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Recovery, la protesta del sindaco: “Dormirò in Comune. Al Sud spettava il 60% dei fondi, invece arriverà il 40”

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"Al Sud sarebbe dovuto andare il 60% delle risorse del Recovery Plan secondo i criteri stabiliti dall'Unione Europea, ma a livello nazionale si è deciso di privilegiare il parametro della popolazione, e così arriverà appena il 40%. Una distribuzione ingiusta che penalizza ulteriormente il Meridione", spiega a TPI Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti, che per protesta ha occupato l'aula del proprio Consiglio comunale. "Domani con altri amministratori del Mezzogiorno faremo una manifestazione a Napoli durante la quale consegneremo un documento al Prefetto affinché lo invii a Draghi, sperando ci dia spiegazioni. Se si colma il gap Nord-Sud, ne beneficia anche l'economia del Settentrione. L'esempio della Germania ci spiega che non è un fenomeno ineluttabile"

Ha occupato l’aula del proprio municipio Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, per protestare contro la quota assegnata al Sud nel Recovery Plan varato dal Governo, ritenuta insufficiente per garantire una ripartenza del Meridione e colmare lo storico gap con il Nord. “Abbiamo creato una rete di sindaci del Mezzogiorno e domani (25 aprile, ndr) saremo a Napoli per una manifestazione nazionale di protesta contro il modo in cui è stato strutturato il Recovery Plan in Italia“, spiega il sindaco a TPI. “Come ha anche detto la ministra del Sud Mara Carfagna, se si fosse rispettato l’algoritmo utilizzato dall’Unione Europea, al Sud sarebbe dovuto andare oltre il 60% delle risorse, in realtà si è deciso di stanziare il 37-40%. Tra i criteri stabiliti dall’Ue ci sono la popolazione, il tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni e il Pil pro capite. A livello nazionale, invece, si è preferito ripartire la quota solo in base alla popolazione, senza fare una vera distinzione tra Nord e Sud, ignorando il divario esistente all’interno del Paese”.

Un calcolo quindi, spiega il primo cittadino pugliese, che non tiene conto di due fattori economici importanti come l’alto tasso di disoccupazione e il basso Pil pro capite, e che avrebbe così ridotto di circa 20 punti percentuali le risorse da destinare al Mezzogiorno. “Draghi ha parlato più volte a favore del Meridione, ma così non si prende di petto la questione del Sud. Probabilmente subisce pressioni da parte della Lega o di altri partiti che spingono a vantaggio dei territori del Nord. Se riparte bene il Sud, dando una scossa necessaria sui servizi che mancano, l’alta velocità, le infrastrutture, ne giova anche l’economia del Settentrione”, sottolinea Carlucci. “Se risanato, il Sud può far rinascere tutto il Paese. Ecco perché servirebbe almeno il 60% delle risorse del Recovery per il Sud, e non il 40%: parliamo di una differenza di decine di miliardi”.

“Il divario Nord-Sud negli ultimi anni è aumentato costantemente. Gli investimenti pubblici – aggiunge il sindaco di Acquaviva – sono andati maggiormente al Settentrione, tanto che molti piccoli comuni del Mezzogiorno sono finiti in dissesto finanziario. Ora chiediamo che lo Stato, sfruttando questa grande occasione del Recovery, investa decisamente per colmare il gap”.

Da qui l’idea di dare un segnale dormendo all’interno dell’aula di Palazzo di Città assieme ad alcuni consiglieri comunali. “Anche alcuni sindaci siciliani hanno fatto proteste simili. Abbiamo sentito il dovere di unirci in questa battaglia: sono venuti anche diversi cittadini e altri amministratori a farmi compagnia”, racconta Carlucci a TPI. “Il primo effetto concreto è che finalmente la popolazione inizia a capire di cosa stiamo parlando. Spesso i cittadini non sanno che il Recovery sarà decisivo per il loro futuro, perché viene vista come una questione molto tecnica, di cui non si è parlato a dovere nel dibattito pubblico”.

Ma cosa manca in particolare in questo Piano di ripresa? “Ciò che manca è soprattutto la pianificazione dello sviluppo dei territori, in base ai loro reali fabbisogni. Bisognerebbe avere una visione precisa di dove si vuole andare. Bisogna approfittare di questa grande occasione per pianificare uno sviluppo che parta dalle vocazioni e dalle carenze delle singole realtà, azzerando il divario con il Nord sulle sei missioni previste dal Pnrr”.

Per questo molti sindaci del Sud hanno deciso di scendere in piazza domani, 25 aprile, a Napoli per chiedere un’equa distribuzione delle somme. “Ci saranno alcuni parlamentari come la senatrice Ricciardi del Movimento Cinque Stelle, i sindaci De Magistris e Magorno, Al Bano e molti altri. Abbiamo avuto un appoggio da parte di varie forze politiche in modo trasversale. Non è facile fare una manifestazione di questi tempi. Consegneremo un documento al Prefetto affinché lo invii a Draghi, nel quale chiediamo spiegazioni sul perché al Sud è andato il 40% e non il 60% del Recovery. I fondi non andavano distribuiti in base alla popolazione, ma secondo le reali necessità”, spiega Carlucci. “Basta vedere quanto accaduto con la Germania dell’Est dopo la caduta del Muro di Berlino. Il divario con la parte Occidentale era enorme, ma con una serie di investimenti mirati c’è stata una forte ripresa e ora il gap si è praticamente azzerato. Il messaggio che vogliamo lanciare è che l’arretratezza del Sud, che va avanti da almeno 160 anni, non è un fenomeno ineluttabile“.

Leggi anche: Le armi nel Recovery Plan del governo Draghi “mimetizzate” di verde

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