti.

La legge elettorale in vigore per le Elezioni Politiche, il cosiddetto Rosatellum, approvato nel 2017, ha introdotto un sistema misto di maggioritario e proporzionale. Circa i due terzi dei deputati e dei senatori vengono eletti in collegi plurinominali con metodo proporzionale. L’altro terzo invece in collegi uninominali con sistema maggioritario.

Nelle settimane scorse il leader della Lega Matteo Salvini, nel corso di un assemblea degli amministratori locali del suo partito, ha lanciato la proposta di abrogazione parziale, di un referendum abrogativo della parte proporzionale per avere un sistema “totalmente maggioritario”.

A chi conviene

Un sistema elettorale nettamente maggioritario favorisce le grandi coalizioni. Siccome per conquistare seggi nei territori è opportuno ottenere anche un solo voto in più di ogni altro avversario, hanno maggiori probabilità di successo gli schieramenti che raccolgono più partiti. Le alleanze di più partiti possono diventare più forti anche di grandi partiti che si presentano senza alleati.

Considerando i risultati delle ultime Elezioni Europee e i dati dei sondaggi sulle intenzioni di voto ai partiti, in Italia una legge elettorale maggioritaria favorirebbe soprattutto uno schieramento di centrodestra composto da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che complessivamente viene stimato in media al 45 per cento dei voti. Ad essere penalizzati sarebbero la coalizione di centrosinistra e il M5S, che governano insieme ma non prendono in considerazione l’ipotesi di un’alleanza alle elezioni nazionali.

Come funziona

L’articolo 75 della Costituzione prevede che “è indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”. Salvini e la Lega hanno lanciato la proposta di abrogazione parziale della legge elettorale puntando al sostegno delle Regioni, in particolare quelle amministrate della Lega.

Il 26 settembre 2019 è stata una giornata decisiva. Con il voto della Regione Piemonte è arrivato il quinto via libera alla richiesta di referendum sul proporzionale. In precedenza era arrivato il sì da Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. “È ufficiale, la primavera prossima avremo un referendum sul maggioritario”, ha commentato Salvini. Il segretario della Lega ha poi annunciato l’intenzione di procedere anche ad una raccolta di firme di “milioni” di cittadini.

La proposta leghista viene stata aspramente criticata dagli ex alleati del Movimento 5 Stelle, che accusano Salvini di volere una nuova legge elettorale “a suo uso e consumo” e il consiglio regionale del Piemonte di aver “ubbidito agli ordini”.

Quando si vota e le scadenze verso il referendum sul proporzionale

La scadenza per il via libera dei cinque Consigli Regionali era fissata al 30 settembre. Non è escluso che fino a quella data arrivi anche il voto di altre Regioni, come la Liguria.

L’ok del Piemonte al referendum abrogativo non spiana la strada verso il voto, come annunciato da Salvini. La richiesta sulla legge elettorale dovrà infatti superare prima l’esame di legittimità della Cassazione, entro ottobre, e poi quello di ammissibilità della Corte Costituzionale, entro il 10 febbraio.

Non è chiaro ancora se il quesito sia ammissibile. Forza Italia, che pure ha sostenuto l’iniziativa della Lega, ha fatto sapere di mantenere dubbi sulla costituzionalità e sulla governabilità del e di aver dato il suo contributo per non spaccare il centrodestra. Lo stesso partito ha deciso anche di presentare nei consigli regionali interessati un ordine del giorno per riassumere la propria linea, non coincidente con quella di Salvini, il quale, come detto, già annuncia il voto in primavera.

Gli italiani potrebbero essere chiamati alle urne per il referendum sulla legge elettorale nell’intervallo tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ma il Parlamento potrebbe anche farlo decadere.

Come decade

Per fermare il referendum sul sistema proporzionale la maggioranza di Pd e M5S potrebbe intervenire sulla materia, ovviamente con una nuova riforma del voto ovviamente.

Se si farà concreta l’ipotesi di voto nella prossima primavera, potrebbe partire un’accelerazione dei giallorossi per approvare la nuova legge dopo il taglio dei parlamentari. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sono orientati però a una riforma in senso proporzionale

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