Radio Radicale è (quasi) salva: al Senato arriva la mozione M5S-Lega

Di Donato De Sena
Pubblicato il 5 Giu. 2019 alle 09:08 Aggiornato il 6 Giu. 2019 alle 12:14
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Immagine di copertina

RADIO RADICALE SALVA – Sembra arrivato il momento della svolta (e della salvezza) per Radio Radicale. La maggioranza M5S-Lega ha presentato al Senato una mozione che prevede per la storica emittente una convenzione triennale “concludere l’attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi” e la copertura è “esclusivamente” per il costo del personale necessario “allo svolgimento di detta attività”. Il testo arriverà oggi in Aula. Il documento chiede inoltre “una normativa” sul “servizio radiofonico e multimediale” per “informazione e comunicazione istituzionale”, con assegnazione tramite gara.

Radio Radicale salva | Mozione di M5S e Lega | Convenzione di 3 anni per gli archivi

In altre parole, la mozione al Senato di M5S e Lega che apre al salvataggio di Radio Radicale mette fine a mesi di scontri sul futuro dell’emittente, e impegna il governo in particolare su due fronti: non rinnovare la concessione senza una vera gara e mettere in sicurezza e digitalizzare gli archivi, che, si spiega, “rappresentano una risorsa preziosa”.

L’impegno chiesto dai due partiti di maggioranza, M5S e Lega, con la mozione è quello di “attivare una separata convenzione con Centro Produzioni S.p.A. di durata triennale, volta esclusivamente a concludere l’attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi di Radio radicale anche antecedenti all’attivazione della prima convenzione del 21 novembre 1994, e per un importo che copra esclusivamente il costo del personale necessario allo svolgimento di detta attività”.

per quanto riguarda poi riguarda la gara per “servizio radiofonico e multimediale di interesse generale destinato all’informazione e comunicazione istituzionale”, la maggioranza M5S-Lega chiede al governo l’impegno “di attivare tutte le opportune iniziative al fine di approvare una normativa di riferimento”, “che preveda l’assegnazione del servizio tramite gara, attraverso un quadro coerente, certo e trasparente degli obblighi, dei criteri, della durata e dei meccanismi di finanziamento”. Inoltre nella mozione si chiede anche di disciplinare “il periodo transitorio in attesa” della gara e di “abolizione del divieto di ampliamento della rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari da parte del concessionario del servizio pubblico”.

Radio Radicale salva | La soluzione | Servizio di pubblica utilità

“Radio Radicale è un’emittente storica, che trasmette e pubblica on line ogni giorno le dirette dei lavori parlamentari” e il suo archivio è “un patrimonio inestimabile per la storia d’Italia degli ultimi decenni con oltre 540.000 registrazioni”, si legge nella premessa. All’emittente viene riconosciuto anche di essere “servizio di pubblica utilità relativo alla trasmissione delle sedute parlamentari” sottolineando tuttavia che l’iniziale “regime transitorio sia diventato, nel corso dei decenni, un regime permanente, nonostante la nascita nel 1998 del canale radiofonico Rai Gr Parlamento”.

> Il caso Radio Radicale

“Pur non rientrando nell’ambito della Convenzione, – prosegue il documento – Radio Radicale ha sempre garantito copertura ai principali eventi di attualità politica e istituzionale, documentando l’attività dei Consigli comunali, della Corte dei conti, del Consiglio superiore della magistratura, del Parlamento Europeo, nonché ai congressi, festival ed assemblee di partiti politici, ai convegni organizzati da associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, a manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, a dibattiti e alle presentazioni di libri”.

Inoltre Lega e M5S nella mozione precisano inoltre che fino alla data del 21 maggio 2019, “Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero dello sviluppo economico per l’attività di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari”.

Radio Radicale salva | La svolta

La svolta nella vicenda (con la Lega sempre contraria alla chiusura della radio) è arrivata nei giorni scorsi per iniziativa del Ministero dello Sviluppo economico e di Luigi Di Maio, che avrebbe fatto pressioni sul sottosegretario Vito Crimi. Il vicepremier e ministro già nel corso della campagna elettorale delle Europee aveva annunciato che si sarebbe occupato della questione.

Arrivare ad una soluzione, che comunque non è definitiva, non è stato semplice. Il deputato leghista che ha presentato un emendamento al decreto Crescita in favore di Radio Radicale, Massimiliano Mollicone, in questi giorni aveva spiegato: “Si lavora per cercare una soluzione temporanea in attesa di rivedere tutto il quadro generale”. Due giorni fa le commissioni Bilancio e Finanze della Camera, impegnate nella discussione sul decreto Crescita, hanno riammesso alcune parti degli emendamenti su Radio Radicale.

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